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Taglio dei parlamentari: quando entrerà in vigore? E se il governo cadesse domani?

I banchi del governo al Senato
I banchi del governo al Senato   -   Diritti d'autore  FILIPPO MONTEFORTE/AFP
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Il sì ha ottenuto un maggioranza schiacciante nel referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Via libera dunque alla riduzione del numero di deputati (da 630 a 400) e senatori (da 315 a 200).

Quando entrerà in vigore la riforma?

Prima di tutto il testo della riforma dovrà essere pubblicato nuovamente in Gazzetta Ufficiale. Dopodiché entrerà in vigore dopo il primo scioglimento delle Camere o comunque alla prima cessazione delle stesse. In ogni caso dovranno passare almeno 60 giorni dalla nuova pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Se il governo cadesse domani cosa succederebbe?

Il 'vecchio' Parlamento - quello con 630 deputati e 315 senatori - ha i giorni contati, gli elettori si sono espressi chiaramente in proposito. Ma cosa succederebbe nel caso - molto improbabile, va detto - che il governo cadesse domani? Se in seguito alle consultazioni con il Presidente della Repubblica non si trovasse l'intesa per formare una nuova maggioranza, il ritorno alle urne sarebbe inevitabile. E, per assurdo e improbabile che sia, si potrebbe tornare al voto col vecchio sistema.

Per capire perché bisogna guardare il calendario. Ad essere cruciale sarebbe l'atto di indizione dei comizi elettorali da parte del Presidente della Repubblica che segue lo scioglimento delle Camere. Questo perché "il decreto di indizione dei comizi elettorali è l'atto che dà il via ufficialmente al procedimento di rinnovo delle Camere", dice Fabio Francesco Pagano, research fellow in diritto pubblico alla Luiss Guido Carli.

"Una volta indetti i comizi - sottolinea Pagano - si deve andare a guardare la disciplina vigente al momento in cui si avvia il procedimento per andare alle elezioni. E la disciplina vigente, finché non decorrono i 60 giorni, è quella vecchia. Pertanto si dovrebbe andare a votare con la vecchia disciplina, ossia con la vecchia legge elettorale per il rinnovo di un Parlamento composto da 630 deputati e 315 senatori".

La priorità: ridisegnare i collegi elettorali

Un'eventualità comunque molto remota. "Il corpo elettorale si è espresso molto chiaramente a favore della riduzione del numero dei parlamentari - sottolinea Pagano - pertanto sarebbe veramente poco opportuno che si sciogliessero le Camere e si avviassero le procedure per il loro rinnovo prima dei sessanta giorni previsti dall’art. 4 della legge di revisione costituzionale che ha modificato la composizione del Parlamento".

In definitiva, una volta pubblicata la riforma in Gazzetta e decorsi sessanta giorni, si potrà andare a votare con la nuova disciplina. Per farlo sarà comunque necessaria una legge elettorale che, quantomeno, modifichi il numero e la composizione dei collegi per adeguarli al nuovo numero dei parlamentari.