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Crisi Covid-19: come ti trasformo il vino in gel disinfettante

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Crisi Covid-19: come ti trasformo il vino in gel disinfettante
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In Italia, la chiusura forzata di bar e ristoranti per più di 2 mesi durante il periodo di lockdown ha ridotto le vendite di vino di più del 50%.

Attualmente, circa 400 milioni di bottiglie rimangono invendute nei magazzini e le cisterne delle cantine sono ancora piene, in attesa di essere svuotate al più presto per fare posto al prodotto dell’imminente vendemmia di quest’anno.

Il vino che 'disinfetta'

Vino e gel disinfettante per le mani: due prodotti che nessuno avrebbe accostato tra loro qualche mese fa, ma che ora sono presenti addirittura nella stessa linea di produzione.

A causa del lockdown di più di due mesi, in molte cantine Italiane le botti sono ancora piene di vino rimasto invenduto e i produttori lamentano il bisogno urgente di svuotare quelle botti per fare posto alla prossima vendemmia.

Come già accade in altri paesi Europei, come la Francia e la Spagna, i produttori di vino possono portare le loro giacenze in distilleria, dove il vino verrà processato e trasformato in prodotti disinfettanti.

La trasformazione, dal vino al gel disinfettante

Ci racconta questo processo, Antonio Emaldi, direttore delle Distillerie Mazzari, nei pressi di Ravenna, il più grande impianto di distillazione in Europa e tra i più grandi al mondo. Emaldi è anche il Presidente di Assodistil, che riunisce le aziende del settore per il 95% della produzione su scala nazionale.
“Da noi arriva il vino, che viene stoccato in questi serbatoi in acciaio che vediamo e da lì si alimenta l’impianto di distillazione, che non è altro che un impianto che funziona a vapore in cui il vino viene separato: acqua da alcool etilico - spiega Emaldi - man mano che si fraziona l’alcool diventa sempre più puro e raggiunge la specifica necessaria per essere considerato di qualità farmacopea, quindi perfettamente idoneo per produrre un gel.”

Una volta separato completamente dagli altri elementi, l’alcool etilico viene sottoposto ad un processo di denaturalizzazione.

Continua Emaldi: “Dal serbatoio l’alcool viene estratto in automatico, viene trasferito attraverso pompe in queste tubazioni, dove viene dosato dei prodotti chimici che lo devono denaturare, quindi renderlo inidoneo per consumo umano. Questo va direttamente, attraverso queste tubazioni fisse, vanno direttamente nell’autocisterna che lo caricherà e lo porterà poi a chi lo confeziona e dopo lo troveremo sugli scaffali già pronto.”

Una scelta necessaria e temporanea

Pregiato vino italiano trasformato in gel disinfettante: una bizzarra conseguenza della pandemia di Covid-19, ma un passo necessario per i produttori di vino Italiani per affrontare la crisi del settore, come conclude lo stesso Emaldi:

“In questo momento semplicemente cerchiamo di fare la nostra parte, portando in tempi molto veloci nella nostra struttura quel vino che rappresenterebbe un peso per le cantine che domani si accingeranno ad affrontare la vendemmia.

In tempi normali, trasformare il vino in gel disinfettante sarebbe stato impensabile, ma oggi è addirittura necessario per risollevare dalla crisi un settore così rilevante nell’economia nazionale.