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Spogliato, arrestato ed esiliato: Il soldato turco racconta la sua storia sul "colpo di Stato"

Soldati in piazza Taksim a Istanbul - luglio 2016
Soldati in piazza Taksim a Istanbul - luglio 2016   -   Diritti d'autore  OZAN KOSE/AFP or licensors
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Sono trascorsi quattro anni dal tentativo di un colpo di Stato militare in Turchia per rovesciare il presidente Recep Tayyip Erdoğan.
Il golpe è fallito e il prezzo immediato, pagato per la sollevazione, è stato alto: 251 persone e 2.200 feriti. Ma Erdoğan ha voluto estirpare la contestazione alle radici, sospendendo dal lavoro, licenziando o allontanando decine di migliaia di soldati, agenti di Polizia e funzionari pubblici.
In migliaia sono stati incarcerati sommariamente.

Una foto pubblicata da un giornale turco mostra file di uomini parzialmente spogliati, con le mani legate dietro la schiena, inginocchiati in una stalla dopo essere stati arrestati dalla polizia. Tra loro c'era il tenente Muhammed Emin Gundogdu, che la notte del colpo di Stato era ad Ankara per frequentare un corso di formazione.
Ora, in Germania, ha condiviso per la prima volta la sua storia in un'intervista esclusiva con Euronews.

Il fallito colpo di Stato in Turchia

Il 16 luglio 2016, migliaia di soldati turchi sono stati arrestati e portati in varie località del Paese dopo il fallito golpe della notte precedente. Il governo turco ha accusato il movimento Gulen (un gruppo musulmano guidato dal predicatore e politologo Fethullah Gulen, esule negli Stati Uniti) di essere dietro le quinte della cospirazione, etichettandolo come "Organizzazione terroristica di Fethullah" (FETO).

Secondo una fonte governativa, dal fallito colpo di Stato più di 500.000 persone sono state arrestate e più di 150.000 sono state licenziate. Diverse migliaia sono fuggite dal Paese: tra loro figurano funzionari della sicurezza, giudici, procuratori, funzionari pubblici, insegnanti, accademici e giornalisti. Soldati e cadetti militari, alcuni giovani di 17 anni, sono stati catturati e imprigionati. Molti devono scontare l'ergastolo.

Il 15 luglio 2016 Muhammed Emin Gundogdu, allora 23enne, aveva fatto le valigie e stava preparando un viaggio di ritorno a casa per visitare la sua famiglia quando il suo comandante, Muhlis Kocak, inviò un messaggio su un gruppo WhatsApp, annunciando una sessione di formazione notturna obbligatoria quella sera. Gundogdu ha annullato il suo viaggio programmato.

Muhammed Emin Gundogdu
Muhammed Emin Gundogdu è stato incarcerato dopo il tentato colpo di stato del 2016 in TurchiaMuhammed Emin Gundogdu

"Il nostro comandante non si è mai presentato quella sera", dice Gundogdu.
Durante l'addestramento, i soldati sono stati informati di un potenziale attacco terroristico e gli sono state fornite munizioni vere, a differenza dell'addestramento precedente. La situazione era confusa: non era chiaro se la minaccia provenisse dal cosiddetto Stato islamico o da altri gruppi radicali.
Sulla base di ordini superiori, i giovani militari sono stati inviati in vari luoghi. Quaranta sono stati dislocati al palazzo presidenziale del presidente Recep Tayyip Erdoğan e assegnati alla sua protezione.
I soldati erano posizionati presso il Comando della Gendarmeria, di fronte al palazzo presidenziale. Successivamente sono stati accusati di aver tentato di uccidere il presidente, dice Gundogdu.

ADEM ALTAN/AFP or licensors
Il presidente turco Recep Tayyip ErdoğanADEM ALTAN/AFP or licensors

Tra i 36 "putschisti" uccisi quella notte c'erano gli amici di Gundogdu, Abdulkadir Karaagac e Ramazan Erdogan. Sono morti credendo di difendere il palazzo presidenziale, secondo Gundogdu.
Successivamente il governo si rifiutò di dare informazioni sul corpo di Karaagac alla sua famiglia. Dopo 15 giorni, lo trovarono in una tenda del campus di un'unità forense.

"Lo chiamarono traditore, anche se era una delle persone migliori che abbia mai conosciuto in vita mia", dice Gundogdu.
Dopo che gli è stato negato il permesso di seppellire il figlio nel cimitero locale, la famiglia di Karaagac lo ha sepolto su una montagna, in una tomba senza nome.
In un altro caso, il cadetto Murat Tekin, 21 anni, è stato picchiato a morte da una folla di civili inferociti pro Erdoğan a Istanbul.

ANDREAS ROSAR/AFP
I sostenitori del presidente turco manifestano davanti al consolato a Stoccarda in Germania - luglio 2016ANDREAS ROSAR/AFP

La notte del 15 luglio, Gundogdu è stato incaricato di difendere il posto di comando dell'Accademia della Guardia di Gendarmeria in cui si travava un gran numero di armi, tra cui carri armati ed elicotteri. Il soldato sostiene di essere venuto a conoscenza di un colpo di Stato militare contro il governo Erdogan solo più tardi, quando il primo ministro Binali Yildirim ha fatto un annuncio in televisione, intorno alle 23.

"Non ci è stato permesso di uscire dalla base. Pensavo che i nostri comandanti fossero anti colpo di Stato".
Verso l'una di notte, in una situazione di apparente calma, i soldati si sono ritirati nei loro dormitori. Gundogdu dice di aver dormito per qualche ora prima di essere svegliato dal rumore degli spari, intorno alle 6 del mattino.
"Il colonnello Veli Tire e dieci dei suoi uomini hanno minacciato di sparare a chiunque cercasse di lasciare la base", ricorda.
Anche il sopraggiunto comandante di Gundogdu, Kocak, ha puntato il suo fucile contro i soldati, si è poi seduto con i suoi uomini e ha detto loro che un gruppo di soldati aveva tentato un colpo di Stato. Poche ore più tardi Gundogdu, insieme ad altri, è stato arrestato.

I sospetti golpisti spogliati, picchiati e incarcerati

"Eravamo 300 uomini, completamente armati, trattenuti da 10 uomini con le sole pistole in pugno. Ma non abbiamo fatto nulla. Abbiamo seguito le istruzioni", dice Gundogdu il quale confidava che tutto sarebbe stato chiarito alla stazione di Polizia e che sarebbero stati presto rilasciati.
Invece i prigionieri sono stati trasferiti in una stalla per cavalli ad Ankara, dove sono stati fatti spogliare e inginocchiati in fila. "Il posto era sporco e l'odore nauseante - ricorda il militare - ci hanno ccostretto a usare il posto dove dormivamo come gabinetto".
Gundogdu riferisce che tutti venivano picchiati e torturati. Sono stati anche fotografati.
"Siete dei traditori - dicevano i carcerieri - ddovete essere grati di essere ancora vivi".

Amnesty International ha scoperto che i detenuti sono stati trattenuti per 48 ore in posizioni di stress, senza cibo, acqua e cure mediche. "La polizia turca ha abusato verbalmente di loro e li ha minacciati e sottoposti a percosse e torture, tra cui stupri e aggressioni sessuali".

Dopo due giorni nella stalla, i militari arrestati sono stati trasferiti in un complesso sportivo per altri quattro giorni, prima di essere incarcerati per nove mesi in custodia cautelare. Nel 2018, Gundogdu dice di essere stato catturato mentre cercava di fuggire dalla Turchia: un tentativo di evasione che gli è costato altri 13 mesi dietro le sbarre.

"Non solo mi hanno licenziato dal mio posto e imprigionato, ma mi hanno anche discriminato nella vvita di tutti i giorni. Mi hanno impedito di avere un altro lavoro. I miei parenti hanno interrotto i rapporti con me. I nostri vicini hanno vessato me e la mia famiglia, trattandoci da traditori".

Fuga in Germania del prigioniero Gundogdu

Nel gennaio di quest'anno è riuscito a fuggire in Grecia. Da lì si è spostato in Germania dove, secondo l'agenzia governativa per i migranti e i rifugiati (BAMF), è tra gli oltre 39.000 cittadini turchi che hanno chiesto asilo dal 2016. Nel giugno di quest'anno, l'esercito turco ha licenziato altri 4.562 persone, portando il numero totale a 19.583, secondo il ministro della Difesa, Hulusi Akar.

"Il nostro obiettivo è quello di eliminare i terroristi dai nostri ranghi e non permettere nemmeno a un singolo traditore di indossare questa gloriosa uniforme militare", ha detto Akar in una dichiarazione, il 3 giugno scorso.
La settimana scorsa, in tribunale, un procuratore turco ha chiesto l'ergastolo per Gundogdu. Come prova, ha indicato un messaggio WhatsApp, che Gundogdu aveva inviato il 15 luglio, in cui era scritto: "Non sappiamo nulla. Siamo in attesa di entrare [nella base] armati e pronti".

Ad oggi, secondo un rapporto pubblicato quest'anno dall'ambasciata americana in Turchia, Ankara ha licenziato o sospeso più di 45.000 poliziotti e militari e più di 130.000 funzionari pubblici, oltre a un terzo degli esponenti della magistratura.
Gundogdu sostiene che il tentativo di golpe è stato un gioco ideato dal governo per "rimuovere gli ostacoli prima della dittatura di Erdogan". Dice di non aver mai voluto lasciare la Turchia, ma di non aver avuto scelta.
"Non avevo il diritto di vivere una vita normale nel mio Paese".

Questo articolo è stato scritto con il supporto di Journalismfund.eu (www.journalismfund.eu)

Risorse addizionali per questo articolo • Stefania De Michele