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Israele nel tunnel Covid: chiusura o coprifuoco notturno

Un'altra ondata di Covid in Israele
Un'altra ondata di Covid in Israele   -   Diritti d'autore  AHMAD GHARABLI/AFP or licensors
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È una guerra che Israele non riesce a vincere, quella contro il coronavirus: il Paese si sta pericolosamente avvicinando alla soglia dei 2.000 contagi giornalieri che, se raggiunta, costringerà a un ritorno alla chiusura totale, ha avvertito il ministro della Salute Yuli Edelstein.
"Cos'altro possiamo fare? A meno che non si verifichi un miracolo e ci sia un rallentamento importante del tasso di infezione", ha detto Edelstein al quotidiano Yediot Ahronot, in attesa di una valutazione sui dati relativi al contagio, con le nuove limitazioni introdotte la scorsa settimana per le riunioni pubbliche.

Le ipotesi al vaglio: chiusura totale o coprifuoco notturno

I funzionari del ministero della Salute israeliano hanno dichiarato di essere a favore di un coprifuoco nelle notti e nei fine settimana per prevenire la diffusione del coronavirus nel Paese, ha riferito l'emittente pubblica Kan giovedì mattina. L'idea è stata sollevata dal ministro della Scienza e della Tecnologia, Yizhar Shai, in una riunione convocata dal premier mercoledì sulle nuove restrizioni, alla quale hanno partecipato membri del governo ed esperti.
Secondo Kan, alcuni funzionari vogliono un coprifuoco tra le 21:00 e le 06:00 per evitare gli incontri notturni, preservando allo stesso la vivace attività economica durante il giorno. I funzionari hanno discusso su quali industrie sarebbero autorizzate a lavorare di notte, qualora tale misura venisse adottata, ma non è stata ancora presa alcuna decisione.
Il Gabinetto di sicurezza israeliano sta discutendo le alternative, mentre aumentano le tensioni tra il primo ministro Benjamin Netanyahu, che spinge per ulteriori cautele, e il suo partner governativo Beny Gantz, che chiede piani economici paralleli per contenere l'impatto sulla società.

Nel tweet: "Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una discussione urgente alla luce dell'aumento della morbilità".

Coronavirus: nuova ondata di infetti e aumento dei casi gravi

Oltre al numero di persone infette, che è raddoppiato nelle ultime due settimane, il ministro della Salute Edelstein ha mostrato preoccupazione per l'aumento dei casi gravi, con 195 pazienti ricoverati in ospedale, di cui 57 collegati a respiratori. La seconda ondata di coronavirus, con 22.704 casi attivi su un totale di 42.813, ha travolto il Paese. Gli esperti avvertono che il virus è fuori controllo e raccomandano all'Esecutivo di agire rapidamente con nuove restrizioni.

AHMAD GHARABLI/AFP or licensors
Covid-19: test in IsraeleAHMAD GHARABLI/AFP or licensors

Le proteste contro Netanyahu proseguono

Inoltre, il primo ministro Netanyahu sta affrontando un'escalation di proteste per chiedere le sue dimissioni a causa delle accuse di corruzione a suo carico e della gestione della pandemia.
Il governo di coalizione è nato domenica 17 maggio: l'esecutivo ha giurato dopo aver ottenuto la fiducia dalla Knesset, il parlamento monocamerale del paese, con 73 voti favorevoli e 46 contrari.
La nuova squadra è arrivata dopo più di un anno di stallo politico e tre elezioni che non avevano dato un vincitore netto. Per Netanyahu è il quinto mandato da primo ministro e il quarto consecutivo.

MENAHEM KAHANA/AFP or licensors
Protesta contro il premier israeliano a GerusalemmeMENAHEM KAHANA/AFP or licensors

Le inchieste sul premier israeliano

Il premier è stato incriminato per corruzione, abuso d’ufficio e frode nell'ambito di tre inchieste giudiziarie che lo riguardano.
La prima inchiesta è il Caso 1000, che vede il premier accusato di aver accettato regali - in particolare sigari e champagne - da facoltosi imprenditori (Arnon Milchan e James Packer) per oltre 690 mila shekel, pari a circa 180mila euro, in cambio di favori: i reati ipotizzati sono frode e abuso d'ufficio.
Accuse simili per la seconda inchiesta, il Caso 2000: nel mirino le intese con Arnon Mozes, editore del quotidiano "Yediot Ahronot", per avere una copertura informativa benevola in cambio della promessa di una riduzione delle tirature di un giornale rivale.
La terza inchiesta è il Caso 4000 e riguarda i rapporti intercorsi tra il 2012 e i 2017 tra Netanyahu, all'epoca ministro delle comunicazioni, e il mogul Shaul Elovitch della compagnia di tlc Bezeq, proprietaria del sito di informazione Walla. Anche in questo caso si ipotizzano favori al gruppo in cambio di una copertura giornalistica favorevole al premier: in Caso 4000 è scattata l'incriminazione per corruzione, oltre a quelle per frode e abuso d'ufficio.