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Quali sono i ritardi italiani nell'auto elettrica?

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Quali sono i ritardi italiani nell'auto elettrica?
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Il ritardo italiano sull'auto elettrica passa da Fca. L'azienda automobilistica Fiat-Chrisler ottiene un prestito garantito dallo stato per 6 miliardi e trecento milioni di euro, per uscire dal pantano del post-covid.

Però, la fusione imminente con Peugeot/Psa semina sospetti, quei soldi evaporeranno in dividendi per soci vecchi e nuovi, senza alcun beneficio industriale per il Paese e per l'Europa?

Ma per la prima volta nella storia, organizzazioni ambientali e sostenitori della politica industriale condividono la stessa preoccupazione: il ritardo italiano nella transizione al motore elettrico.

Un fattore che presto potrebbe essere determinante nello sviluppo economico e industriale del Paese.

E a questo proposito, Veronica Aneris, Direttrice del dipartimento Trasporti e Ambiente, della Federazione Europea delle Associazioni Ambientali commenta:

"Abbiamo veramente la possibilità di trovare quei soldi che hanno sempre bloccato. Quando il Patto Verde (il Green New Deal europeo) è uscito hanno detto 'ma si, è tutto bello, tutto fantastico però come lo finanziamo questo Green Deal europeo? Come la finanziamo questa rivoluzione profonda del sistema economico, industriale e sociale italiano a favore dell'ambiente e della sostenibilità?' Ecco, la pandemia Covid ci ha trovato la soluzione e ce la sta mettendo su un piatto d'argento, e il governo non fa in modo di 'inverdire' i suoi piani, purtroppo potrebbe perdere questo treno".

Qui sotto l'intervista integrale, nella quale vengono sviscerati alcuni aspetti della vicenda e del quadro generale dell'auto elettrica.

Fiat è l'unica azienda automobilistica europea a non avere nenche un modello elettrico parcheggiato in un salone di concessionario.

Prima della pandemia, secondo fonti bancarie, era in cerca di crediti per la produzione della 500 elettrica.

Il lingotto vuole recuperare la strada perduta. I fondi europei per la ripresa, chiamati convenzionalmente Next Generation EU, dovrebbero mettere a disposizione degli stati membri 750 miliardi di Euro. Ma 560 miliardi saranno sottoposti a condizioni. Sono infatti legati al Patto Verde dell'Unione europea, e Bruxelles chiederà agli stati membri che i finanziamenti che ne deriveranno siano sottoposti a condizioni di utilità ambientale.

Inevitabile: il settore automanifatturiero è (già), e sarà, un sorvegliato speciale. E per questo gli stati membri alle prese con un revival keynesiano dovrebbero cominciare da subito a pensare verde.

Ecco perché c'è preoccupazione sulla destinazione precisa dei 6,3 miliardi di euro che Intesa-San Paolo presterà a Fca.

È un bel gruzzolo. Soprattutto perché è garantito dallo stato. Che almeno si cominci da subito a contribuire ai piani europei virtuosi.

L'Ue conta infatti di raggiungere la decarbonizzazione nel 2050, affinché il suo apparato industriale mantenga la competitività nei confronti di altri blocchi economici.