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Fermare l'avanzata del Dragone, così Bruxelles frena le imprese finanziate dalla Cina

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Fermare l'avanzata del Dragone, così Bruxelles frena le imprese finanziate dalla Cina
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Un primo avvertimento dal canale di Suez

La zona economica speciale di Suez in Egitto: da qui l'Unione europea ha lanciato un avvertimento alla Cina e alle sue ambizioni commerciali globali. Per la prima volta Bruxelles ha imposto dazi a delle società cinesi al di fuori della Cina.

Si tratta di esportatori di tessuti in fibra di vetro che vengono utilizzati dappertutto, dalle turbine eoliche alle attrezzature sportive ed è proprio da qui che la Cina rafforza la sua postine alle porte dei mercati europei.

Bruxelles vuole inviare un chiaro messaggio: quei tipi di prodotti anche se non sono sovvenionati dal loro paese d'origine (l'Egitto) ma indirettamente da un paese terzo - la Cina- non saranno ammessi sul mercato europeo. "Questa è una posizione forte e rappresenta nuovo approccio ma anche una nuova lettura di quello che Bruxelles e la Direzione generale sul Commercio della commissione europea possono fare", afferma Agatha Kratz, direttrice associata del gruppo Rhodium.

La Cina accusa l'UE di violare le regole

In risposta, la Cina si è scagliata contro la decisione dell'UE, affermando che viola le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio e chiede che le divergenze vengano risolte attraverso i negoziati.

Ma l'UE sta intensificando gli sforzi per proteggersi dalle politiche commerciali cinesi espansionistiche e prepara risposte simili per altri tipi di industrie, come lo dimostra la dichiarazione della Commisaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, che il 17 giugno aveva affermato "Il ruolo della Commissione è quello di sostenere il mercato unico e agire quando i sussidi ad imprese da parte di paesi terzi fanno venire meno le condizioni di parità all'interno della nostra Unione".

Pechino e l'acquisto massiccio di imprese europee

In Europa i responsabili politici e imprenditori non nascondo il timore davanti all'acquisto di imprese europee da parte della Cina. Un mezzo per il Dragone di conquistare i mercati europei con mezzi più sottili.

"Il prossimo passo è assicurarsi l’effettiva applicazione delle misure che sono state appena imposte. Perché purtroppo sappiamo per esperienza che soprattutto i produttori cinesi sono molto inventivi e innovativi e trovano sempre il modo per evitare il applicazione delle misure", spiega Laurent Ruessmann: avvocato specializzato in commercio internazionale.

Ma dopo una serie di fallimenti da parti delle società europee comprate dalla Cina, quest’ultima ha drasticamente ridotto gli investimenti diretti: il picco è stato nel 2016 con 37 miliardi di eur per ridursi a dodici miliardi l'anno scorso.

La crisi del COVID e l'inversione di tendenza

Una tendenza che è continuata fino al 2020, aggravata solo dalla crisi del Coronavirus. Eppure, cime sottolinea Agatha Kratz, In realtà esistono più investitori europei che acquistano società cinesi.

"Quello stiamo assistendo a un un crollo completo degli investimenti cinesi in generale, certamente anche in Europa. Vediamo pochissime attività di acquisizione da parte di società e investitori cinesi nel resto del mondo e in Europa in particolare. Stranamente vediamo che in questo momento si stanno verificando acquisti molto più elevati in Cina ".

La domanda ovviamente se e quando torneranno alla carica gli investitori cinesi.