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Cina-Ue: cosa deve fare Bruxelles con Pechino dopo la censura del suo ambasciatore?

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Cina-Ue: cosa deve fare Bruxelles con Pechino dopo la censura del suo ambasciatore?
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La censura cinese non piace all'Europa, se poi è l'Europa a farne le spese. L'articolo dell'ambasciatore europeo, censurato da Pechino, fa discutere e solleva nuovi interrogativi sulle relazione sino-europee.

Pechino ha omesso nel testo dell'ambasciatore il fatto che la pandemia abbia avuto un'origine cinese.

Kevin Rudd ex premier australiano, oggi presidente dell'Asia Society Policy Institute, a euronews ha dichiarato: "La crisi del coronavirus rappresenta una nuova realtà che gli europei devono tener presente quando considerano le loro macro-relazioni, Non vale più, come abbiamo detto in passato:'I problemi cinesi restano una questione asiatica o trans-pacifica, noi oltreatlantico e nel continente europeo non dobbiamo preoccuparcene; ma questo è un punto di vista vecchio. E oggi è assolutamente da rivedere".

Negli ultimi anni i leader europei hanno cercato di rafforzare i legami economici con la Cina traendo vantaggio dalla strisciante guerra commerciale che divideva Pechino e Washington.

Malgrado questi sforzi e malgrado le partnership strategiche, leggi via della Seta, intrattenute con vari Paesi europei rimangono troppo ampie le differenze sulle politiche industriali e sui diritti umani.

Ma oggi, più di prima, forse è giunto il momento per Bruxelles di mettersi al tavolo per delineare quale strategia adottare nei confronti della Repubblica Popolare. La maggior parte degli esperti internazionali è favorevole a un orientamento più pro-attivo e più guardingo nelle relazioni sino-europee perché quest'approccio funzioni i Paesi europei devono agire in maniera unita e coordinata.

Come ha sottolineato di recente il direttore dell’Eu-Asia Centre Fraser Cameron "Le ambiguità e le incertezze della posizione europea nei confronti di Pechino, nonché la riluttanza europea ad adottare un approccio più duro, sono spesso figlie delle divergenze di interessi e di politiche dei singoli Paesi europei. E' difficile per l’Unione rimproverare il regime cinese per i suoi scarsi progressi sui diritti civili se due suoi Stati membri come Ungheria e Polonia si rendono colpevoli delle stesse mancanze. Persino con riferimento alle politiche mercantiliste cinesi, che l’Ue, in quanto primo partner commerciale di Pechino, avrebbe tutto l’interesse a contrastare, l’Unione manca di una strategia comune".