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Perché il Regno Unito si divide sulla questione delle statue

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Perché il Regno Unito si divide sulla questione delle statue
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Il nazionalismo britannico fa quadrato attorno alle statue dei costruttori dell'impero che fu. Centinaia di individui probabilmente non troppo convinti delle ragioni del movimento Black Lives Matter, hanno manifestato a Londra. Alcuni si sono riuniti attorno alla statua di Winston Churchill, cantando: "Era uno di noi".

Gli scontri sono avvenuti anche dalle parti di Westminster. I dimostranti portavano magliette di squadre di calcio e inneggiavano all'Inghilterra.

Risultato, botte da orbi con gli antagonisti del movimento anti-razzista.

La polizia londinese ha dichiarato il fermo di cinque persone per comportamenti facinorosi e lesioni ai danni degli agenti. Sei poliziotti sono stati lievemente feriti.

Il premier Boris Johnson, per appianare la questione ha twittato: "Non c'è posto per la feccia razzista"

Il primo ministro aveva comunque già espresso critiche nei confronti dell'orientamento iconoclasta del BLM , qualche giorno fa.

È chiaro che l'opinione pubblica britannica, da sempre certa dei suoi valori, promossi in passato dall'Impero, vive l'abbattimento delle statue di eroi ambigui, civilizzatori e schiavisti, tipo Edward Colston e Cecil Rhodes, come una crisi d'identità.

E sono gli stesi sentimenti che hanno giustificato la Brexit.

Cliché aparte, la Svizzera ha invece dimostrato contegno. I manifestanti del movimento Black Lives Matter hanno sfilato pacificamnete per le vie di Zurigo, San Gallo, Lucerna e Losanna.

Limitata la presenza della polizia, che comunque non ha avuto alcuna ragione di intervenire.

Centinaia di persone hanno manifestato anche a Praga, per il secondo sabato consecutivo, contro quella che considerano violenza discriminatoria della polizia statunitense. Pacifici e coloriti, i dimostrati hanno attraversato l'antico quartiere _Malá Strana, _cantanto: "No a Trump", "No al Ku Klux Klan e "No ai fascisti Usa". _Dulcis in fundo: _un minuto di silenzio di fronte all'ambasciata degli Stati Uniti nella Repubblica Ceca.