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La Renault mette per strada 15.000 dipendenti

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Migliaia di persone si sono radunate fuori dallo stabilimento Renault di Maubeuge (nel nord della Francia), che è stato chiuso da venerdì, per manifestare contro la decisione del costruttore di tagliare 15.000 posti di lavoro in tutto il mondo, tra cui 4.600 in Francia. I manifestanti chiamati dalle maggiori sigle sindacali hanno marciato per 6 km fino al municipio di Maubeuge.

I tagli per "sopravvivere"

Mentre i sindacati annunciano battaglia e il titolo crolla in borsa, il presidente del gruppo, Jean-Dominique Sénard, assicura che la direzione intende "chiudere un solo sito entro il 2022, sui nostri 14 siti industriali in Francia". Si tratta dello stabilimento di Choisy-le-Roy, nel dipartimento di Val-de-Marne, la cui attività di riciclaggio della componentistica verrà trasferito a Flins, nel dipartimento delle Yvelines. Da parte sua, la direttrice generale ad interim , Clotilde Delbos (che non abbandonerà il progetto della formula 1) ha definito la soluzione "vitale", anche per rilanciare l'alleanza con Nissan nell'era post Carlos Ghosn. "Oggi paghiamo il tributo di una strategia che scommetteva su una crescita record del mercato", ha deplorato Delbos, criticando implicitamente l'ex n.1 di Renault, condannato per frode fiscale in Giappone e poi rifugiatosi in Libano dopo la rocambolesca fuga dello scorso anno in mondovisione. Ma il rilancio del colosso automobilistico, tra i fiori all'occhiello dell'industria europea, sarà anche una prima grande sfida per il maxi-manager italiano, Luca De Meo, che dal primo luglio assumerà ufficialmente l'incarico di amministratore delegato.

La "rottamazione sociale"

In mattinata, il sindacato CFDT ha denunciato una "rottamazione sociale" e garantito che "si farà sentire con tutti i mezzi". Il piano di ristrutturazione della cosiddetta 'Régie' di Boulogne-Billancourt, prevede il taglio di "circa 4.600" posti in patria, su 48.000 e "oltre 10.000" nel resto del mondo. Si fonda essenzialmente "su misure di riconversione, mobilità interna e uscite volontarie", assicura il gruppo in una nota. Parte dei dipendenti sulla via della pensione non verrà sostituito ma non sono annunciati licenziamenti in tronco. Renault è proprietario di cinque marchi (Renault, Alpine, Dacia, Lada e Samsung Motors). Come richiesto all'amministrazione dal presidente Emmanuel Macron, la tutela del lavoro e dei siti francesi sarà massima. Del resto, si trattava di una delle condizioni fondamentali per ottenere il mega-prestito di 5 miliardi di euro garantito dallo Stato al colosso in crisi.

Dettagli strategici

La strategia include lo stop della produzione a Flins (Yvelines), esaurita la catena di Zoe, dopo il 2024. Lo stabilimento, che conta attualmente 2.600 dipendenti, verrà riconvertito e recupererà l'attività del sito in via di dismissione di Choisy-le-Roi, che occupa attualmente 260 addetti al riciclaggio di pezzi. Resta in sospeso l'avvenire di Fonderie de Bretagne, con circa 400 dipendenti, a Caudan, con un'annunciata "revisione strategica". Stessa cosa a Dieppe, che occupa circa 400 persone. Renault dice di voler aprire "una riflessione sulla riconversione della fabbrica, finita la produzione dell'Alpine 110". Tra i primi grattacapi a cui De Meo dovrà trovare una risposta. Prevista inoltre la fusione dei siti di Douai e Maubeuge, nel nord della Francia, per creare un centro d'eccellenza di auto elettriche e utilitarie leggere. La produzione dei veicoli utilitari elettrici Kangoo dovrebbe trasferirsi a Douai. A livello internazionale, Renault punta a sospendere "progetti di aumento delle capacità previsti in Marocco e in Romania"