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Coronavirus: come si fa a trovare un equilibrio tra la ricchezza e la salute di un Paese?

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Clienti in un supermercato di Ankara, Turchia
Clienti in un supermercato di Ankara, Turchia   -   Diritti d'autore  AP Photo/Burhan Ozbilici
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In tutto il mondo sono andati persi milioni di posti di lavoro in fabbriche, ristoranti e negozi, mentre centinaia di migliaia di persone sono morte a causa della pandemia di Covid-19. Il presidente Donald Trump aveva aperto il dibattito già a marzo, quando aveva lanciato un chiaro appello affinché gli Stati Uniti tornassero al lavoro.

"Non possiamo permettere che la cura sia peggiore del problema stesso", aveva detto l'inquilino della Casa Bianca. "La gente soffre d'ansia e depressione. E ci si suicida per cose del genere, quando si ha un'economia terribile. Probabilmente si muore. E le vittime sarebbero sicuramente in numero molto maggiore rispetto a quelle del virus".

Sentimenti condivisi - senza sorprese - da molti sostenitori di Trump. In vari stati degli Usa, migliaia di persone hanno chiesto il diritto di tornare a lavorare. E non solo oltreoceano. Da Washington a Londra passando Stoccarda, il messaggio dei manifestanti è chiaro. Alcuni sono disposti a pagare il prezzo della libertà, piuttosto che vivere nella paura. "E' inaccettabile che siamo trattati così male, che ci vengano tolti i nostri diritti fondamentali", spiega un dimostrante. "E' una privazione della libertà", dice una manifestante tedesca. "È la più grande manipolazione delle persone e la paura di interi gruppi sociali. È una pazzia, vero?"

Ma è impossibile negare i danni economici causati dalla crisi. Si parla di nuovi modelli economici, alimentati da preoccupazioni sanitarie e ambientali. E mentre c'è ancora un'enorme richiesta di vestiti a buon mercato, di cibo d'importazione e di vacanze, alcuni esperti avvertono che non dovremmo aspettarci un cambiamento improvviso e significativo dello status quo.

"Penso che l'idea che fermeremo il turismo globale lasci il tempo che trova, se si pensa all'effetto che avrebbe sulle economie, non solo in Paesi europei, come la Francia e l'Italia, ma anche in molte parti del mondo in via di sviluppo che si affidano al turismo", dichiara Tony Travers, professore alla London School of Economics. "La sfida è come permettere un cambiamento benevolo alle economie del mondo, senza fermare la crescita anche nei Paesi sviluppati, ma soprattutto in quelli in via di sviluppo".

Forse il piano di ripresa franco-tedesco da 500 miliardi di euro annunciato questa settimana sarà un modello che romperà gli schemi. Sta già incontrando la resistenza dei cosiddetti "frugal four", i membri dell'Unione europea che non vogliono essere indebitati con il mercato. Anche la Germania normalmente ne fa parte, ma come ha chiarito la cancelliera Angela Merkel "la natura insolita della crisi richiede un percorso insolito".