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Coronavirus, le compagnie aeree perdono 82 miliardi di euro

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Coronavirus, le compagnie aeree perdono 82 miliardi di euro
Diritti d'autore  AFP
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La crisi del settore aereo quest'anno potrebbe costare ben 82 miliardi di euro solo in Europa e a rischio ci sono tra 6 e i 7 milioni di posti di lavoro.

Tra le tante compagnie che hanno annunciato licenziamenti di massa, recentemente si è aggiunta anche la Brussels Airlines che prefigura un esubero di 1.000 impiegati.

"Ci sono molte persone, come me - racconta Luc Martin, assistente di volo della Brussels Airline da 23 anni - che hanno paura di perdere il lavoro, perché il pensiero va subito alle famiglie, a come faremo ad occuparci di loro. ...E poi mi chiedo, alla mia età, quanto tempo ci metterò a trovare un nuovo impiego, ammesso che ci riesca".

Brussels Airlines ha aperto due tavoli di trattative per ottenere degli aiuti sia dallo Stato Belga che dalla casa madre, la tedesca Lufthansa. Ma i sindacati temono che Lufthansa voglia trasformarla in una compagnia a basso costo.

Finora per supportare le proprie compagnie di bandiera, molti Stati membri hanno chiesto il permesso alla Commissione europea di elargire aiuti pubblici in deroga alle regole sulla concorrenza leale. Air France, ad esempio, riceverà 7 miliardi di euro e Lufthansa ne ha chiesti 10. Ad Alitalia arriverà invece circa un miliardo e duecento milioni di euro. Il rischio che il normale equilibro del mercato venga stravolto da questi aiuti di stato esiste ed è molto concreto, come ha ammesso Ariana Podesta, portavoce della Commissione europea : "Riteniamo che degli aiuti di Stato mirati e temporanei possano garantire i posti di lavoro – ha detto - e siano di beneficio alle aziende, ma bisogna fare attenzione a non alterare gli equilibri della libera concorrenza basata su condizioni paritarie. Sotto questo aspetto, siamo un po' preoccupati."

Le associazioni di categoria del comparto aereo ritengono che il mercato possa essere alterato dalle differenti dimensioni degli aiuti statali.

A momento però salvare posti di lavoro sembra più che mai strategico per prevenire una nuova ondata di populismo.

"Se lo stato non si preoccupa di tutelare i posti di lavoro delle persone comuni – riflette Luc Martin - allora non ci su può davvero stupire se in futuro ci saranno più Orban e nuove Brexit".