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Netanyahu-Gantz: una poltrona per due

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Israel Politics
Israel Politics   -   Diritti d'autore  AP
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Una poltrona per due, 18 mesi a rotazione alla guida del Paese e, per fare contenti tutti, la compagine governativa più numerosa della storia del paese. Nasce in Israele l'inedito esecutivo Netanyahu-Gantz: esperimento senza precedenti, partorito dallo stallo politico, passato tre volte dalle urne e che - pur di offrire al Paese una guida per uscire dall'emergenza coronavirus -, vedrà alternarsi alla premiership il conservatore leader del Likud e quello del Partito Blu e Bianco.

"In un anno e mezzo abbiamo tenuto tre diverse elezioni - Benny Gantz -. Gli elettori hanno detto la loro e hanno lasciato noi due, leader delle opposte formazioni, con due alternative: o l'unità o una sorta di guerra civile. Il popolo ci ha chiesto di smettere di litigare e di cominciare a lavorare per lui".

Nato come esecutivo "di emergenza e unità nazionale", il nuovo governo conterà un totale di ben 36 ministri. Per i primi diciotto mesi, la premiership andrà a Netanyahu, mentre Gantz - che andrà alla Difesa -, ha assicurato al suo partito anche i ministeri chiave di Esteri e Giustizia.

Rassicurato sulla capacità del nuovo governo a gestire l'emergenza Coronavirus, sulla scia del piano di pace di Trump, Netanyahu ha poi subito confermato l'intenzione di voler procedere all'estensione della sovranità israeliana a parti della Cisgiordania. "Qualsiasi sarà l'accordo di pace che verrà raggiunto - ha detto Netanyahu - le centinaia di migliaia di coloni che si trovano in Giudea e Samaria, resteranno nei loro territori. E' tempo, per i nostri vicini palestinesi e per alcuni colleghi di questo parlamento, di accettare questo dato di fatto". Speranza di Netanyahu è chiudere entro l'autunno, per capitalizzare il sostegno del presidente Trump, prima che le presidenziali di novembre rimettano in discussione l'appoggio della Casa Bianca.

Nel mirino dei critici, non solo il "patto col diavolo" che avrebbe sottoscritto Gantz, ma anche i potenziali sprechi derivanti dalla nomina di ben trentasei ministri, con cui soprattutto Netanyahu ha voluto accontentare i suoi alleati a destra.