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Ungheria: due persone sono state fermate dalla polizia per avere criticato il governo su Facebook

Uno dei due uomini accusati di procurato allarme portato via dalla polizia
Uno dei due uomini accusati di procurato allarme portato via dalla polizia   -   Diritti d'autore  Fermo immagine tratto dal video diffuso dalla polizia
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Hanno pubblicato su Facebook due messaggi critici nei confronti del governo ungherese. Poco ore dopo la polizia si è presentata a casa loro, ha perquisito le abitazioni e li ha prelevati e condotti in commissariato per sottoporli a interrogatorio. Il tutto ripreso dalle telecamere della stessa polizia, che ha pubblicato i video sui propri canali social.

È l'esperienza vissuta, tra ieri e oggi, da due cittadini ungheresi: entrambi sono stati rilasciati senza che fosse formalizzata alcuna accusa nei loro confronti, ma i due casi hanno contribuito ad allungare nuove inquietanti ombre sullo stato di salute delle istituzione democratice in Ungheria. In particolare dopo la legge approvata il 30 marzo dal parlamento, che permette al governo di estendere lo stato di emergenza senza limiti di tempo e di concedere all'esecutivo il potere di governare con decreti fino a quando lo stato di emergenza sarà in vigore.

Tra le misure contenute nella legge ce n'è una che prevede fino a cinque anni di reclusione per chiunque venga condannato per aver pubblicato notizie false. Ed è proprio a questa misura che hanno subito fatto riferimento i partiti dell'opposizione, secondo cui la polizia starebbe abusando del proprio potere per mettere il bavaglio ai critici del governo. Proprio domani, tra l'altro, nella plenaria del Parlamento europeo a Bruexelles si discuterà della svolta autoritaria impressa al paese da Viktor Orban.

Il prima caso riguarda un uomo di 64 anni che ieri è stato preso in custodia dalla polizia a Szerencs, nel nord-est dell'Ungheria, perché sospettato di procurato allarme. L'uomo, che stando ai media locali si chiama Andras, è stato interrogato in relazione a un post pubblicato su Facebook il 28 aprile.

Stando alla polizia, nel post Andras avrebbe accusato il governo di avere deliberatamente programmato l'abolizione del coprifuoco in coincidenza con il picco della pandemia da coronavirus. Una decisione che, stando al 64enne, avrebbe potuto causare una nuova ondata di contagi.

Nel post l'uomo aveva lanciato un appello affinché non fossero allentate le restrizioni il giorno dopo il previsto picco della pandemia, in modo da evitare la morte di "migliaia di persone". Andras non cita mai Orban, ma nel post i riferimenti al presidente ungherese sono chiari: "Sei un tiranno crudele - si legge nella parte finale del messaggio - ma ricordati che finora tutti i dittatori hanno fallito". Nessuna accusa è stata mossa contro l'uomo, rilasciato al termine dell'interrogatorio.

Perquisito all'alba: il caso Csóka-Szűcs

Il secondo caso riguarda János Csóka-Szűcs, un politico dell'opposizione che ha ricevuto la visita della polizia questa mattina alle 6 nella sua casa a Gyula, città nel sud-est del paese. Anche in questo caso l'accusa è quella di procurato allarme.

Csóka-Szűcs è il leader locale di un movimento di opposizione chiamato Kossuth Circle e sostenitore del Movimento Momentum, partito di orientamento centrista e liberale.

La polizia ha fatto irruzione in casa sua e gli ha sequestrato il cellulare e il computer, quindi lo ha portato alla stazione di polizia locale per interrogarlo. Il motivo, stando a quanto detto dalla polizia, è un post pubblicato da Csóka-Szűcs sulla pagina Facebook di un gruppo locale lo scorso 20 aprile, giorno in cui a Budapest e a Gyula erano in corso delle manifestazioni contro il governo.

Csóka-Szűcs aveva lanciato un appello per invitare i cittadini a partecipare, sottolineando che anche a Gyula erano stati "liberati 1.170 posti letto" in ospedale per fronteggiare la pandemia. In tutto il paese infatti è stato liberato il 60% dei posti letto disponibili nelle strutture per gestire l'emergenza Covid-19. Con questo riferimento ai posti letto liberi Csóka-Szűcs, stando alla polizia, avrebbe "ostacolato gli sforzi per combattere la pandemia".

Csóka-Szűcs ha trascorso quattro ore nella stazione di polizia ed è dovuto tornare a casa a piedi. La polizia infatti non l'ha accompagnato a casa nonostante sia disabile.

La polizia ha fatto sapere che sta monitorando interntet costantemente e che sta prendendo le misure necessarie, tra cui la rimozione di contenuti discutibili o, nei casi più gravi, l'avvio di un procedimento penale.