Intervista ad Andrey Gromov, direttore del Centro per la prevenzione della trombosi a Novosibirsk
Distruggere l'agente patogeno: è la battaglia mondiale in atto contro il coronavirus. Ma il dispiegamento di forze, mobilitate per approntare un vaccino, fa perdere di vista un'opportunità: secondo Andrey Gromov, direttore del Centro per la prevenzione della trombosi di Novosibirsk, è possibile prevenire le conseguenze letali della malattia e salvare migliaia di vite. Una tesi che si basa su una premessa: il decorso della malattia è lento.
Secondo i ricercatori di Novosibirsk, all'infezione virale segue il processo di sviluppo della polmonite, associato a complicazioni trombotiche e microtrombotiche. La risposta del sistema immunitario all'aggressione innesca dunque una reazione esplosiva, attacca il virus, ma anche il tessuto polmonare ricco di vasi sanguigni.
Prima che si arrivi al vaccino, "preveniamo il peggio"
Dice Gromov: "In primo luogo, invece di trattare le conseguenze, proponiamo di anticiparle. Vogliamo prevenire lo sviluppo di trombosi e di disturbi microcircolatori, in modo da poter iniziare una terapia antitrombotica fin dai primi giorni, cioè ripristinare il flusso sanguigno microcircolatorio e utilizzare anticoagulanti e farmaci trombolitici morbidi per bloccare la trombosi, che causa l'insufficienza respiratoria".
Secondo Gromov, per tutte le persone a rischio, compresi gli anziani, è possibile iniziare un percorso preventivo con eparina o eparina a basso peso molecolare. In caso di difficoltà respiratorie, il team russo suggerisce la somministrazione orale di farmaci trombolitici, come il trombovasim, che dissolvono i coaguli di sangue.
Sul perché la comunità scientifica non risponda presente, Gromov avanza un'ipotesi e dice: "I medici hanno solo bisogno di riorganizzarsi psicologicamente per prescrivere farmaci che prevengono la trombosi, la complicanza, ma possono causare emorragie". Un rischio, secondo Gromov, che è possibile gestire.