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Covid-19: il Giappone si arrende, stato d'emergenza e bazooka

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Covid-19: il Giappone si arrende, stato d'emergenza e bazooka
Diritti d'autore  Tomohiro Ohsumi/2020 Getty Images
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Alla fine anche il Giappone si è arreso: il primo ministro Shinzo Abe ha dichiarato lo stato d'emergenza coronavirus a Tokyo, Osaka e altre 5 prefetture, praticamente, quasi in tutto il Paese. Così le prefetture potranno chiedere alle persone di restare a casa e chiudere attività non indispensabili. "Il governo ha concluso che il rapido diffondersi dell'infezione del coronavirus in tutta la nazione poteva portare gravi conseguenze alla salute e all'economia del Paese" - ha detto Abe che ha fatto sapere che lo stato d'emergenza durerà un mese, fino al 6 maggio, e parlato della peggiore crisi vista dal dopoguerra. Abe ha ceduto nonostante non volesse fermare l'economia, pressato dalle indicazioni degli scienziati, e non solo.

Abe e i timori per l'economia

A Tokyo le autorità locali chiedevano con forza misure di prevenzione e tante aziende hanno da tempo iniziato il telelavoro. Insomma come molti altri leader Abe ha sperato di poter tenere la situazione sotto controllo poi, con 4000 contagiati e oltre 90 morti, ha dovuto provvedere. Durante il weekend il numero di casi nella capitale ha sorpassato i mille e alcune ambasciate straniere, tra cui quella statunitense, temono che i casi siano molti di più, visto anche lo scarso numero di test effettuati. Anche Tokyo teme l'insufficienza di posti in terapia intensiva in caso di diffusione dell'epidemia.

L'economia ovviamente soffre, il commercio ha già iniziato a registrare il segno meno. Lo Stato ha previsto uno stanziamento importante per sostenere l'economia del Giappone: 108 trilioni di yen pari a quasi 1000 miliardi di dollari. Un vero bazooka, un whatever it takes, teso anche ad arginare un colpo per l'economia nipponica: il posticipo delle olimpiadi del 2020 al 2021.