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Idlib, c'è il cessate il fuoco

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Russian President Vladimir Putin meets with his Turkish counterpart Recep Tayyip Erdogan at the Kremlin in Moscow on March 5, 2020. (Photo by Pavel Golovkin / POOL / AFP)
Russian President Vladimir Putin meets with his Turkish counterpart Recep Tayyip Erdogan at the Kremlin in Moscow on March 5, 2020. (Photo by Pavel Golovkin / POOL / AFP)   -   Diritti d'autore  PAVEL GOLOVKIN/AFP
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La popolazione di Idlib potrebbe finalmente tirare il fiato nel weekend che si appresta a iniziare.

Dopo un bilaterale andati avanti per oltre sei ore al Cremlino, Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan hanno concordato un cessate il fuoco che entrerà in vigore a partire dalla mezzanotte di venerdì.

Accordo tra Russia e Turchia per Idlib, da quanto ho capito: - Buffer zone di 6 km lungo l'autostrada M4, che sarà...

Publiée par Carlo Pallard sur Jeudi 5 mars 2020

Una tregua che si annuncia fragile, dal momento che Ankara già ipotizza preventivamente possibili violazioni di parte di Damasco.

"Durante questo processo - ha detto il presidente turco - la Turchia si riserva il diritto di reagire con tutte le sue forze e ovunque contro qualsiasi attacco che possa essere condotto dal regime".

"Le forze del regime siriano - ha aggiunto - hanno violato gli accordi, e gli abitanti di Idlib sono scappati. Assad vuole spazzare via i civili in quella regione e noi non staremo a guardare".

Putin ha invece espresso la speranza che l'accordo ponga fine alle sofferenze dei civili, pur giustificando ancora l'azione bellica da parte di Damasco. "Difendiamo il principio della protezione della sovranità e dell'integrità territoriale della Siria" ha detto. "Siamo convinti di non poter permettere l'indebolimento della lotta al terrorismo internazionale".

L'accordo include anche la creazione di una buffer zone profonda 6 km lungo l'autostrada M4, che sarà controllata in maniera congiunta da Mosca e Ankara, e dalla quale ribelli e forze di regime dovranno sgomberare ogni uomo.

La tregua arriva al culmine di un'escalation militare che ha visto Ankara lanciare per la prima volta un'offensiva diretta contro le forze del presidente al-Assad, impegnate nella riconquista dell'ultima roccaforte in mano a islamisti e ribelli dopo nove anni di guerra civile in Siria.

La scorsa settimana, dopo l'uccisione di oltre 30 soldati turchi in un raid lanciato da Damasco, le forze di Ankara avevano lanciato una massiccia controffensiva, utilizzando un vero e proprio sciame di droni che aveva provocato ingenti perdite alle forze di regime.

In quell'occasione, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov aveva risposto piccato alle recrmininazioni da parte di Erdogan, puntualizzando come le forze turche "non avrebbero nemmeno dovuto trovarsi dov'erano", quando sono state colpite. Ma da tempo ormai, Ankara e Mosca sembrano sempre più avvezze ad alimentare e poi sedare le crisi umanitarie e belliche nella regione.

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