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Sardegna: la sabbia di Is Arutas torna a casa. Riportati 600 chili di quarzi

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Sardegna: la sabbia di Is Arutas torna a casa. Riportati 600 chili di quarzi
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Civismo, educazione e poesia

Portare via la sabbia dalle spiagge, con annessi e connessi di conchiglie e sassolini, è un furto, pergiunta aggravato, e come tale oggi viene punito. Si rischia una multa salatissima. L'ammenda pecuniaria può servire da deterrente per evitare di caricare in auto bottiglie di plastica piene di arenile e sacchi con i quarzi unici e rari delle spiagge del mondo tutto.

Ma anche portar via la sola conchiglia o il sassolino come souvenir delle vacanze rientra in un disegno predatorio che sta non solo al nostro buon senso alla nostra educazione civica interrompere. Anche le spiagge sono di tutti e in quanto tali devono essere rispettate e tutelate. I quarzi della spiaggia di Is Arutas sono belli in quella spiaggia e non in un bicchiere nel salone di casa a mille chilometri di distanza. Mille milioni di anni è il tempo che invece c'è voluto perché si formassero. Un lavoro millenario che resta una vera poesia che tutti devono ammirare e ascoltare. Ancora e per sempre.

La sabbia e i quarzi tornano in spiaggia (non tutti però)

In Sardegna lungo la costa del Sinis sono stati riportati circa 600 chili di sabbia, o meglio quel quarzo bianco che è oggetto di ruberie da parte dei turisti più indisciplinati. Che tutti gli anni depredano letteralmente le spiagge sarde.

Una parte era quella sequestrata all'aeroporto di Elmas dai ragazzi addetti ai controlli dei bagagli, gli stessi che su Facebook gestiscono la pagina Sardegna Rubata e depredata e che da maggio a ottobre nelle valigie trovano di tutto. L'altra era quella sequestrata invece dal Comune di Cabras che la scorsa estate ha messo in campo barracelli, polizia locale in borghese e i famosi guardiani di sabbia, dieci ragazzi che per dieci ore al giorno passeggiavano lungo il litorale per fermare i ladri di quarzo.

Eppure la refurtiva recuperata è minima, come ci spiega l'ispettore della Forestale Tiziana Pinna.

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Tiziana Pinna, Forestaleeuronews

Ci sono carichi di sabbia che partono a bordo di auto e camper imbarcati sui traghetti, che collegano l'isola al continente, i controlli per motivi logistici sono impossibili.

Dal 2017 appropiarsi della sabbia dalle coste sarde è reato punibile con una multa che può arrivare a 3000 euro. E sia gli uomini dei corpi della vigilanza sia la giustizia sono inflessibili.

Cosa dice il Codice della navigazione

ll Codice della Navigazione all'art. 1162 -Estrazione abusiva di arena o altri materiali- stabilisce che "Chiunque estrae arena, alghe, ghiaia o altri materiali nell'ambito del demanio marittimo o del mare territoriale ovvero delle zone portuali della navigazione interna, senza la concessione prescritta nell'articolo 51, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.549,00 a euro 9.296,00".

L'abusiva esportazione dei materiali del demanio marittimo devasta i litorali provocando un enorme danno all'ecosistema. Va precisato che per demanio marittimo, ex art. 28 del Codice della navigazione, si intendono lidi, spiagge, porti, rade, lagune, foci di fiumi che sboccano in mare e bacini di acqua salmastra, che sono, quindi, di proprietà dello Stato.

Spesso le ordinanze delle Capitanerie di Porto precisano il dato legislativo elencando nello specifico i comportamenti vietati, spesso sconosciuti all'incauto bagnante.

La sentenza della Corte di Cassazione

Se cogliere in flagrante il trasgressore è spesso difficoltoso negli stabilimenti balneari e nelle spiagge libere, è difficile, invece, sfuggire ai controlli di sicurezza, in particolar modo negli aeroporti, dove sono stati intensificati.

Allo scalo di Cagliari Elmas, ad esempio, si contano sempre più turisti fermati e trovati con valigie colme di bottigliette contenenti la sabbia e i ciottoli dei litorali sardi.

Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione (n. 11158/2019) ha confermato la condanna per furto aggravato nei confronti di alcuni "ladri" di sabbia marina.

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