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Gasdotto EastMed: ecco perché i prossimi giorni sono importanti

Gasdotto EastMed: ecco perché i prossimi giorni sono importanti
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Le scadenze di gennaio

Per il gasdotto EastMed si apre una settimana importante. La firma del 2 gennaio dell'intesa tra Grecia, Israele e Cipro conferma la volontà di andare avanti, nei prossimi giorni si terranno tutta una serie di ncontri tecnici, preliminari all'avvio del cantiere. Che durerà almeno 5 anni, il costo dell'opera si aggira intorno ai 5-6 miliardi di euro, stando ai calcoli il gasdotto avrà una portata di 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno, ma potrebbe arrivare fino a 15 miliardi. Quantità che potrebbero soddisfare il 10% del fabbisogno energetico europeo, riducendo sensibilmente la dipendenza europeo dalla Russia in questo settore.

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Il percorso di EastMedeuronews

Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono i prossimi appuntamenti di EastMed.

Sono di queste ore gli incontri trilaterali tra Grecia, Cipro e Egitto al Cairo; il 7 gennaio il premier greco Kyriakos Mitsotakis dovrebbe parlare del dossier con lo stesso Donald Trump alla Casa Bianca e l'8 e 9 gennaio invece si terranno incontri tecnici con l'Egitto per delimitare la Zona economica esclusiva, tutto questo in vista del prossimo EastMed gas forum che si terrà più avanti a gennaio.

**All'ombra della rivalità greco-turca, si allunga la benedizione Ue e USA

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Un'opera benedetta da Unione europea, che ha riconosciuto l'infrastruttura di interesse generale, anche perché attenuerebbe la dipendenza energetica europea da Mosca, e dagli stessi Usa per diversi motivi geostrategici, tra gli altri quello di ridurre il potere negoziale di Mosca nei confronti dell'Europa per quanto riguarda le forniture energetiche. Se Russia e Stati Uniti si giocano la partita dell'energia per procura, questa si fa delicata per altre due rivali che si affacciano sul Mediterraneo: Grecia e Turchia, che negli ultimi tempi hanno dato prova di un dinamismo sospetto.

Se Atene ha intrapreso una forte offensiva diplomatica su più fronti, Ankara non sta a guardare. E l'avvicinamento turco a Tripoli, più che riportare alla mente trascorsi lontani, proiettano Ankara come probabile dominus di un protettorato 'ottomano' che si allunga fino alla regione di Fezzan, ricca di gas e petrolio.

La crisi siriana ha fortemente indebolito le rotte del petrolio da Arabia Saudita, Iran, Iraq e Stati del Golfo. E questo ha spinto Ankara a puntare , nella “battaglia del petrolio”, al sud del Mediterraneo e per forza di cose alla Libia. E per realizzare quest'obiettivo Ankara ha deciso di mobilitare anche l'esercito.

Cantiere e costi sono di quelli faraonici e, anche se non mancano i dubbi sulla fattibilità economica, il sostegno di Stati Uniti e Europa prima, eppoi l'entusiamo di Francia e Egitto suggeriscono un happy end.

E l'Italia cosa fa?

L'Italia è della partita sin dal primo momento, la prima road map del progetto risale al 2012. Fin da subito è stato pensato che un ramo del gasdotto approdasse in Italia nelle coste pugliesi, sempre vicino a Otranto. Anche se il premier Giuseppe Conte, l'estate scorsa si è detto contrario, le trattive sono riprese dopo l'incontro a Roma, lo scorso novembre, tra Conte e il premier greco Kyriakos Mitsotakis.

Non solo, stando al quotidiano greco Ekathimerini il ministro italiano per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in occasione del 2 gennaio, ha inviato una lettera di sostegno al progetto al ministro greco dell’Ambiente e dell’energia Kostis Hatzidakis. ‘Vorrei esprimere i miei più calorosi auguri per il successo dell’iniziativa, che l’Italia continua a sostenere nel quadro dei progetti europei di interesse comune'.

Il cantiere durerà almeno cinque anni, per l'Italia in questo momento EastMed non è forse una priorità, per quanto i dossier sull'energia siano sempre prioritari, ma il governo di Roma si gioca una partita importante che è quella di esserci e contare nel mettere le basi strategiche dell'Europa di domani.

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