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Le 4 principali misure Ue del 2019 che hanno cambiato la nostra vita

Le 4 principali misure Ue del 2019 che hanno cambiato la nostra vita
Diritti d'autore  Foto: REUTERS/Vincent Kessler
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Per l'Unione europea il 2019 è stato un anno di passaggio, a cavallo tra due legislature, che ha visto il rinnovo al vertice delle cariche istituzionali più importanti. Ve lo ricordate? Per chi era via nei giorni chiave, o per chi ha memoria corta, è accaduto che sono stati rinnovati il Parlamento europeo e la Commissione ed è cambiato anche il presidente del Consiglio europeo.

Ma non è tutto. Nonostante questi appuntamenti e una girandola elettorale che ci ha preso tutti in un vertice violentissimo, tante cose sono successe e tanti provvedimenti sono stati presi a livello comunitario. E, prima o poi, avranno un impatto sulla nostra vita.

La direttiva sulla plastica monouso

Tra le cose che a noi sono piaciute vi ricordiamo la direttiva sulla plastica monouso. Si tratta della direttiva 2019/904 che deve essere recepita obbligatoriamente dagli stati membri. Il suo obiettivo è stimolare l'uso di prodotti sostenibili, non tossici e riutilizzabili per mettere in moto quel circolo virtuoso che tutti vogliono, in teoria, e che in pratica è sicuramente un pochino più impegnativo. Gli Stati membri, e quindi l'Italia, hanno ora due anni per adeguarsi a livello di legislazione nazionale.

Qui il testo integrale della direttiva

Plastica monouso significa tra l'altro cannucce

Cosa cambia per consumatori e produttori

Cosa cambierà nelle nostre vite? Dipende tutto dall'Italia e da come adotterà la direttiva. Il nostro parlamento dovrà legiferare per impedire la messa in commercio di prodotti di plastica monouso, come per esempio tazze per bevande, conteitori per alimenti, cannucce, posate, bastoncini cotonati etc. Stranamente i bicchieri in plastica sono esclusi dal divieto di commercializzazione.

Alcuni prodotti come assorbenti e tamponi igienici dovranno recare una dicitura che indichi le modalità di smaltimento e gestione del rifiuto. Quanto ai produttori, ai venditori e agli importatori di plastiche monouso, dovranno coprire i costi di gestione e bonifica.

I dubbi dei produttori e la questione di costi e responsabilità

La nuova direttiva europea è stata criticata dalle categorie di settore perché, in soldoni, saranno i produttori delle reti da pesca a dover pagare per il recupero delle reti che finiscono in mare, piuttosto che i pescatori che le hanno abbandonate. Un principio applicato anche all'industria del tabacco e ai mozziconi di sigaretta.

Secondo PlasticsEurope i costi dovrebbero essere scaricati diversamente. Il suo direttore esecutivo Karl Foerster ha spiegato a Euronews: "Siamo noi a produrre la materia prima ed è quindi nostra responsabilità; c'è qualcuno che crea il prodotto, ci sono i marchi dei consumatori che confezionano gli alimenti, le persone che li consumano e li acquistano da un rivenditore. Sono tanti gli attori coinvolti nel ciclo di vita di ogni cosa che troviamo in commercio".

Si stima che siano 8 milioni le tonnellate di rifiuti di plastica che finiscono ogni anno negli oceani. Nel solo Mediterraneo si tratta di un equivalente di circa 563 bottiglie di plastica scaricate in mare ogni secondo. Se vi state poi chiedendo se la cosiddetta "plastic tax" è in qualche modo legata alla direttiva europea, la risposta è: no, non c'entra nulla. Quest'ultima deve ancora essere recepita nell'ordinamento italiano.

L'inquinamento da plastica al centro di un'opera esposta a Londra

La direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale

Buone notizie anche per gli autori europei: al termine di un processo legislativo iniziato nel 2016, il 26 marzo il parlamento di Strasburgo ha approvato una direttiva che tutela a livello europeo il diritto d'autore, con particolare riferimento al mercato unico digitale. Scopo della direttiva è conciliare rispetto online di diritti ed obblighi derivanti dal diritto d'autore e tutela della libertà d'espressione su internet.

Qui il testo della direttiva

Direttamente coinvolte sono quindi piattaforme come YouTube, Facebook e Google, in quanto il testo mira a rafforzare la posizione di musicisti, interpreti, giornalisti e altri titolari di diritti, nel negoziare gli accordi di remunerazione per lo sfruttamento delle loro opere.

Autori contro giganti del web (e consumatori)

Al via libera del Parlamento europeo è poi seguito quello del Consiglio dell'Unione Europea. Per quanto l'approvazione sia avvenuta a maggioranza qualificata, le astensioni di tre paesi e il voto contrario di altri sei (fra cui l'Italia) testimoniano spaccature e dibattito provocati dal tema.

I principali punti della direttiva, nel comunicato stampa del Parlamento Europeo

Foto: European Union - EPMathieu Cugnot

A contrapporsi sono soprattutto i fronti degli autori da una parte e di giganti del web e associazioni dei consumatori dall'altra. I primi ritengono si tratti di misure che garantiranno loro la possibilità di remunerazioni più eque per lo sfruttamento delle loro opere. Sul fronte dei contrari, le principali piattaforme web lamentano invece non solo gli oneri economici che dovranno sostenere, ma anche gli obblighi che vengono loro riconosciuti. Critiche che si concentrano in particolare sul dovere di verificare che i contenuti siano liberi da diritti prima di procederne alla diffusione. Timori diffusi fra gli utenti della rete sono poi sia una potenziale limitazione della libertà d'espressione, sia gli eventuali costi da sostenere per fruire di contenuti finora gratuiti.

Un passaggio del controverso art.13 (poi recepito come art.17) su cui si sono concentrate molte delle critiche al testo della direttiva

Saremo davvero meno liberi e costretti a pagare?

Per garantire la tutela della libertà d'espressione online, la direttiva prevede anzitutto una serie di eccezioni. Se stralci di articoli giornalistici potranno per esempio continuare ad esser diffusi, esenti dalle sue limitazioni saranno anche la condivisione di opere a scopo didattico e soggetti come organismi di ricerca e istituti di tutela del patrimonio culturale. Limitazioni che non si applicano poi neache alla diffusione su enciclopedie online come Wikipedia e che risultano mitigate per piattaforme di diffusione di nuova costituzione. Gli accordi che le grandi piattaforme dovranno stringere con gli autori per remunerarne i diritti non escludono tuttavia una possibile limitazione dei contenuti disponibili online e la generazione di costi che, più o meno direttamente, andranno poi fatti ricadere sui consumatori. Se da una parte Google, Facebook e YouTube - nel dubbio - per tutelarsi potrebbero cioè bloccare la diffusione di alcune opere, è ancora incerto che soluzione adotteranno per ammortizzare i costi degli accordi che sigleranno con gli autori. Tutti da misurare restano poi perimetro e trasparenza delle scelte che li guideranno nella selezione dei contenuti da proporre agli utenti.

Tutela dei diritti dei consumatori

Tra le fissazioni della Commissione, la tutela del mercato interno e l'energia pulita. Va in questo senso la direttiva 2019/944 che vuole ancora più concorrenza all'interno del mercato unico, dando maggior enfasi ai diritti dei consumatori. Sempre e comunque in un'ottica verde.

Che cosa prevede?

La direttiva dovrà essere recepita al più tardi dagli Stati membri nel dicembre 2020. I consumatori non vedono l'ora, perché tra le altre cose prevede una maggiore trasparenza dei termini contrattuali proposti dalle diverse società di fornitura, le bollette saranno più facili da capire e saranno elaborate in modo tale che il consumatore capisca quanto consuma ma dovrebbe veicolare anche altre informazioni utili e ancora arrivano i contatori intelligenti e si velocizzano i tempi per cambiare il fornitore.

Non solo, per i consumatori arriva l'ora della riscossa. Volete sapere perché? Chi è interessato potrà partecipare a comunità energetiche composte da consumatori che non solo consumeranno energia ma la produrranno e la condivideranno a prezzi concorrenziali. L'esperienza di un Comune rurale belga anticipa l'applicazione delle stesse leggi europee.

I singoli stati membri dovranno poi rimovere gli ostacoli normativi all'ingresso di nuovi operatori e dovranno fare sì che la normativa comunitaria venga rispettata, soprattutto in materia di ambiente e sicurezza. Un occhio di riguardo è riservato agli europei più vulnerabili, per i quali il prezzo della fornitura elettrica sarà fissato da un organismo pubblico, che è tenuto a informare dell'operazione la Commissione europea. I prezzi calmierati avranno una durata limitata. Chi sono i clienti vulnerabili? Tra i criteri per stabilirlo verrà preso in considerazione il livello di reddito (e la quota destinata al pagamento delle bollette dell'energia), efficienza dell'abitazione, motivi di salute, di età.

Prossimamente: cambiamento dell'ora legale?

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E infine chi è a favore dell'ora legale? Noi di euronews tutti e aspettiamo la fine di marzo per muovere le lancette dell'orologio avanti di un'ora e credere che veramente le giornate si allunghino. Ci pare di vivere un po' di più. L'Unione ha deciso di abolire l'ora legale dal 2021, entro l'anno prossimo ciascuno stato membro potrà però decidere il da farsi in casa propria. Noi speriamo, che qui dove siamo, si decida per l'ora legale. Ma se dovessero scegliere diversamente, pazienza.

Il dualismo solare (o meglio naturale) e legale in fondo rientra in una rappresentazione della vita cui assistiamo da sempre, il giusto sta sicuramente nel raggiungere un buon compromesso. E qui ci fermiamo, perché probabilmente il discorso ci porterebbe lontano.