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Spagna, e ora che si fa? Gli scenari per formare un governo

Spagna, e ora che si fa? Gli scenari per formare un governo
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REUTERS/Susana Vera
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Sette mesi dopo le elezioni di aprile 2019, gli spagnoli sono tornati alle urne per cercare di risolvere con il loro voto ciò che i partiti politici non sono riusciti a risolvere al tavolo dei negoziati.

Tuttavia, dopo le elezioni del 10 novembre, i conti ancora non tornano e formare un governo sembra essere un compito ancora più arduo. Si tratta della quarta elezione di fila in cui non viene prodotta una maggioranza: era già capitato nel 2015, nel 2016 e poi ad aprile scorso.

Per ottenere la fiducia al Congresso servono al primo turno 176 voti. Il Psoe, partito vincitore delle elezioni, ha però meno deputati di prima passando da 123 seggi a 120. Poco cambia nei numeri, ma tutto potrebbe cambiare nelle prossime ore. La strada di Sanchez per restare alla Moncloa con una maggioranza chiara appare in salita, ma ormai l'obiettivo - a detta di tutti - è sbloccare l'impasse che dura da troppo tempo. Non è certo un trionfo per i socialisti, anzi. Con l'affluenza in calo e il peso dell'esasperante instabilità degli ultimi sei mesi, la vittoria del Psoe è la conferma, forse l'unica possibile, di cui Sanchez aveva bisogno per provare in qualche modo ad andare avanti.

Ecco con chi potrebbe allearsi.

Coalizione PSOE-PP

Le opzioni per una maggioranza non sono molte: una "grande coalizione" tra socialisti e popolari, PSOE e PP, supererebbe agevolmente i 176 seggi. Ma è un'eventualità decisamente improbabile, visti i precedenti storici e la cultura politica spagnola, scrive Youtrend. L'opzione non è neanche sul tavolo.

Patto tra Iglesias e Sanchez? Mancherebbero 28 seggi per la maggioranza

Un patto tra Psoe (120) e Unidas Podemos (26) è ben lontano dall'ottenere la maggioranza assoluta. Avrebbe bisogno di altri 28 voti per governare, quindi del sostegno di altre forze politiche.

Senza gli indipendentisti

La somma di socialisti (120 seggi), Unidas Podemos (26), il piccolo partito di sinistra, Mas Pais - Compromis (3) assieme al partito Nazionalista Basco (7), Navarra Suma (2), PRC (1) e Coalizione Canaria (3) raggiungerebbe quota 173. Questa opzione, che non include partiti indipendentisti, non otterrebbe la maggioranza.

Con gli indipendentisti

Un patto tra Psoe (120), Unidas Podemos (26), Mas Pais - Compromis (3), Esquerra Republicana (13), Junts Per Cat (8), Bildu (5), CUP (2) farebbe alzare l'asticella fino a 187 seggi, più che sufficienti per governare.

In questa opzione entra in gioco Esquerra repubblicana che ha ottenuto cinque seggi in meno rispetto ai 18 a cui puntava. Secondo gli analisti, era proprio a questa forza che Sánchez guardava per ambire ad una maggioranza di governo.

Il blocco di destra

Neanche con l'ascesa di Vox (52) il blocco di destra potrebbe ambire a governare a causa della rovinosa caduta di Ciudadanos (da 57 a 10 deputati). Il totale dei seggi ottenuti da Vox, Ciudadanos e PP (87) è infatti di 149, 27 in meno di quelli richiesti per una maggioranza qualificata. Neanche i due scranni conquistati da Navarra Suma potrebbero smuovere gli equilibri.

Astensione dei popolari?

Ora i popolari potrebbero astenersi in aula sulla fiducia ad un governo Psoe, lasciando che Sanchez governi, per fargli opposizione e ricostruire in attesa del prossimo voto.

Ma che la Spagna, dopo una così prolungata instabilità, si trovi davanti ad un bivio politico sembra un fatto acclarato, qualsiasi cosa succeda da domani e chiunque entri (o resti) alla Moncloa: dalle urne l'unica cosa chiara che sembra emergere è la necessità di una riflessione sullo stato del sistema politico del paese e soprattutto sull'efficacia della sua legge elettorale.

Come sono andati i cinque partiti principali alle ultime quattro elezioni