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Cile, presi di mira i simboli della conquista spagnola e dello stato

Cile, presi di mira i simboli della conquista spagnola e dello stato
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Paulo Quintana / Araucanía Online
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La rivolta popolare in Cile non si limita più solo al governo di Sebastián Piñera. I manifestanti stanno attaccando anche i simboli della repressione e della colonizzazione spagnola.

A Temuco, i manifestanti hanno abbattuto e decapitato la statua del militare Dagoberto Godoy: dopo averla dipinta con uno spray rosso l'hanno appesa al monumento del mitico toqui (capo dei Mapuche) Caupolicán, che nel XVI secolo guidò la resistenza contro i conquistatori spagnoli.

L'immagine potente è diventata un'icona della protesta condivisa milioni di volte nell'ultima settimana.

Cristobal Saavedra Escobar / Reuters
La statua di Pedro de Valdivia a terraCristobal Saavedra Escobar / Reuters
Paulo Quintana / Araucanía Online

Alcuni media avevano scritto che la testa era quella di Diego Portales Palazuelos, uno dei padri fondatori dello stato cileno moderno. Tuttavia il busto di Portales non sembra coincidere con quello dell'immagine.

Potrebbe invece essere una rappresentazione del tenente Godoy.

Le tre sculture, comunque,si trovano a pochi metri di distanza l'una dall'altra a Temuco.

Il conflitto tra gli indiani Mapuche e lo Stato affonda le sue radici nell'occupazione dell'Araucania avvenuta nel XIX secolo. L'esplosione sociale di questi giorni ha portato a un riavvicinamento tra la comunità mapuche e i cileni che sostengono le proteste.

Durante le manifestazioni di Temuco i manifestanti hanno abbattuto anche la statua del conquistatore Pedro de Valdivia.

Cristobal Saavedra Escobar / Reuters
La statua di Pedro de Valdivia a terraCristobal Saavedra Escobar / Reuters

E quella del diplomatico Andrés Bello.

Cristobal Saavedra Escobar/ Reuters
La statua di Andrés Bello a terraCristobal Saavedra Escobar/ Reuters

A non essere risparmiata neanche la statua del cileno, altro padre fondatore della nazione, Diego Portales, che è stata abbattuta.

Piñera non si dimette, crolla nei sondaggi

Martedì scorso il presidente Sebastián Piñera ha dichiarato alla BBC che non intende dimettersi nonostante le proteste che continuano in tutto il paese e che hanno costretto il governo ad annullare eventi importanti come il Cop 25 Climate Summit. Piñera ha invece dichiarato il suo impegno a indagare su eventuali casi di corruzione politica nel suo governo.

Nel frattempo uno studio pubblicato in queste ore stima che il 78% dei cileni sostiene le mobilitazioni.

Al contrario, il 12% pensa che le proteste si riveleranno inutili mentre solo il 9% ritiene che le mobilitazioni avranno conseguenze negative.

L'indagine ha raccolto l'opinione di un campione totale di 1.005 casi di uomini e donne provenienti da tutto il paese e di età superiore ai 18 anni, e si è svolta attraverso un sondaggio online tra il 25 e il 29 ottobre, nel bel mezzo della crisi sociale che il Cile sta vivendo dal 18 ottobre, quando il paese è stato attraversato da un'ondata di manifestazioni di massa, sfociate anche nella violenza, lasciando fino ad oggi almeno 20 morti e migliaia di feriti.

Tra i motivi di disapprovazione della crisi attuale ci sono la cattiva gestione del conflitto, le misure annunciate da Piñera in materia sociale per cercare di placare l'umore dei cittadini e la militarizzazione che il paese ha vissuto nella prima settimana di crisi, quando il presidente ha decretato gli stati di emergenza in quasi tutto il paese per cercare di ripristinare l'ordine pubblico.

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