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Euro 2020: tensioni in campo e sugli spalti, a Sofia e Parigi

Euro 2020: tensioni in campo e sugli spalti, a Sofia e Parigi
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Due degli incontri disputatisi lunedì sera, nel quadro delle qualificazioni per Euro 2020, verranno ricordati non tanto per il risultato sportivo, quanto per altri motivi. La sfida di Sofia, tra Bulgaria e Inghilterra (conclusasi con una netta vittoria della nazionale dei Tre Leoni per 6-0), è stata interrotta due volte durante il primo tempo, a causa dei cori razzisti nei confronti dei giocatori di colore inglesi e dei saluti a braccio teso da parte dei tifosi bulgari. In particolare, gli hooligans locali hanno preso di mira l'attaccante del Manchester City, Raheem Sterling, autore di una doppietta.

Reuters/Carl Recine
Raheem SterlingReuters/Carl Recine

La FA, la federcalcio d'oltremanica, ha preso subito posizione, confermando che i calciatori della propria nazionale hanno subito "ripugnanti cori razzisti" e chiedendo all'Uefa di fare qualcosa.

L'organismo che detta le regole del calcio continentale ha aperto un'indagine per fare chiarezza. Si è mosso anche il primo ministro bulgaro, Bojko Borisov, che ha chiesto le dimissioni immediate del presidente della Federcalcio bulgara, Borislav Mihaylov.

Alta tensione anche a Parigi

Di tutt'altro tipo ciò che è accaduto allo Stade de France di Parigi, dove si è giocata in un clima di tensione Francia-Turchia, terminata 1-1. Alla rete di Olivier Giroud, ha risposto Kaan Ayhan. Un gol festeggiato dai membri della nazionale turca con tanto di saluto militare. Gesto già mostrato dagli uomini di Şenol Güneş, la scorsa settimana contro l'Albania. Un chiaro sostegno al presidente Recep Tayyip Erdogan e all'azione militare in Siria.

REUTERS/Benoit Tessier
Il saluto militare dei giocatori della nazionale turcaREUTERS/Benoit Tessier

Non sono mancati anche molti cori da parte dei tifosi turchi. A scatenare la loro rabbia, con ogni probabilità, è stato uno striscione esposto dalla curva dei padroni di casa, dove si leggeva: "Smettetela di massacrare i curdi".

L'appello alla Uefa: "Spostate la finale di Champions da Istanbul"

Proseguono intanto le richieste da parte di molti personaggi del mondo del calcio, ma non solo, alla Uefa in merito alla finale di Champions League, che dovrebbe disputarsi il prossimo 20 maggio, allo Stadio Atatürk di Istanbul. L'ultimo della lista a chiedere a Nyon che venga cambiata la sede dell'atto conclusivo del torneo continentale è il ministro dello Sport italiano, Vincenzo Spadafora.

Ecco la lettera che il ministro ha inviato al presidente della Uefa Aleksander Čeferin:

“Egregio Presidente Čeferin, a seguito dei gravissimi atti contro la popolazione civile curda avvenuti negli ultimi giorni, il Consiglio degli Affari esteri dell’Unione Europea è appena intervenuto ufficialmente: “L’Unione europea condanna l’azione militare della Turchia che mina seriamente la stabilità e la sicurezza di tutta la regione”. Parole nette che interpretano il sentimento diffuso nell’opinione pubblica europea ed italiana. Le notizie di violazioni dei diritti umani, di crimini contro i civili e dell’uccisione di attivisti come Hevrin Khalaf hanno profondamente colpito la comunità internazionale.

Ricordo che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite promuove da anni la “Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace” ogni 6 aprile, riconoscendo allo sport un importante valore sociale e culturale.

Per tutti questi motivi, in qualità di Ministro per lo Sport del Governo italiano, le chiedo di valutare se non sia inopportuno mantenere, ad Istanbul, la finale della Uefa Champions League in programma per il prossimo 30 maggio.

Sappiamo bene che la drammaticità di quanto sta avvenendo in Siria non si risolverà con questo atto, ma siamo tutti consapevoli dell’importanza – politica, mediatica, economica, culturale – che riveste uno degli appuntamenti sportivi più importanti a livello mondiale.

Consapevole delle numerose implicazioni, e rispettando l’autonomia dell’organo da Lei presieduto, mi auguro che il calcio europeo nella sua massima espressione possa, per il suo tramite, prendere la scelta più coraggiosa e dimostrare, ancora una volta, che lo sport è uno strumento di pace.

Confidando in un positivo riscontro porgo cordiali saluti“.

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