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Dalì e Magritte, incontro 100 anni dopo. A Bruxelles la più grande mostra dei due surrealisti

Dalì e Magritte, incontro 100 anni dopo. A Bruxelles la più grande mostra dei due surrealisti
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— René MAGRITTE – "L'Annonciation" (1930) | Tate Gallery, London, Purchased from Thomas Gibson Fine Art (Grant-in-Aid) with assistance from the Friends of the Tate Gallery (1986) | © 2019, Succession Magritte c/o SABAM © Tate, London 2019
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René Magritte e Salvador Dalì, due pesi massimi del movimento surrealista. A quasi un secolo dal loro primo incontro, a Parigi, una mostra li racconta, mettendoli in relazione, al Museo reale delle Belle Arti di Bruxelles dall’11 ottobre al 9 febbraio.

“Dalì e Magritte” raccoglie più di cento opere dei due artisti, prestate da 40 tra musei e collezioni private di tutto il mondo.

Per la prima volta sono protagonisti di una mostra monografica insieme - dice Michel Draguet, direttore del museo e curatore dell'esposizione - Non vogliamo raccontare chi tra i due ha influenzato o insegnato qualcosa all’altro. Si tratta piuttosto di un flirt tra due persone tra cui non ci aspetteremmo nessuna attrazione. Hanno idee opposte, appartengono a mondi lontani, hanno radici e un’educazione diversa”.

Quella vacanza a Cadaqués

Dopo il primo incontro, nella capitale francese, Magritte con altri esponenti surrealisti raggiunge la riviera catalana, nell'estate del '29, per una vacanza a casa di Dalì, che ispirerà alcune opere del belga. Anche se in seguito le loro strade si separano, non i due non smettono mai di guardarsi da lontano, in un continuo gioco - oggi proposto al pubblico - di rimandi e citazioni. Come l'ossessione per l'occhio, il ricorso al paesaggio infinito, gli oggetti in fiamme e il busto femminile, usato da Magritte e ripreso da Dalì.

Salvador DALÍ – « La mémoire de la femme-enfant » (1932) | Collection of the Dalí Museum St. Petersburg, FL (USA), Gift of A. Reynolds & Eleanor Morse, inv. 2000.11 | © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, (SABAM), 2019

"Il loro temperamento non poteva essere più distante - aggiunge Draguet - Piccolo borghese il belga, dal carattere riservato; agli antipodi il catalano, con la sua vita barocca, trasformata in una pubblicità continua. Magritte non poteva soffrire questo lato di Dalì". Eppure, il pittore di Bruxelles è diventato a sua volta un'icona - anche se in età più avanzata - grazie al suo cappello a bombetta.

Ciò che più li accomuna, oltre alla ricerca pittorica dell'inconscio, è la capacità di calarsi nei meccanismi della modernità e del sistema mediatico, che entrambi hanno saputo sfruttare per far conoscere la loro idea di arte e l'intero movimento surrealista, ancora oggi tra le correnti pittoriche più apprezzate.