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Trump l'Ucraina e Joe Biden, cosa succede

Trump l'Ucraina e Joe Biden, cosa succede
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L'aggiornamento sull'impeachment a Trump

Il primo passo dell'inchiesta formale di impeachment contro il presidente Donald Trump lo ha fatto il Congresso con l'audizione del capo degli 007 Usa, Joseph Maguire, per testimoniare davanti alla commissione intelligence della Camera sullo scandalo in corso. Maguire è stato chiamato soprattutto a spiegare perché la denuncia della talpa, in cui furono svelati i contenuti della telefonata di Trump al leader ucraino, non ebbe seguito. E il tycoon alla guida della Casa Bianca ha subito commentato la positiva, per lui, affermazione di Zelensky che nega le pressioni che Trump avrebbe esercitato.

La prima testa a cadere per l'Ucrainagate, come ormai viene definito lo scandalo, è Kurt Volker, l'inviato speciale Usa in Ucraina, dimessosi un giorno dopo la diffusione della denuncia dello 007-talpa sulla telefonata in cui il presidente americano Donald Trump chiese a quello ucraino Volodymyr Zelenskyj di indagare i Biden e sul tentativo di insabbiarla.

Trump quindi ha rilanciato subito le accuse affermando che: "Il presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha detto di non aver ricevuto pressioni da me. Non può esserci miglior testimonianza di questa. Quando era vicepresidente, Biden aveva invece suo figlio che prendeva milioni dal presidente ucraino".

Secondo il Washington Post e il New York Times, nella settimana precedente alla richiesta di Trump che emerge dalla telefonata del 25 luglio 2019, poi resa pubblica, la sua amministrazione avrebbe sospeso un consistente pacchetto di aiuti finanziari all’Ucraina, apparentemente per aumentare la sua influenza e ricattare il governo ucraino spingendolo ad accogliere la richiesta su Biden e suo figlio. Il pacchetto in questione sarebbe consistito in 491 milioni di dollari – circa 446 milioni di euro – ricavati da due fondi gestiti dal dipartimento della Difesa e dal dipartimento di Stato, paragonabile al ministero degli Esteri. Queste le pressioni dunque negate da Zelensky.

Durante la telefonata, riportata nel memorandum del documento reso pubblico, Trump chiede al presidente ucraino di contattare il ministro della Giustizia Usa, William Barr, per discutere la possibile apertura di un'indagine per corruzione su Joe Biden e suo figlio.

E' notizia di venerdi, intanto, che Rudy Giuliani incontrò cinque procuratori ed ex procuratori ucraini sin dallo scorso anno come legale di Trump. Lo rivela lo stesso legale al Washington Post, riferendo che in quei colloqui ottenne informazioni su Hunter Biden.

E mentre i democratici annunciano di voler mettere a punto i capi di imputazione già per ottobre, l'indagine rischia di allargarsi e di avere pericolosi effetti collaterali pure su due ministri di peso, come l'attorney general William Barr e il segretario di Stato Mike Pompeo, due fedelissimi del tycoon: il primo per non essersi astenuto in un dossier dove compariva anche il suo nome, il secondo per il coinvolgimento di almeno due diplomatici americani nei tentativi di Rudy Giuliani, l'avvocato personale del presidente, di far indagare i Biden in Ucraina.

Sono oltre 300 gli ex dirigenti della sicurezza nazionale e della politica estera Usa che hanno firmato una dichiarazione in cui ammoniscono che le azioni di Trump in Ucraina sono "motivo di profonda preoccupazione per la sicurezza nazionale" ed esprimono sostegno all'indagine di impeachment avviata dal Congresso per determinare "i fatti". Molte delle firme sono di ex dirigenti del governo Obama ma figurano anche esponenti dell'amministrazione di George W. Bush. Hanno sottoscritto il documento anche ex funzionari dell'intelligence, del Pentagono e del ministero dell'interno.

Leggi sull'incontro avvenuto fra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Trump per rispondere alle accuse

Le accuse a Hunter Biden

Ma facciamo un passo indietro, direttamente alle accuse di corruzione del figlio dell'ex vice presidente degli Stati Uniti. Il primo a parlarne è stato un giornalista allora nella scuderia del New York Times, James Risen, che oggi scrive per il sito di inchiesta The Intercept, dove ha denunciato il tentativo di Trump di ribaltare a suo vantaggio, strumentalizzandola, una sua storia.

Nell'articolo del NYT del 2015, Risen tracciava un quadro dei rapporti fra Hunter Biden e la società Burisma Holdings, una delle più grandi compagnie di gas ucraine, e il suo proprietario Mykola Zlochevsky, anche ex ministro dell'ecologia sotto il governo Yanukovych, prima che gli fu imposto l'esilio.

Hunter Biden, 45 anni, ex lobbista di Washington, è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Burisma nell'aprile 2014. Quel mese, nell'ambito di un'indagine di riciclaggio, i funzionari britannici hanno congelato i conti bancari londinesi contenenti 23 milioni di dollari che presumibilmente appartenevano al signor Zlochevsky.

Un'agenzia governativa indipendente anti frode proibì espressamente a Zlochevksy, nonché a Burisma Holdings, il responsabile legale della società e un'altra società di proprietà di Zlochevsky, di avere accesso ai conti.

Tuttavia, dopo che i pubblici ministeri ucraini si rifiutarono di fornire i documenti necessari alle indagini, a gennaio del 2015 un tribunale britannico ha ordinato all'agenzia anti frode di sbloccare i beni. Il rifiuto di collaborare, da parte dell'ufficio del procuratore generale ucraino, è stato oggetto di un attacco pungente da parte dell'ambasciatore americano in Ucraina, Geoffrey R. Pyatt.

Risen nel pezzo su The Intercept dello scorso 25 settembre spiega ancora:

"Quando Joe Biden volò in Ucraina nel dicembre 2015, per sollecitare maggiori sforzi contro la corruzione da parte del governo, il ruolo di Hunter Biden con Burisma ha fatto apparire le richieste di suo padre, per quanto ben intenzionate, politicamente imbarazzanti e ipocrite. Quello era il punto della mia storia. Ho citato Edward C. Chow, che segue la politica ucraina presso il Center for Strategic and International Studies, che ha affermato che il coinvolgimento del figlio del vicepresidente con la società di Zlochevsky ha minato il messaggio anticorruzione dell'amministrazione Obama in Ucraina."

E ancora:

"In realtà, Hunter Biden è da anni la pecora nera della famiglia Biden. Era il figlio minore che non avrebbe mai potuto essere all'altezza dell'esempio di suo fratello maggiore Beau, un veterano di guerra in Iraq e il procuratore generale del Delaware che morì di cancro al cervello nel 2015, interrompendo una promettente carriera politica.

Nel 2014, Hunter Biden è stato dimesso dalla Navy Reserve dopo essere risultato positivo all'uso di cocaina. Era stato anche coinvolto in un hedge fund con suo zio, James Biden, il fratello di Joe Biden, operazione fallita a causa di azioni legali mosse contro i Biden e il loro partner.

Hunter Biden era la pietra della famiglia intorno al collo di Joe Biden, il tipo di problema cronico relativo che affligge molte famiglie politiche. George H.W. Bush aveva suo figlio Neil; Jimmy Carter aveva suo fratello Billy.

Tuttavia, quando Joe Biden andò in Ucraina, non stava cercando di proteggere suo figlio, al contrario"

Altra fonte di imbarazzo per Joe Biden è stata la recente rivelazione, sempre da parte del sito The Intercept nel maggio 2019, su Hunter Biden e il suo investimento in una startup cinese di riconoscimento facciale, Face ++, che lavora con il governo comunista alla sorveglianza della minoranza musulmana nello Xinjiang. Le violazioni dei diritti umani in Xinjiang da parte del Grande Fratello cinese sono state condannate da diverse organizzazioni internazionali, Nazioni Unite comprese, e per questo l'imbarazzo per Biden.

L'ex vice presidente, intanto, prova a difendersi e a difendere suo figlio: "Nessuno in famiglia ha fatto qualcosa di sbagliato".

La questione politica

Mentre l'intervento di Trump, non negato dallo stesso presidente, può rivelarsi un abuso secondo la procedura di impeachment, e dunque il problema politico si pone per il capo della Casa Bianca pronto a combattere per essere riconfermato nel secondo mandato nel 2020, per Joe Biden si pone la questione se abbia o meno usato la sua influenza per dare supporto al figlio. Fatto che, proprio con l'indagine di impeachment su Trump, potrebbe chiarirsi e, in caso, rivelarsi una lama a doppio taglio per Biden. E' il paradosso politico che nasce da questo scandalo.

A caldo, infatti, da un lato lo scandalo ha dato a Biden e alla sua campagna elettorale la possibilità di attaccare Trump come un pericoloso avversario e un pessimo presidente. Ma dall'altro, la candidatura di Biden e il giudizio sulla sua eleggibilità potrebbero essere danneggiati dall'attenzione su quanto emergerebbe dall'impeachment, appunto.

I rivali dem di Biden, quindi all'interno dello stesso partito, hanno finora rifiutato di porre domande specifiche sull'eventuale intercessione di Joe Biden verso il figlio, dirigendo ovviamente le loro critiche direttamente verso Trump. Il quale, appena uscito non senza macchia dall'altro rischio di impeachment per il caso Russigate, ha gioco facile, da parte sua, nell'indicare Biden come simbolo di corruzione.