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Brexit, Regno Unito stanzia 3.3 milioni di sterline per aiutare i britannici che vivono nella Ue

Brexit, Regno Unito stanzia 3.3 milioni di sterline per aiutare i britannici che vivono nella Ue
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I pound inglesi fotografati da Reuters
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Il Regno Unito ha stanziato tre milioni di sterline per sostenere i cittadini britannici che vivono in Unione Europea e che si troveranno ad affrontare le conseguenze della Brexit. Ma i diretti interessati non sembrano del tutto entusiasti.

“Il Regno Unito lascerà la UE il prossimo 31 ottobre e vogliamo aiutare i cittadini britannici che vivono nel continente a essere ben preparati per la Brexit, qualunque siano le circostanze. Questo finanziamento assicurerà alle persone il dovuto sostegno per garantire loro di poter richiedere la residenza e avere accesso ai servizi pubblici”, ha detto il ministro degli Esteri, Dominic Raab.

Sono oltre un milione i sudditi britannici che vivono negli stati dell’Unione Europea o dell’Associazione Europea di Libero Scambio, che comprende Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Il governo sostiene di voler venire in aiuto di chi ha difficoltà burocratiche perchè residente in zone prive di servizi, oppure ha problemi con la lingua o di disabilità.

Jane Golding, portavoce del gruppo “British in Europe”, accoglie le buone intenzioni del governo britannico senza entusiasmo. “È fantastico che il governo del Regno Unito si sia reso conto che 1,3 milioni di cittadini nel continente (dei quali il 60% non ha potuto votarer al referendum del 2016 che ha deciso il loro futuro) hanno bisogno e meritano supporto per le pratiche per ottenere la residenza dopo la Brexit”, le sue parole a _Euronews. _“Aspettiamo al più presto ulteriori dettagli”.

Sul proprio sito ufficiale, il governo del Regno Unito ha comunicato la sua volontà di giungere a un accordo per "proteggere i diritti dei britannici nell’UE e i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito.” Avvisa i cittadini che “i vostri diritti e la modalità di accesso ai servizi potrebbero cambiare” in caso di mancato accordo.

Online sono state pubblicate delle guide “Living In” con informazioni sulla Brexit relative ai differenti paesi dell’UE o della AELS.

Boris Johnson, peso massimo della Brexit, conferma l’ultimatum. L’uscita dall’UE avverrà il 31 ottobre, con o senza accordo.

La sua decisione di convocare per il 14 ottobre la Regina in parlamento per il suo tradizionale intervento è stata criticata dall’opposizione, in quanto costituirebbe un drastico taglio ai tempi di dibattimento a Westminster per tentare di evitare il progetto di una Brexit “no-deal”.

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La richiesta di sospendere il parlamento ha scatenato furiose polemiche da parte dell’opposizione, che ha bisogno del confronto parlamentare come unico modo per fermare i conservatori. Ma Dominic Raab sminuisce la gravità di questa sospensione, e sostiene che sia addirittura un’assurdità definirla, come ha detto il leader laburista Jeremy Corbyn, un “oltraggio costituzionale”.

Intanto anche i cittadini britannici rimasti nel Regno Unito non sembrano impermeabili alle preoccupazioni.

I britannici hanno già fatto scorta di 4 miliardi di euro di prodotti

Sono sempre più le persone che, preoccupate dagli effetti immediati della Brexit, hanno deciso di fare scorta di provviste e medicinali. Una preoccupazione fondata, considerando che almeno un terzo dei prodotti alimentari consumati nelle isole britanniche proviene dal continente. Molti supermercati inglesi hanno avvisato che i loro scaffali potrebbero svuotarsi rapidamente se non ci sarà un accordo.

La scarsità di medicinali aggrava la situazione: i tre quarti dei prodotti farmaceutici che il Regno Unito utilizza provengono da Paesi europei.

Un esempio drammatico della situazione è James Clark. Fa parte di quel 20% di cittadini britanici che ha deciso di prepararsi delle scorte per non correre rischi: una carenza di medicinali, anche per poche settimane, potrebbe portargli via uno dei suoi due figli.

Secondo uno studio condotto dal Premium Credit Financial Services e pubblicato sul Guardian, nel Regno Unito un cittadino su cinque sta facendo scorte e in tutto il Paese pare che siano stati investiti a questo scopo 4 miliardi di euro.

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