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Il ministro degli Esteri iraniano: "Il patto sul nucleare? Il migliore possibile"

Il ministro degli Esteri iraniano: "Il patto sul nucleare? Il migliore possibile"
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Le sorti del patto sul nucleare, noto come Piano d'azione globale congiunto (Jcpoa), sono al centro dell'incontro del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, con il presidente francese Emmanuel Macron all'Eliseo. Si tratta di un accordo, firmato nel 2015 tra l'Iran e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, più la Germania e l'Unione Europea.

All'epoca è stato salutato come un momento storico per la pace nella regione. Oggi è uno degli elementi di una crisi diplomatica, che sembra difficile sanare.

Mohammad Javad Zarif ne ha parlato, in una lunga intervista in esclusiva, con Anelise Borges di Euronews.

Borges: Ecco il Piano d'azione globale congiunto: 159 pagine, il capolavoro che ha contribuito a negoziare per un periodo di venti mesi. Lei dice che questo è il miglior accordo possibile e che non è negoziabile. Questo documento, tuttavia, è tenuto in vita artificialmente da oltre un anno, ormai. Credete ancora che possa sopravvivere senza gli Stati Uniti?

Zarif: "Credo che gli Stati Uniti siano una parte, siano stati una parte di questo accordo. Gli Usa lo hanno negoziato e hanno anche lavorato per conto dei tre paesi europei e degli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza: gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Si tratta di un documento negoziato meticolosamente, sostenuto da una risoluzione del Consiglio di sicurezza. È lungo 159 pagine, non è stato redatto da un giorno all'altro. So che non è l'accordo migliore. Non è quello che volevo, non è quello che volevano gli Stati Uniti e neppure la Francia. Tutti noi abbiamo avuto le nostre perplessità. Ma questo è il senso di un accordo multilaterale. Non si può ottenere tutto quello che si vuole, altrimenti non sarebbe un accordo. Ed è il miglior accordo possibile.

- È però un accordo non sta funzionando. Lei è qui in Europa, a Parigi, per cercare di riportarlo in vita. Ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, uno dei suoi più grandi alleati in questa missione. Le ha detto qualcosa di nuovo? L'Europa ha fatto nuove promesse all'Iran?

"Nel suo confronto con il presidente Rohani, così come nel suo dialogo con gli altri suoi partner in Europa e altrove, il presidente Macron ha cercato di fare del suo meglio. Sapete, l'accordo si basa su impegni reciproci. L'Iran ha mantenuto i suoi impegni, ma gli Stati Uniti no. Si sono ritirati dal patto. Abbiamo discusso con il Presidente Macron di come gli Stati Uniti potrebbero tornare ad attuare la loro parte dell'accordo o di come l'Europa e gli altri membri, più il resto della comunità internazionale, possano onorare i loro impegni, che sono indipendenti dagli Stati Uniti. Naturalmente, sappiamo che gli Stati Uniti hanno un grande impatto nell'economia globale, ma anche gli altri hanno un ruolo importante".

Sull'ultimatum del 5 settembre ai partner europei, accusati di aver fatto poco per salvare il patto, Zarif la chiarito la posizione del suo Paese: "Nessun ultimatum - dice - quello che abbiamo fatto è previsto nell'accordo. Il documento, siglato dai partner, definisce un meccanismo finalizzato a porre rimedio nel caso qualcuno, una parte o l'altra, violi l'accordo. La disposizione si trova al paragrafo 36. Si tratta di darsi delle scadenze. Abbiamo fissato un calendario e a questo stiamo lavorando. È importante sottolineare che le azioni intraprese hanno una caratteristica fondamentale: sono reversibili. Se l'Europa da sola, o con gli Stati Uniti, e questo dipende dall'Europa, decidesse di soddisfare la sua parte di obblighi previsti dal piano, allora potremmo facilmente tornare alla sua piena".

Arricchire l'uranio e chiedere all'Europa di prendere posizione

- In questo momento, l'Iran sta mettendo ulteriore pressione: perché, altrimenti, arricchire l'uranio proprio adesso? A queste condizioni, come aspettarsi che i partner europei possano continuare a difendere l'Iran in questo percorso?

"Noi non ci siamo ritirati dall'accordo e non lo abbiamo abrogato. Stiamo utilizzando le disposizioni fissate nel patto. È importante che i nostri partner in Europa prendano una decisione, non sull'Iran, ma su come vogliono trattare con gli Stati Uniti. Devono decidere se vogliono essere indipendenti o se gli Stati Uniti possono imporre la loro volontà. [...] Adesso gli Stati Uniti stanno imponendo la loro volontà, al resto del mondo, in violazione del diritto internazionale. Questo è assolutamente inaccettabile anche per l'Europa, il cui futuro si basa sul multilateralismo e lo stato di diritto".

- 'Non abbiamo speranza né fiducia in nessuno e in nessun altro Paese' ha detto il suo portavoce. Si tratta di un'immagine diplomatica piuttosto cupa. Chi sono i suoi amici oggi?

"Nelle relazioni internazionali vogliamo impegnarci con tutti, ma ci fidiamo solo del nostro popolo. Riponiamo la nostra fiducia nel nostro popolo ed è per questo che siamo stati in grado di sopravvivere. [...]Non significa essere isolati in politica estera : in realtà, siamo impegnati nella nostra regione, siamo impegnati nella lotta al terrorismo, siamo impegnati nella lotta all'aggressione e alle imposizioni nel nostro territorio e continueremo a svolgere un ruolo attivo nella comunità internazionale".

Iran: la guerra in Siria e il sostegno ad Assad

La guerra in Siria, costata 400.000 vite, milioni di sfollati, 8 anni di conflitto: il ruolo dell'Iran, controverso, in supporto al presidente Bashar al-Assad viene spiegato dal ministro Zarif con la necessità di pacificare la regione.

"I fatti parlano chiaro: alcuni degli alleati occidentali hanno aiutato Daesh, foraggiato l'ISIS, finanziato al-Nusra. Se Assad non avesse combattuto contro Daesh, sarebbero arrivati a Damasco e oggi anche l'Europa si troverebbe ad affrontare una organizzazione strutturata su una grossa fetta di territorio. Abbiamo aiutato il popolo siriano, abbiamo portato il nostro aiuto al popolo iracheno e a quello del Kurdistan iracheno. Quando Daesh ha attaccato la regione curda, Barzani - il leader del governo regionale curdo dell'Iraq - ha chiesto aiuto a tutti, ha chiamato gli Stati Uniti, ma nessuno ha accolto la sua richiesta. Gli unici che lo hanno aiutato a combattere Daesh sono stati gli iraniani".

L'Iran rivendica la sua funzione stabilizzatrice nella regione e sostiene di non aver mai dato vita a un conflitto.

- Siete stati però molto vicini ad innescare un conflitto con gli Stati Uniti nel Golfo..

"Sapete, è stato chiamato Golfo Persico per un motivo, e cioè per il fatto che è vicino ai nostri confini. Abbiamo quindicimila chilometri di costa nel Golfo Persico. Ora, gli Stati Uniti sono arrivati nella nostra regione da settemila miglia di distanza. Stanno posizionando i loro mezzi, i loro aerei, i loro velivoli senza pilota, i droni, all'interno delle nostre acque territoriali e del nostro spazio aere. Sicuramente ci difenderemo e continueremo a farlo".

"L'economia iraniana soffre : la responsabilità è degli Stati Uniti"

- La vostra economia sta soffrendo; si stima che quest'anno l'inflazione raggiunga il 50 per cento e che il PIL si contragga del 6 per cento. Non è una ragione sufficiente per accettare un incontro allo Studio Ovale. Quella che lei dice di aver rifiutato, ad esempio?

"Ho pagato un prezzo per questo: hanno messo le sanzioni su di me. Va bene: se pago un prezzo personale per aver rifiutato di negoziare sotto costrizione, allora lo farò in qualsiasi momento. La nostra economia è più stabile, credo. Abbiamo attraversato il periodo peggiore. Dallo shock dell'anno scorso, dopo il ritiro del presidente Trump dall'accordo, la moneta ha recuperato un terzo del suo valore".

Abbiamo sofferto enormemente l'anno passato e gli Stati Uniti sono responsabili dei danni enormi arrecati all'Iran, pari a centinaia di miliardi di dollari, che un giorno dovranno pagare.
Mohammad Javad Zarif ministro degli Esteri iraniano

L'Iran andrà alle urne per le elezioni parlamentari l'anno prossimo mentre le presidenziali si terranno nel 2021. Zarif, esponente insieme al presidente Rohani di una politica che si accredita moderata, annuncia di non correre per nessuna carica e di sognare di poter tornare, un giorno, dopo essersi assunto le responsabilità insite nel suo mandato, a insegnare all'Università.

Adesso la missione è quella di salvare il patto sul nucleare. "Al presidente Donald Trump non piace che l'accordo sia firmato da Obama? Al presidente piacerà però il seggio del Consiglio di sicurezza in cui siede in via permanente. Per questo motivo - conclude il ministro iraniano - gli Stati Uniti dovrebbero rispettare gli accordi, deliberati da quello stesso Consiglio di sicurezza, di cui sono membri".

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