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Bolsonaro: "Gli incendi in Amazzonia sono stati appiccati dalle ONG"

"Non esiste un Pianeta B". (Proteste a Salvador de Bahia, 21.8.2019).
"Non esiste un Pianeta B". (Proteste a Salvador de Bahia, 21.8.2019).
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Gli incendi non danno tregua alla Foresta pluviale Amazzonica,nel nord del Brasile. E non si placano neppure le critiche e le polemiche dei confronti del presidente brasiliano Jair Bolsonaro.

Attaccato da più fronti per non aver protetto la foresta più grande del mondo, Bolsonaro accusa ora i gruppi ambientalisti di aver volontariamente appiccato gli incendi proprio per mettere in difficoltà il suo governo.

Finora, quest'anno, il Brasile ha subito oltre 72.000 incendi, con un aumento dell'82% rispetto allo stesso periodo del 2018.

"Per quanto riguarda gli incendi in Amazzonia, ho l'impressione che potrebbero essere stati appiccati dalle ONG, perché abbiamo tolto loro tanti soldi.
Quali sono le loro intenzioni? Creare problemi al Brasile?

Noi abbiamo tolto molti soldi alle ONG: dei fondi che venivano da fuori, il 40% andava alle ONG, e ora non ce l'hanno più. E abbiamo messo fine anche ai contributi pagati con fondi pubblici.
È dunque logico che questa gente stia sentendo la mancanza di risorse".
Jair Bolsonaro
Presidente Brasile
REUTERS/Adriano Machado
Jaor Bolsonaro parla alla Conferenza sull'acciaio, a Brasilia. (21.8.2019).REUTERS/Adriano Machado

Numeri da brividi

Ai numeri sulla crescita degli incendi si aggiungono a quelli, diffusi dall'INPE (Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale), secondo i quali la deforestazione in Amazzonia è cresciuta del 278% nello scorso luglio rispetto allo stesso periodo del 2018.

La diffusione di queste cifre ha portato al siluramento del responsabile dell'INPE, Ricardo Galvao, deciso da Bolsonaro, che ha accusato Galvao di "agire al servizio di ONG straniere".

La politica ambientale del governo brasiliano ha già portato Germania e Norvegia a decidere la sospensione delle loro donazioni al Fondo Amazzonia.

Proteste alla conferenza sui cambiamenti climatici di Salvador de Bahia

L'ondata di incendi fa seguito ad un'ulteriore sistematica deforestazione della foresta amazzonica, con agricoltori incoraggiati a bonificare i terreni per avere campi coltivati e allevamenti di bestiame: il governo brasiliano sembra voglia aprire la regione amazzonica ad uno sviluppo economico non esattamente ecosostenibile.

I manifestanti che hanno marciato per protesta contro il governo-Bolsonaro a Salvador de Bahia, durante la Settimana Latino-Americana e Caraibica sui cambiamenti climatici organizzata dalle Nazioni Unite, hanno esibito cartelli con scritto: "Il pianeta B non esiste".

Duramente fischiato il ministro dell'Ambiente del governo-Bolsonaro, Ricardo Salles.
Lo stesso Salles, di fatto, aveva annunciato a maggio la cancellazione della riunione di Salvador, sostenendo che siccome il Brasile aveva già rinunciato ad ospitare la Conferenza sul clima dell'Onu (Cop 25, che si svolgerà invece in Cile, a dicembre) non aveva senso accogliere un appuntamento preparatorio. "Dovrei permettere una manifestazione solo per consentire ai partecipanti di fare turismo a Salvador?", aveva detto allora il ministro.

"Bolsonaro è un irresponsabile. Deve dimostrare quello che dice: cioè che le associazioni ambientaliste stanno appiccando incendi in Amazzonia".
Camila Veiga
ambientalista ONG ABONG
Camila Veiga, attivista dell'associazione ABONG.

Onu preoccupata

"La deforestazione in Amazzonia e' una questione di "grande preoccupazione" per noi". Lo ha detto Stephane Dujarric, portavoce del Segretario Generale dell'Onu, António Guterres.

"Le foreste nel mondo - ha aggiunto - giocano un ruolo enorme nel tentativo di mitigare gli effetti del riscaldamento climatico"

Uno scenario apocalittico

REUTERS/Adriano Machado

Lo scenario apocalittico ha provocato numerose conseguenze: i fumi hanno raggiunto la popolosa metropoli di San Paolo distante 3.000 km dall'epicentro dei roghi e hanno provocato un blackout di un'ora all'inizio della settimana.

Tra gennaio e le prime tre settimane di agosto, il Brasile ha registrato 71.497 focolai di incendio, il numero più alto del periodo in sette anni, e poco più della metà di essi sono occorsi in Amazzonia, la più grande foresta pluviale del mondo.

Il numero di incendi finora quest'anno è superiore dell'82% rispetto allo stesso periodo del 2018, secondo i dati diffusi dall'Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale (INPE), che conta gli incendi con l'aiuto delle immagini satellitari. Secondo i calcoli dell'agenzia, il 38.228, ovvero il 52,5%, delle fonti di incendio registrate fino al 18 agosto, sono state rilevate negli stati dell'Amazzonia.

Il 31% dei focolai (21.942) sono avvenuti nel Cerrado, come è nota la savana brasiliana, e vicino all'Amazzonia, e il 10,9% (7.943) nella Foresta Atlantica, la regione boschiva che confina con la maggior parte della costa del paese.

Lo stato più colpito, con 13.641 focolai, è quello del Mato Grosso, che si estende su gran parte dell'Amazzonia.

La diffusione degli incendi nella regione ha costretto alcuni stati amazzonici, come Amazonas e San Giovanni d'Acri, a dichiarare una situazione di emergenza o di allarme ambientale perché il fumo moltiplica le malattie respiratorie e perturba il traffico aereo.

REUTERS/Adriano Machado

Link utili

- Associazione ambientalista ABONG

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Cosa si intende per deforestazione dell'Amazzonia?
E come è avvenuta, in tempi così rapidi?