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Turchia, "liste di proscrizione" per giornalisti nel rapporto di think tank

Turchia, "liste di proscrizione" per giornalisti nel rapporto di think tank
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Associazioni giornalistiche e sindacati hanno condannato il documento di un think tank turco sui media stranieri. Descritto come "studio scientifico" dalla Fondazione per la ricerca politica, economica e sociale (SETA), il rapporto si intitola "International Media Outlets' Extensions in Turkey" ed è strutturato come una vera e propria lista di proscrizione elencante i giornalisti internazionali le cui posizioni sarebbero viziate da pregiudizio ed eccessiva partigianeria nei confronti del governo turco.

L'Unione Turca dei Giornalisti (TGS) ha dichiarato che intende presentare una denuncia penale sul rapporto, che è stato pubblicato venerdì.

Stando al documento, i giornalisti presi in esame userebbero un "linguaggio antigovernativo" in notiziari e quotidiani stranieri. Il rapporto afferma anche che i media avrebbero riferito in maniera partigiana su questioni delicate, come gli arresti tra le fila del partito della sinistra filo-curda HDP, l'economia turca e il tentato golpe del 15 luglio 2016.

Profiling giornalistico

Il rapporto fornisce nomi ed esperienze professionali di giornalisti che lavorano in istituzioni come la redazione turca di Euronews, la BBC turca, l'edizione turca della Deutsche Welle , Voice of America , le edizioni turche di Sputnik e CRI e il portale Independent Turkey. Ad essere elencati sono anche i post condivisi dai giornalisti sui social media, che proverebbero il loro "orientamento antigovernativo".

SETA si descrive come "un think tank indipendente e imparziale" e una casa editrice. Molti osservatori, tuttavia, sono convinti che l'organizzazione abbia una chiara impronta filogovernativa.

Uno degli autori del rapporto, İsmail Çağlar, ha respinto la critica su Twitter, scrivendo che il think tank condivide informazioni open source con il pubblico. "Se ci sono errori, fateceli notare." Scrive Çağlar, "Il resto è un vostro giudizio ideologico, che non è il nostro mestiere".

Il think tank ha anche respinto le critiche sulla relazione in una dichiarazione di domenica, affermando: "Non ci siamo concentrati in modo particolare sui giornalisti legati all'opposizione. Il fatto che i giornalisti abbiano una posizione politica e la loro determinazione è legittimo".

Un'operazione "di mobbing"

Reporters senza frontiere ha scritto che il rapporto del think tank "filogovernativo" "porta il mobbing verso i corrispondenti dei media stranieri a un nuovo livello". "Condanniamo fermamente questo nuovo tentativo di intimidazione e siamo al fianco dei nostri colleghi mirati", ha twittato l'organizzazione no-profit per la libertà di stampa.

Nel rapporto annuale 2019 sulla libertà di stampa nel mondo, l'organizzazione colloca la Turchia al 157° posto su 180.

L'Associazione dei giornalisti progressisti ha dichiarato che il rapporto rappresenta "un attacco alla stampa", aggiungendo che molti giornalisti "lavorano in organizzazioni straniere perché i media nazionali turchi sono compromessi" con il governo.

Un altro gruppo di stampa turco, l'"Associazione dei giornalisti del Sud-Est", ha dichiarato che il rapporto rappresenta un attacco neanche troppo velato ai giornalisti presi di mira. L'associazione ha detto che il rapporto dovrebbe essere ritirato e che il think tank dovrebbe scusarsi con i giornalisti menzionati nel rapporto.

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