ULTIM'ORA

Migranti, "Alan Kurdi" salva 65 migranti: in rotta verso Lampedusa

Migranti, "Alan Kurdi" salva 65 migranti: in rotta verso Lampedusa
Diritti d'autore
Fabian Heinz
Dimensioni di testo Aa Aa

Accordo tra Malta e Italia per i 55 migranti (13 sono stati fatti sbarcare per motivi di salute) a bordo del veliero "Alex", dell'ONG Mediterranea, che resta però al momento in attesa al largo di Lampedusa.

Malta e Italia si dividono gli immigrati?

La Valletta accetta di ricevere quei migranti, e ne invierà altrettanti in Italia. Il veliero ha però fatto sapere di non essere in grado di viaggiare fino a Malta.

Il Ministero dell'Interno italiano ha poi fatto sapere di aver messo a disposizione delle imbarcazioni militari per il trasporto dei migranti fino a Malta, a condizione che anche il veliero Alex entrasse poi in porto a La Valletta.

Mediterranea avrebbe però rifiutato, rendendosi disponibile a seguire con il proprio veliero solo fino a 15 miglia dalla costa maltese, cioè in acque internazionali. Per le autorità italiane questo sarebbe indice della volontà da parte dell'imbarcazione di evitare i controlli delle autorità portuali maltesi. Ricordiamo che Alex batte bandiera italiana e che si è vista opporre il divieto all'ingresso, con i migranti a bordo, in acque italiane. La soluzione al momento in cui scriviamo non è quindi ancora stata acquisita.

E dopo il naufragio di ieri con ottantadue dispersi al largo della Tunisia, un altro gommone carico di 65 migranti è stato tratto in salvo dalla nave "Alan Kurdi" dell'ONG tedesca Sea-Eye.

Direzione Lampedusa

Sono stati soccorsI in acque internazionali, a circa 34 miglia dalla costa libica.

Già nel primo pomeriggio, verso le 15.45, la "Alan Kurdi" è ripartita, tenendo una velocità di 7 nodi, in direzione Lampedusa. Intorno alle 23 appariva molto vicina alla Open Arms, che era ferma da qualche ora a metà strada tra la costa libica e Lampedusa. Poco prima delle 22.30, un comunicato di Sea Eye confermava: "stiamo dirigendo su Lampedusa". E spiegava che, una volta usciti dalla zona SAR libica, cioè poco dopo la mezzanotte, avrebbero chiesto assitenza urgente all'Italia.

Delle 65 persone a bordo, veniva precisato, 39 sono minorenni, il più giovane ha 12 anni. Quarantotto di loro sono in fuga dalla Somalia, uno ha raccontato di essere partito tre anni fa, di aver impiegato tre mesi per attraversare il deserto e di aver perso un amico, ucciso dal fuoco delle guardie di frontiera libiche.

A bordo della Alan Kurdi, anche due libici: secondo il comandante della nave, l'autorità libica si è mostrata più interessata all'identità dei due libici che a tutto il resto. Il comunicato di Sea Eye menziona anche decine di comuni tedeschi che si sono detti pronti ad accogliere i rifugiati. L'autorizzazione dovrebbe essere data dal Ministro dell'Interno, che già per la Sea Watch aveva detto di no. Per questo, si legge nel comunicato di Sea Eye, la "alleanza di Seebrücke nei prossimi giorni mobiliterà di nuovo migliaia di persone per manifestare in favore di una politica d'accoglienza umana e solidale".

Fabian Heinz

Comunicazioni "politiche" difficili

Nel primo comunicato diffuso dalla ONG "Sea-Eye", che gestice la "Alan Kurdi", i primi tentativi di comunicazione con le autorità libiche sono falliti.
Sono stati successivamente informati i centri di controllo di salvataggio di Tripoli, Roma, La Valletta e Brema.

Fabian Heinz

Il gommone non voleva fermarsi

In un primo tempo, il gommone ha cercato di sfuggire alla nave "Alan Kurdi". Apparentemente, temeva che fosse una nave della Guardia costiera libica. Poi, appurato che si trattava di una nave di salvataggio, ha accettato i soccorsi.
Tre medici dell'ONG hanno curato i 65 migranti, tra cui una donna.
Solo piccole ferite per alcuni di loro.

Il gommone è stato fornito con carburante sufficiente. Tuttavia, a bordo non c'era né un telefono abilitato al GPS, né altri ausili di navigazione e di soccorso.

Uno dei migranti a bordo ha riferito di aver iniziato il viaggio in mare giovedì pomeriggio.
Secondo il report dei soccorritori, il gommone era stato in mare per più di 12 ore.

Fabian Heinz

"Sono stati fortunati"

"Senza un telefono abilitato al GPS e senza conoscenze nautiche di base, questi giovani probabilmente non avrebbero raggiunto un luogo sicuro e il gommone sarebbe scomparso in mare".
Gorden Isner
capo missione "Alan Kurdi"

"Le persone a bordo di questo gommone sono state incredibilmente fortunate: la possibilità di essere rintracciati con il binocolo nelle ore del mattino era davvero minima: senza un telefono abilitato al GPS e senza conoscenze nautiche di base, questi giovani probabilmente non avrebbero raggiunto un luogo sicuro e il gommone sarebbe scomparso in mare", ha detto Gorden Isler, capo della missione a bordo dell'"Alan Kurdi".

Fabian Heinz
"Ci hanno proposto il porto libico di Zawiya, abbiamo risposto che non andremo lì perché non possiamo garantire la sicurezza di queste persone, quindi ora aspettiamo che indichino un'altra destinazione".
Carlotta Weibl
portavoce Sea-Eye

Intervistata nel primo pomeriggio (alle 15.30, quando la nave era ancora in attesa davanti alle coste libiche) al telefono da Diego Malcangi, la portavoce Carlotta Weibl spiega da Bonn, dove ha sede Sea Eye, la situazione:

Lei in questo momento è direttamente in contatto con l'equipaggio?

Certo

Com'è la situazione a bordo?

Al momento c'è naturalmente un po' di stress, le persone sono a bordo e ci prendiamo cura di loro, ma non c'è nessuna emergenza medica, insomma è tutto a posto. Per il resto, l'equipaggio ora è in contatto con le autorità libiche, si tratta di decidere dove dobbiamo andare. Ci è stato proposto il porto libico di Zawiyah ma abbiamo risposto che lì non possiamo andare perché non possiamo garantire la sicurezza di queste persone. E quindi siamo in attesa di un'indicazione ulteriore su dove dobbiamo andare.

Sempre dalle autorità libiche? O avete anche contattato gli italiani e i maltesi?

Abbiamo chiesto a tutti, abbiamo contattato anche Roma e Malta, ma al momento non abbiamo ricevuto risposte da loro. E quindi finora siamo in contatto solo con le autorità libiche.

E quindi l'imbarcazione dirige verso nord, ora. Avete contattato anche le autorità tunisine?

No, ancora non stiamo dirigendo verso nord. Stiamo aspettando di vedere come si sviluppa la situazione. Con la Tunisia no, non abbiamo avuto contatti.

Perché?

Perché la zona in cui siamo intervenuti è sotto responsabilità libica e quindi non c'è motivo di contattare le autorità tunisine. Se ci venisse indicata come destinazione un porto tunisino sarebbe ancora una situazione diversa e quindi a quel punto dovremmo pensare al da farsi, ma al momento è una questione che riguarda la Libia per la zona di responsabilità, e Roma era responsabile prima e quindi li contattiamo sempre nello stesso tempo.

L'Italia è responsabile della zona SAR libica se non ricevete risposta dalla Libia, è corretto?

Esattamente.

Quindi al momento non c'è emergenza medica, c'è comunque stress a bordo, Lei ha sicuramente visto e sentito come si svolge con le altre imbarcazioni, insomma c'è un certo stress, tensione... Quanto tempo pensa che ci vorrà per trovare una soluzione?

Naturalmente noi chiediamo sempre una soluzione rapida, ma capiamo anche che dietro ci sono molte discussioni politiche. Ma noi diciamo che non dovrebbero svolgersi sulle spalle di queste persone. Devono per prima cosa essere portati al sicuro, e poi si può continuare a discutere.

Molto difficile da indovinare. Naturalmente noi chiediamo sempre una soluzione rapida, ma capiamo anche che dietro ci sono molte discussioni politiche. Ma noi diciamo che non dovrebbero svolgersi sulle spalle di queste persone. Devono per prima cosa essere portati al sicuro, e poi si può continuare a discutere. Ma abbiamo visto nel passato, anche la scorsa settimana con la Sea Watch, che è molto molto complicato e si prolunga per giorni e anche settimane, ma devo dire che la nostra nave è sensibilmente più piccola della Sea Watch e non potremo aspettare aspettare una soluzione per due settimane.

Il governo italiano dice che la presenza delle ONG davanti alle coste libiche motiva le partenze...

Si, è un'argomentazione che sentiamo spesso, e possiamo dire che se guardiamo a quando iniziò l'operazione Mare Nostrum negli anni passati, che iniziò le operazioni di salvataggio in mare, fu in reazione al fatto che così tanti partivano e spesso morivano in mare. Il che significa che i tentativi delle traversate esistevano ben prima che si avviassero le operazioni di soccorso, e anche adesso, negli ultimi anni, abbiamo visto che quando per diversi mesi non c'erano praticamente imbarcazioni private perché erano tutte bloccate o sequestrate, hanno comunque provato in tanti la traversata. Ci sono diversi studi che dimostrano che le persone provano in ogni caso a fuggire, e bisogna anche capire che questo passaggio attraverso il mare è l'ultima tappa di un viaggio che nella gran parte dei casi dura mesi o anche anni.

E il motivo per cui una persona decida di partire - per esempio da un villaggio in Somalia - non è perché negli ultimi metri, per dirla così, c'è una ONG che ti porta di là, ma sono ben altre ragioni che spingono le persone a partire e ben altre motivazioni per le quali vogliono venire in Europa, non certo perché ci siamo noi lì.

Quello che vediamo è che le persone trovano sempre più vie, quando la rotta del Mediterraneo centrale diventa più difficile, si spostano un po' più a ovest o a est. Insomma ci saranno sempre persone che provano a venire in Europa, indipendentemente dal fatto che noi siamo lì oppure no.

Siete parte di qualche forum internazionale nel quale si discuta proprio delle cause delle partenze e si cerchino delle soluzioni?

No, noi naturalmente comunichiamo e ci scambiamo idee tra ONG, e naturalmente ci sono sempre molti contatti con altre ONG, e ovviamente viene sempre detto che bisogna prima di tutto combattere le cause delle partenze, ma nello stesso tempo noi non vediamo il nostro lavoro come qualcosa di politico. Naturalmente bisogna trovare una soluzione ai motivi per cui partono, e bisogna anche trovare soluzioni su quello che gli succede una volta che sono in Europa, ma il nostro lavoro è prioritariamente umanitario, il salvataggio delle persone nel Mediterraneo, e quindi ci focalizziamo su questo. Il che ovviamente non vuol dire che non ci interessi il resto, e abbiamo anche le nostre opinioni, ma non siamo super-attivi in quel campo.

Ha qualche segnale su quello che dobbiamo aspettarci per il prossimo periodo? La situazione in Libia si è notevolmente complicata, tra l'altro.

Esatto, in Libia adesso è davvero una situazione estrema, già dalle scorse settimane, da quando è riesplosa la guerra civile, adesso s'è parlato anche molto di un centro per rifugiati che è stato bombardato, con decine di morti, e lo vediamo chiaramente anche dagli ultimi casi che abbiamo potuto osservare in mare negli ultimi giorni - la nostra nave era lì da martedì, e da allora abbiamo partecipato alle ricerche di due imbarcazioni che non sono state trovate, poi Alex, la barca a vela di Mediterranea, ha raccolto ancora delle persone, hanno trovato anche due barche vuote, anche in questo caso dobbiamo pensare a probabili annegamenti... E quindi in questa fase arrivano molte barche, o comunque sono in molti a tentare la traversata, e naturalmente questo è collegato al fatto che è adesso è estate e d'estate le partenze sono abitualmente più numerose perché il mare è più calmo, ma chiaramente è dovuto anche al deterioramento della situazione in Libia.

Euronews non è più disponibile su Internet Explorer. Questo browser non è aggiornato da parte di Microsoft e non supporta le ultime novità. Ti suggeriamo di usare un altro browser come Edge, Safari, Google Chrome o Mozilla Firefox.