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Su Facebook fiorente traffico di opere d'arte da Siria e Medio Oriente, anche "su ordinazione"

Su Facebook fiorente traffico di opere d'arte da Siria e Medio Oriente, anche "su ordinazione"
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Screenshot Facebook
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Su Facebook esiste una rete di contrabbando di reperti archeologici e opere d'arte provenienti dalla Siria e dal Medio Oriente dove è possibile effettuare vere e proprie "ordinazioni" di artefatti, i quali vengono successivamente trafugati e venduti. Non solo da criminali, ma anche da persone comuni che altrimenti non avrebbero di che sopravvivere. E l'Italia è uno dei centri nevralgici di questo commercio illegale. Lo denuncia a Euronews il professor Amr Al-Azm, ordinario di storia del Medio Oriente e Antropologia alla Shawnee State University. "In Iraq, Libia, Yemen... il saccheggio è diventato pratica endemica e sistematica".

Con la collega Katie Paul, Al-Azm ha co-fondato il progetto ATHAR (Antiquities Trafficking and Heritage Anthropology Research Project) e ha trascorso anni investigando post sui social e il mondo sotterraneo del contrabbando digitale, del finanziamento al terrorismo e al crimine organizzato.

Tutto è iniziato quando delle pagine Facebook hanno iniziato a offrire pezzi d'antiquariato in vendita, ricostruisce l'accademico. Qualsiasi tipo di oggetto, dai più piccoli fino a grandi mosaici, statue, monete d'oro e d'argento e opere d'arte. Tutti disponibili online.

Screenshot Facebook

"I social media hanno giocato un ruolo importante nelle proteste, quindi era solo questione di tempo prima che vi sbarcasse anche il contrabbando di opere d'arte", spiega Al-Azm. Il saccheggio è diventato pratica sistematica in Siria dal 2012 in poi, all'epoca dell'inizio del conflitto e della Primavera araba. "Tutto è andato a rotoli, nel Paese, e i pezzi del patrimonio culturale sono diventati spoglie di guerra".

Mentre le immagini di bombardamenti e combattenti degli estremisti radicali dello Stato Islamico si facevano sempre più comuni, nessuno era al corrente della razzia in corso, la forma più estesa di danno al patrimonio culturale in Siria. Il professore ritiene che i saccheggi siano arrivati ad un "livello senza precedenti", diventando pratica istituzionalizzata con la creazione di un ministero incaricato di "prelevare" oggetti del patrimonio culturale per finanziare la proprie attività. Il patrimonio culturale siriano è così diventato una risorsa da sfruttare, come le altre.

Quando i mezzi di sussistenza per la popolazione locale sono venuti meno per via della guerra e della carestia, anche i criminali hanno iniziato a dividersi la torta, con l'aiuto di funzionari corrotti, perché esisteva la domanda sul mercato.

Secondo l'esperto, la gamma di persone che vende questi manufatti è vasta e va dai professionisti del saccheggio e del traffico di opere d'arte a persone disperate che cercano solamente di arrivare a fine mese. Alcuni utilizzano i forum online come un mercato, altri offrono veri e propri servizi su ordinazione.

La Bulgaria, uno dei centri nevralgici del traffico

I manufatti islamici vengono spesso venduti nella regione del Golfo, ma anche l'Europa vanta diversi acquirenti. Di recente, due grandi busti e diversi oggetti provenienti dall'Egitto e dalla Libia sono stati sequestrati in Spagna, a Barcellona. Anche Londra e Parigi sono importanti nodi del commercio clandestino di antiquariato; Al-Azm ritiene che ne conosciamo appena "i bordi esterni".

La Bulgaria è stata a lungo uno dei centri nevralgici non solo del traffico, ma anche della produzione di falsi: si tratta infatti della porta d'ingresso per l'Europa dalla Turchia.

"Se avete intenzione di spostare la roba negli stati dell'UE, una volta arrivati in Bulgaria vi si apre la rotta", spiega l'accademico.

Anche per l'assenza di un mercato legale per gli oggetti d'antiquariato in Turchia, il Paese fa da pietra angolare di questo tipo di commercio - anche data la sua posizione. Tuttaviam secondo Al-Azm, le autorità locali stanno cercando di mettere un freno alla tratta.

Il fiorente mercato italiano

L'Italia ha una lunga tradizione in questo tipo di attività illecita, e molti sono gli acquirenti di antiquariato depredato nel Medio Oriente: si tratta di un mercato consolidato sia per la ricchezza del suo patrimonio artistico sia per la sua vicinanza geografica all'Africa, in particolare alla Libia.

Cosa si può fare per arginare la vendita online di artefatti saccheggiati?

I social media sono diventati parte del problema, dice Al-Azm. "Hanno permesso che si ingrandisse e ora sono un fattore decisivo, avremmo dovuto fare qualcosa agli albori di questi traffici".

Tuttavia, secondo il professore, è necessario che le piattaforme online non cancellino i messaggi o i gruppi di compravendita perché si tratta di prove utili per perseguire i trafficanti a livello legale. "Ci preoccupiamo che ci sia una corsa all'eliminazione dei contenuti per cercare di coprire le proprie tracce - aggiunge - una cancellazione tardiva, che andrebbe fatta non appena un post viene creato".

Al-Azm afferma che è facile trovare online i gruppi che vendono opere d'arte saccheggiate: chiunque, ritiene, può trovare numerose pagine che offrono quello ciò che interessa con pochi termini di ricerca, che spalancano "un intero mondo" di illegalità.

"Facebook, piattaforma che detiene le chiavi della porta sul retro e il controllo degli algoritmi, avrebbe dovuto saperlo e fare qualcosa a riguardo, ma non è mai stato fatto nulla finché ora il problema si è ingrandito in maniera gigantesca".

Un portavoce di Facebook ha spiegato a Euronews che il coordinamento di attività illegali non è consentito sulla propria piattaforma e che sono in vigore politiche rigorose per la rimozione di contenuti, profili, pagine o gruppi che violano queste regole, una volta che vengono portati alla sua attenzione. "Stiamo continuando a investire in persone e tecnologia per tenere questa attività al di fuori da Facebook e incoraggiare gli utenti a segnalare qualsiasi cosa sospettino possa violare i nostri standard comunitari, in modo da poter agire rapidamente".

La piattaforma incoraggia gli utenti a segnalare tali attività alle forze dell'ordine locali. Diverse organizzazioni stanno lavorando per scoprire il traffico online di opere d'arte attraverso la ricerca e il lavoro sul campo.

Oltre ad ATHAR, esiste ACCO (Alliance to Counter Crime Online), un consorzio di diverse organizzazioni che coordina gli sforzi per aiutare a tracciare, monitorare e diffondere consapevolezza sull'uso, o abuso, dei social network per i traffici criminali.