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Chiesa e pedofilia: vittime deluse alla fine del summit

Chiesa e pedofilia: vittime deluse alla fine del summit
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Mai era successo che 200 alti prelati, vescovi, cardinali, provenienti dai 5 continenti avessero discusso col papa di pedofilia nella chiesa. Dopo quattro giorni di riunioni sotto gli occhi del mondo, della conferenza conclusasi questa domenica in Vaticano, restano l'annuncio del pontefice di un 'motu proprio', il mea culpa dei vescovi, le atroci testimonianze delle vittime e la loro delusione finale. Passeranno alla storia, tuttavia le parole del pontefice che ha chiamato il male della pedofilia per nome e invocato la protezione dei bambini sia durante la conferenza , sia all'angelus di domenica

Un velo è stato squarciato pubblicamente dal clero o almeno da una parte di esso.

Le testimonianze degli abusati ascoltati in Vaticano, uomini donne che hanno incontrato il mostro, sia esso prete o suora, in chiesa, in seminario, in convento, hanno commosso i clerici.

Thomas Rosica, consigliere vaticano: "Gli abusati sono state al centro di questo meeting. È per loro che ci siamo riuniti. Zero tolleranza è il futuro della chiesa".

Giorgia Orlandi, inviata di euronews, dice dalla manifestazione degli abusati di sabato a Roma: "La conferenza chiede una politica di tolleranza zero ma le vittime, venute da tutto il mondo, chiedono più che semplici linee guida".

Dalla conferenza infatti è uscita la volontà di adottare linee guida in 21 punti contro la pedofilia ma le vittime chiedono di più: vogliono volontà e trasparenza, l'abolizione del segreto pontificio, di fatto che nessun dossier venga più insabbiato con qualche scusa.

Peter Saunders, membro di ECA e fondatore di NAPAC (National Association of People Abused in Childhood), sottolinea che: "Non si può cambiare una cultura dicendo dobbiamo parlarne, non è bene. Le regole che la chiesa deve implementare sono semplici e sono anni che le illustriamo. Così il papa, ma non ha fatto nulla di concreto".