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Venezuela: represse nel sangue le proteste per gli aiuti

Venezuela: represse nel sangue le proteste per gli aiuti
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Tre camion che trasportavano aiuti umanitari sono stato incendiati sabato al confine con la Colombia quando le forze dell'ordine sono intervenute per bloccarli, ha detto la deputata dell'opposizione Gaby Arellano. "La gente sta proteggendo il carico del primo camion e si occupa degli aiuti umanitari che il presidente venezuelano Nicolas Maduro, il dittatore, ha chiesto di bruciare", ha aggiunto la deputata.

Al confine tra Colombia e Venezuela, da giorni il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha bloccato gli aiuti umanitari statunitensi convinto che siano un cavallo di Troia. Il presidente autoproclamato Juan Guido, giorni fa aveva dato un ultimatum, "gli aiuti entreranno entro il 23 febbraio", che scade in queste ore.

Oggi Nicolas Maduro, ha annunciato la rottura di "tutte le relazioni diplomatiche e politiche" con il governo "fascista" della Colombia, esortando i diplomatici colombiani ad abbandonare il Venezuela "entro 24 ore". Questo è avvenuto dopo che diversi militari venezuelani hanno abbandonato il presidente e si sono rifugiati in Colombia.

La situazione dunque è sempre più tesa. Anche verso il confine brasiliano dove pure Maduro ha bloccato gli aiuti umanitari inviati dal neoeletto presidente Jail Bolsonaro e ieri sono stati uccisi due indigeni che manifestavano contro il blocco.

Altri 4 morti in scontri non lontano dalla frontiera col Brasile ci sono stati oggi a Santa Elena de Uairen. Qui i "colectivos" (gruppi irregolari chavisti) hanno sparato sui manifestanti. Lo ha detto Alfredo Romero, direttore della ong Foro Penal, aggiungendo che i feriti sono almeno 18.