Su Telegram sono la propaganda del Cremlino diffonde teorie secondo cui la guerra in Ucraina sia in fondo all'agenda politica dell'Europa e che Kiev potrebbe causare incidenti di proposito per tornare al centro dell'attenzione
La propaganda filorussa sta cercando di screditare l'Ucraina collegandola al conflitto in Iran, suggerendo che Kiev stia perdendo il sostegno internazionale nel conflitto con Mosca. Lo ha rivelato un rapporto di EUvsDiSiNFO pubblicato il 13 marzo.
Una delle principali affermazioni ricorrenti è che Kiev sia scontenta del fatto che la guerra in Iran stia distogliendo l’attenzione dall’Ucraina e che il conflitto sia finito in fondo all'agenda politica europea.
A inizio marzo, l'analista moscovita Sergei Poletaev, sostenitore della guerra in Ucraina, ha scritto che un conflitto prolungato in Iran distoglierebbe l'attenzione globale e reindirizzerebbe anche risorse militari chiave - come i sistemi di difesa missilistica - verso il Golfo Persico.
Narrazioni simili sono state riprese dai media russi sin dall’inizio dell’escalation, con alcune testate che hanno persino suggerito, senza prove, che l'Ucraina potrebbe inscenare incidenti in Europa o in Russia per tornare sotto i riflettori.
La guerra in Iran sta distogliendo l'attenzione dall'Ucraina?
Una simile narrazione è stata particolarmente diffusa su Telegram.
Rodion Miroshnik, ambasciatore presso il ministero degli Esteri russo, ha scritto sul suo canale che "lo spostamento dell'attenzione globale dall'Ucraina al Medio Oriente priva Zelensky della sua principale leva: la capacità di influenzare l'agenda dei media, che negli ultimi anni ha saputo monetizzare con successo".
Secondo Miroshnik gli Stati Uniti sarebbero "completamente assorbiti" dalla questione dell'Iran e si sarebbero dimenticati dell'Ucraina.
Già a settembre 2025, Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato che l'Ucraina potrebbe pianificare attacchi ai Paesi della Nato per attirare l'attenzione e poi addossare la colpa a Mosca.
Zakharova ha avvertito che "l'Europa non è mai stata così vicina alla Terza Guerra Mondiale".
I leader europei hanno respinto l'idea che le tensioni in Medio Oriente possano indebolire la loro posizione nei confronti della Russia.
In un colloquio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky all'Eliseo il 13 marzo, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che Mosca si "sbaglia" a credere che la crisi iraniana possa portare alla Russia un sollievo strategico.
Macron ha anche ribadito che il G7 non avrebbe riconsiderato le sanzioni. "L'aumento dei prezzi del petrolio non deve indurci a cambiare la nostra politica di sanzioni nei confronti della Russia", ha dichiarato.
Divisioni tra gli alleati occidentali
Ciononostante, gli Stati Uniti hanno annunciato di voler allentare le restrizioni sulle esportazioni russe di petrolio e di prodotti petroliferi come misura a breve termine per stabilizzare i mercati globali, con una mossa che ha attirato le critiche di diversi alleati europei.
Paesi come la Germania, la Francia, la Norvegia e il Regno Unito si sono opposti alla decisione, avvertendo che questa rischia di compromettere gli sforzi delle sanzioni volte a indebolire l'economia russa mentre infuria la guerra in Ucraina.
In realtà, in contrasto con l'ammorbidimento degli Stati Uniti, il 14 marzo gli Stati membri dell'Ue hanno deciso di estendere le sanzioni contro la Russia per altri sei mesi.
Tuttavia, in Europa permangono le divisioni. Il primo ministro belga Bart De Wever ha suggerito che l'Europa dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di riallacciare i rapporti con Mosca per ripristinare l'accesso a un'energia più economica, sostenendo che la fine della guerra sarebbe nell'interesse economico dell'Europa.
Altri leader, tra cui la premier Giorgia Meloni, Macron e l'ungherese Viktor Orbán, hanno espresso il loro sostegno a colloqui diretti con la Russia, mentre Paesi come la Polonia e gli Stati baltici restano fermamente contrari.
Energia e pressione strategica
Anche l'energia è emersa come elemento chiave nel più ampio contesto geopolitico.
All'inizio di questo mese, il presidente russo Vladimir Putin ha suggerito che Mosca potrebbe riorientare le esportazioni di energia dall'Europa verso mercati alternativi in Asia, pur segnalando che la cooperazione con i partner europei rimane possibile a determinate condizioni.
"Siamo pronti a lavorare anche con gli europei, ma abbiamo bisogno di segnali chiari che dimostrino che sono disposti a impegnarsi e che possono garantire una stabilità a lungo termine", ha dichiarato.
Allo stesso tempo, l'aumento dei prezzi del petrolio ha suscitato preoccupazione tra i leader europei.
António Costa, presidente del Consiglio europeo, ha descritto la Russia come un potenziale beneficiario della situazione, sostenendo che i maggiori introiti energetici e lo spostamento dell'attenzione globale potrebbero indirettamente sostenere il suo sforzo bellico in Ucraina.