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Unione africana, ora tocca ad al-Sisi

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Alla seconda giornata del vertice dei paesi dell'Unione africana, in corso a Addis Abeba si è parlato di sviluppo economico e migrazioni, col ministro degli Esteri libico, Mohamed Taha Siala, impegnato a smentire le accuse che descrivono la Libia come l'"inferno dei migranti", dove chi cerca di raggiungere l'Europa viene ridotto in schiavitù. "Non esiste la schiavitù in Libia, non esiste nella nostra religione e non esiste nelle nostre leggi. Recentemente però ci sono persone vendute da un trafficante all'altro. Per questo siamo soddisfatti che ci sia una sanzione della comunità internazionale contro questi trafficanti".

Da un lato il fenomeno migratorio, dall'altro la profonda crisi economica del continente, piegato da secoli di colonizzazione e da politiche di rapina delle materie prime da parte delle grandi potenze: un quadro che il presidente della Banca europea degli investimenti giudica con interesse: "L'Africa è un crocevia, come si vede. Naturalmente stanno emergendo delle opportunità e si stanno affrontando le sfide: intravedo un cambiamento interessante nella leadership dell'Unione Africana, vedo una forte concentrazione sulla informatizzazione e sulla trasformazione".

Col vertice la guida dell'Unione africana è nelle mani dell'egiziano al-Sisi. Sostenitore del generale Haftar, a sua volta vicino a Parigi, al-Sisi potrebbe rafforzare il ruolo della Francia nello scacchiere libico.