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Francia, i sindaci dei piccoli centri e il "Grande DIbattito Nazionale"

Francia, i sindaci dei piccoli centri e il "Grande DIbattito Nazionale"
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Visto dalla Francia dei piccoli paesi lontani da Parigi, il Gran DIbattito Nazionale aperto dal presidente Emmanuel Macron suscita speranze, ma solo moderate, come qui a Beajeu, 2500 abitanti, nella regione Auvergne-Rhone Alpes. "Dare la parola ai cittadini è bene, ma non si sa se questa cosa avrà un seguito... di questo non sono convinta", dice netta una pensionata. "Io non parteciperò, ma perché non dovrebbe essere una cosa utile? Credo che al posto di rompere e distruggere sia meglio partecipare e dire cosa si pensa", aggiunge un uomo. "È una cosa fallita in partenza... cerca di recuperare ma bisogna vedere come reagiranno le persone", si chiede un signore.

Concepito in risposta alle proteste dei gilet gialli, e privo di qualsiasi potere decisionale, il Gra nde Dibattito Nazionale dovrebbe riscrivere l'agenda politica francese, rilegittimando così l'azione dell'esecutivo. Per i sindaci è una occasione di riportare i loro temi al centro del confronto. Sylvain Sotton, sindaco di Beaujeu: "I sindaci sono in prima linea perché è a loro che ci si rivolge per ogni problema. Io credo che nostro ruolo sia almeno quello di facilitare le cose , dato che non siamo qua per acutizzare le proteste, ma per far emergere le rivendicazioni, per far rimontare le proposte".

La scommessa di Macron, che scavalcando i corpi intermedi prova a rapportarsi direttamente ai cittadini, però non è ancora vinta. Non sarà facile per l'inquilino dell'Eliseo dare risposte convincenti a problemi che pesano sempre più sulle classi meno privilegiate. Stéphanie Morbois, Euronews: "La grande questione ora è quella di sapere se i cittadini della Francia rurale parteciperanno attivamente al Grande Dibattito Nazionale, accogliendo l'occasione che il presidente della repubblica rivolge loro per farsi ascoltare. Avranno due mesi di tempo per farlo, la consultazione si chiuderà il 15 marzo".