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Non solo storie inventate: giornalista dello Spiegel accusato di truffa

Non solo storie inventate: giornalista dello Spiegel accusato di truffa
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Gert Krautbauer
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Si aggrava col passare dei giorni la posizione di Claas Relotius, l'ex giornalista del settimanale Der Spiegel che ha inventato di sana pianta fonti e notizie di molti dei suoi articoli. Il reporter è ora accusato anche di appropriazione indebita.

E' stato lo stesso Der Spiegel a fornire alla polizia informazioni che proverebbero come Relotius abbia chiesto delle donazioni in denaro ad alcuni lettori per aiutare gli orfani siriani al centro di uno dei suoi articoli. Secondo il settimanale il giornalista non solo avrebbe inventato gran parte delle storie sugli orfani, ma avrebbe anche trasferito le somme donate dai lettori sul suo conto personale.

Der Spiegel ha annunciato di avere presentato una denuncia contro Relotius, licenziato dal settimanale qualche giorno fa, e di avere fornito tutte gli elementi di cui dispone ai pubblici ministeri.

I giornalisti dello Spiegel hanno ribadito che non erano a conoscenza della raccolta fondi fraudolenta organizzata da Relotius e non hanno idea di quanto denaro sia riuscito a raccogliere il reporter.

L'articolo incriminato è stato pubblicato nel luglio 2016 e raccontava la storia degli orfani siriani che vivono in condizioni di indigenza nelle strade della Turchia.

Relotius è accusato di avere chiesto donazioni in denaro via e-mail ai lettori che lo hanno contattato a proposito dell'articolo. Un fotografo turco che ha lavorato con lui al reportage ha rivelato che molte parti erano frutto della fantasia del giornalista.

Dettagli di altre storie inventate sono emerse la settimana scorsa, dopo che Relotius ha ammesso di aver inventato notizie e fonti di oltre 10 articoli.

Esagerazioni e bugie vere e proprie

Uno di questi articoli, intitolato "In a small town" e pubblicato nel marzo del 2017, era incentrato sulla vita dei sostenitori di Donald Trump a Fergus Falls, un piccolo centro del Minnesota dove Relotius ha detto di avere trascorso tre settimane "sul campo".

Due residenti di Fergus Falls, Michele Anderson e Jake Krohn, hanno fatto tradurre l'articolo (originariamente pubblicato in tedesco) e non hanno nascosto il loro disappunto. I due si sono sentiti obbligati a pubblicare la loro storia per smascherare le esagerazioni e le vere e proprie bugie scritte da Relotius.

Secondo Anderson scrive che l'articolo di Relotius "non ha solo trasformato in irriconoscibili personaggi cinematografici persone della mia città con cui interagisco quotidianamente, ma la sua fondamentale mancanza di verità e il suo ritratto bizzarro e cupo del luogo che amo mi ha lasciato una sensazione di amarezza".

L'ambasciatore statunitense in Germania, Richard Grenell, si è lamentato del "pregiudizio istituzionale" contro gli Stati Uniti.

I caporedattori dello Spiegel hanno scritto delle scuse ai lettori e hanno promesso che sottoporranno il loro sistema di verifica dei fatti ad un serio processo di revisione. "Abbiamo un sacco di domande per noi stessi - hanno scritto - e le risposte porteranno probabilmente ad alcuni cambiamenti".

Danni al giornalismo

Secondo Giovanni di Lorenzo, direttore del settimanale tedesco Die Zeit, il caso danneggia il genere del reportage nel suo complesso.

Questo vale in particolare per "la figura del reporter di guerra, che normalmente si reca in aree dove i governanti hanno un particolare interesse ad assicurare che nessuna informazione raggiunga il mondo esterno", ha detto di Lorenzo in un'intervista allo stesso Spiegel pubblicata nell'ultimo numero del settimanale.

"Questi giornalisti - ha detto di Lorenzo - sono ora visti con sospetto perché è quasi impossibile comprendere appieno il loro lavoro di ricerca. Dopo aver letto alcuni degli articoli in corsa per il premio Nannen mi chiedo: 'È ancora giornalismo o è già un romanzo?'".

Di Lorenzo fa parte della giuria del premio, uno dei più importanti del giornalismo tedesco. "Storie mediocri e noiose sono e restano obbligatorie - è il parere di Lorenzo -. Ci sono alcuni reportage in cui tutto sembra troppo bello per apparire ancora autentico".