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Polonia, il paradosso delle miniere di carbone

Polonia, il paradosso delle miniere di carbone
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La "dipendenza" polacca dal carbone

Nella puntata di INSIDERS di questa settimana, la giornalista Valérie Gauriat indaga sul paradosso polacco del carbone: dà lavoro a migliaia di persone, ma sta inquinando maledettamente l'aria.
Come trovare una soluzione che accontenti entrambi i punti di vista, quello economico e quello ambientale?

Viaggio al confine tra Repubblica Ceca e Polonia

Immerso nella Valle di Liberec, in Repubblica Ceca, sorge il pittoresco villaggio di Vitkov.
La vita sembra più che pacifica, per i suoi appena cento abitanti. Ma da qualche tempo, l'ansia prevale.

"Prima c'era un metro d'acqua qui, ma nell'ultimo anno il livello dell'acqua è diminuito e questo torrente si è quasi completamente prosciugato", racconta Marie Pilarová, un tempo responsabile dell'asilo del paese.

Le impronte nel terreno indicano la miniera di lignite polacca di Turów, dall'altra parte del confine.
Il suo enorme consumo di acqua minaccia le falde sotterranee di tutta la regione, cosi temono gli abitanti di Vitkov.
Come qui all'asilo, hanno dovuto scavare pozzi sempre più profondi per ottenere acqua potabile.

"Il problema è che non tutti possono permettersi di pagare nuovi pozzi, e se le persone non hanno l'acqua, se ne andranno e l'area morirà", commenta preoccupato Karel Řehák, insegnante.

Il pesante prezzo da pagare al carbone

Ci dirigiamo verso Bogatynia, nella Polonia occidentale, la città adiacente alla miniera di Turów e la sua centrale termica.
La città deve la sua prosperità al carbone. Ma anche questo ha un prezzo: l'impianto di Turów è classificato tra le 5 centrali a carbone a più alto impatto di CO2 e più inquinanti in Europa.

Questo quartiere è situato ai piedi delle ciminiere di Turów.

Abbiamo un appuntamento con uno degli abitanti. Come molti a Bogatynia, lavora nel settore energetico, e preferisce non farsi riconoscere.

"L'estrazione e la combustione del carbone", ci dice, "provocano molti problemi di salute, soprattutto a causa della polvere di carbone e delle particelle fini che ci soffocano. Gli standard di sicurezza vengono regolarmente superati. Lo sentiamo nelle nostre bocche, nei nostri occhi, nei nostri nasi, lo vediamo su tutto ciò che ci circonda".

Guardando un video, l'uomo ci mostra come funzionano le cose.
"Qui stanno caricando e immagazzinando carbone, guarda, è proprio vicino al nostro quartiere".

Poi ci mostra le foto della neve "annerita" dal carbone.
"Ed ecco come appare la neve in inverno.
"La neve è effettivamente nera
!", esclama la nostra inviata Valerie Gauriat.

Usciamo sulla terrazza e ci rendiamo conto dell'effetto-carbone.
"Questo è proprio quello che sembra: e abbiamo pulito ieri!".

"33 città polacche sono tra le più inquinate"

La Corte di Giustizia Europea ha contestato alla Polonia la scarsa qualità della sua aria.
Oltre al settore minerario, il carbone per il riscaldamento e la cucina è usato nel 40% delle famiglie

Siamo a Katowice, capitale della Slesia: recentemente ha ospitato il World Climate Summit.
Nei giorni del vertice, molti attivisti ecologisti hanno provato ad aumentare la consapevolezza dei cittadini, chiedendo loro: "Vuoi una maschera?"

Secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente, l'inquinamento uccide circa 50.000 persone all'anno in Polonia.

"Delle 50 città più inquinate dell'UE, 33 sono in Polonia e il carbone è una delle ragioni del riscaldamento globale", spiega l'attivista Patryk Bialas. "Ecco perché dobbiamo eliminare gradualmente il carbone".

L'industria del carbone

Una sfida, in Slesia: a lungo definita il regno polacco del carbone.

L'industria del carbone occupa circa 85.000 posti di lavoro diretti e, con l'indotto, genera lavoro 4 volte di più.

La miniera di carbone Piast, non lontana da Katowice, è la più grande d'Europa.

Ci è stato permesso entrare, qualche giorno prima della Cop 24.

"È stata una vera sfida arrivare fino qui. Le società minerarie sono state molto riluttanti, prima del summit, a farsi vedere dai media, hanno paura di una cattiva pubblicità", spiega la nostra inviata Valérie Gauriat.

Valérie Gauriat in miniera.

"Qualcosa mi attira e continuo a lavorare in miniera"

I minatori tornano dal sottoterra: è la fine di una dura giornata di lavoro. Passano sette ore nel pozzo, a 500-600 metri di profondità.

Radosław Wojnar è uno dei 3500 che lavorano qui.

Ha 29 anni e lavora qui già da 9 anni.
Il lavoro è impegnativo e pericoloso, dice. Ma non riesce a pensare di fare altro.

"Ho visto questa miniera dalla mia finestra per tutta la vita", ricorda Radosław.

"Mio padre era un minatore, i miei nonni lavoravano nelle miniere. Questa è una tradizione trasmessa di generazione in generazione. A volte mi sento come un relitto umano, mi fa male la colonna vertebrale, mi fanno male le ginocchia, mi fanno male le gambe, ma questa è il lavoro, è difficile spiegare perché, ma qualcosa mi attira e continuo a lavorare in questa miniera".

Al di fuori della miniera, Radosław condivide altre passioni, con il suo amico e vicino, Dominik, che ha fondato un'agenzia di comunicazione dal nome originalmente evocativo: "Miniera creativa"

Insieme, hanno aperto un blog dedicato alla montagna e agli sport invernali.

"Se devo passare il mio tempo a lavorare in gallerie strette e al buio", riprende Radosław, "allora la mia ricompensa è passare il mio tempo libero in spazi aperti, in montagna e sulle cime piu alte...".

Radosław è anche un fotografo. Per anni ha immortalato la realtà dei minatori.

"Sento che è mio dovere, perché vivo qui e lavoro in questa miniera, per coltivare questa tradizione mineraria, per mostrarla e supportarla, in modo che non sia mai dimenticata", aggiunge.

Ambiente o lavoro? Quale priorità?

La lotta contro il Riscaldamento Globale è anche nel loro interesse. dicono. Ma non può essere fatta a scapito della comunità in cui sono cresciuti.

"Questa semplicistica visione di persone che rischiano la vita per estrarre il carbone e causano il riscaldamento globale, per me è razzismo sociale, e questo è inaccettabile", dice, inalberandosi, Dominik Łaciak, il fondatore di "Kopalnia Kreatywna" (Miniera Creativa).

"Penso che dovremo cambiare il nostro consumo energetico a lungo termine, riducendo la quota di carbone, ma deve essere un processo ben pianificato".

La fine del carbone, che rappresenta oltre il 60% dell'energia e l'80% dell'elettricità del paese, è una prospettiva che appare lontana in Polonia.

Oltre alla costruzione di una nuova centrale a carbone nel nord del paese, diversi siti minerari prevedono di estendere il loro perimetro in Slesia.

Grigio panorama polacco, con vista ciminiere.

Nuovi piani per l'ampliamento della vicina miniera di Piast, vicino alla città di Imielin, preoccupano i residenti.

Ex presidente del consiglio comunale di Imielin, Tomasz Lamik vuole mostrarci i danni già causati dalla miniera, in un altro paese vicino

- "Questo paese è stato interessato dall'estrazione del carbone nel sottosuolo?", chiede la nostra giornalista.

"Si...e a causa del cedimento del terreno, gli edifici sono inclinati, le case si spezzano, in alcuni casi sono state addirittura demolite", spiega Tomasz Lamik, membro dell'associazione "Cittadini oltre il carbone. "Qui ci sono attività di estrazione intensiva da 30 anni: riparano gli edifici, ma si danneggiano di nuovo, li riparano, ma si danneggiano ancora, e così via, sempre".

"Però, guarda quel bacino di acqua stagnante...L'acqua si accumula e la miniera non la pompa. Questa foresta cessa di vivere perché è sott'acqua", continua Tomasz.

All'ingresso di Imielin, i binari della ferrovia sono sprofondati a causa del crollo del terreno.

Ci incontriamo li con Alicja Zdziechiewicz. Un insegnante, che vuole salvare la sua città.

"Questa ferrovia è per me il simbolo di quello che è ora la nostra città, bella e ordinata e di quello che invece ci può accadere: le nostre case possono crollare, così come i nostri serbatoi di acqua potabile", spiega Alicja.

A lungo termine, Tomasz e Alicja temono di vedere la città spopolarsi.

La giornata finisce in questa casa di Imielin, dove Bartosz e la sua vicina Anna ci stanno aspettando. Il loro quartiere è abbastanza lontano dalla zona mineraria.
Pensavano di essere al sicuro. Si sbagliavano.

"In tutta la casa ci sono grandi crepe. Anche la struttura della porta si è abbassata. E laggiù, c'è un'altra grossa crepa. E questo muro è completamente spaccato", ci mostra Bartosz Tarkowski.

Una crepa nel muro della casa di Bartosz Tarkowski

"Il mio primo shock lo ricordo come se fosse oggi, poteva essere stata la nostra terza o quarta notte in questa casa, quando tutta la casa ha tremato, come un terremoto; sono saltato giù dal letto e poi non sono più tornato a dormire. È successo anche di recente, c'è stato un tremito enorme", ricorda Bartosz, preoccupato. "Era il 20 ottobre", aggiunge.

E' stata una scossa con una magnitudo superiore ai 3 gradi della scala Richter.

"Gli oggetti negli armadi si sono rovesciati, gli armadi aperti, i cassetti fuoriusciti, abbiamo dovuto bloccare il televisore perche non cadesse", ribatte Anna Drobik.

"Non abbiamo strutture di rinforzo nelle nostre case, siamo sicuri che se la miniera inizia l'estrazione qui, a 180 metri di profondità, come hanno scritto, le nostre case spariranno del tutto", aggiunge Anna.

Tomas Lamik ha una sola speranza.

"Conto sull'aiuto dell'Unione Europea, le cui politiche climatiche prevedono di ridurre lo sfruttamento del carbone".

Niente più carbone nel 2050?

L'eliminazione del carbone proposta dalla Commissione europea entro il 2050 è impensabile, agli occhi delle autorità polacche e dell'industria mineraria.

Una transizione troppo rapida sarebbe fatale, afferma il responsabile del sindacato Solidarność in Slesia, per il quale la "green economy" non può compensare la perdita di posti di lavoro legati all'industria del carbone.

"Venticinque anni fa, quando iniziò il processo di ristrutturazione, abbiamo perso migliaia di posti di lavoro e in cambio sono stati creati solo centinaia di posti di lavoro", spiega matematicamente Dominik Kolorz, responsabile regionale di Solidarność.

"Se l'accelerazione del processo di decarbonizzazione continua a essere forte come auspicato dall'Unione Europea, non potremmo resistere né economicamente né socialmente. E comunque continueremo a comprare prodotti a base di carbone provenienti da paesi a cui non interessa il clima, o riducendo le emissioni di gas serra, come la Cina, l'India, gli Stati Uniti e così via. E perderemo la nostra competitività nell'Unione europea", conclude, pessimista, il sindacalista.

Tante, troppe miniere chiuse

Tracce della profonda ristrutturazione del settore del carbone in Polonia sono ancora visibili. Mentre parte del bacino minerario ha avuto successo nella sua transizione economica, alcune regioni sono tuttora in difficoltà.

In Bassa Slesia, nel sud-ovest del paese, la regione di Walbrzych deve la sua prosperità al carbone.

Ma quando le miniere sono state ritenute non più redditizie, tutte sono state chiuse, lasciando decine di migliaia di persone senza lavoro.
Molti qui non hanno mai accettato ciò che considerano soprattutto una decisione politica ingiustificata.
Come questo ex minatore, incontrato per strada. Si chiama Zbigniew.

"Guarda quella collina, laggiù, vicino alla miniera: c'è un sacco di carbone, c'è così tanto carbone! A chi può dare fastidio?! Abbiamo bisogno di carbone!! E quelli invece la pensano diversamente, sai a chi mi riferisco...", borbotta Zbigniew.

I "pozzi della povertà"

Roman Janiscek ha perso il suo lavoro di minatore circa vent'anni fa. Non ha più trovato lavoro, nè in Polonia nè in altri paesi europei. E cosi ha iniziato a lavorare nei cosiddetti "pozzi della povertà".

Sono miniere illegali scavate manualmente nella periferia della città.

Al culmine della crisi, lo facevano anche fino a 3000 persone, scavando e vendendo di contrabbando il carbone.

Ora è severamente vietato e i "pozzi della povertà" sono diventati piu rari.

Adesso Roman vive di lavori saltuari. Ma viene ancora qui di tanto in tanto, per sbarcare il lunario.

Roman si dirige verso il suo "pozzo della povertà".

"È l'oro nero di Walbrzych!", esclama.
"Può crollare sulla mia testa, la terra potrebbe schiacciarmi, ma consolidiamo il pozzo perché sia più sicuro: possiamo entrare, uscire, pregare Dio, e tutto andrà bene".

Interviene Valérie Gauriat, che lo ha seguito in un "pozzo della povertà": Questo pozzo è profondo solo 2 metri, ma Roman ci dice che possono scavare fino a 15 metri e ha appena raccolto 7 pezzi di carbone...dice che rappresentano le sette persone che conosceva e che sono morti in questi pozzi".

Valérie Gauriat all'imbocco di uno dei "pozzi della povertà".

Finchè c'è carbone, c'è speranza

"Finché ci sarà carbone, ci saranno i pozzi della povertà", ne è convinto Roman. "Le autorità arriveranno e li chiuderanno, ma la gente verrà e li riaprirà, perché il carbone è, era e sarà sempre necessario".

Oggi Roman non venderà il suo carbone. Lo regala a uno dei suoi vicini, anche lui un ex minatore, poi muratore. Un grave incidente lo ha lasciato in miseria, circa dieci anni fa.

"Prendo carbone dai pozzi della povertà, ed è Roman che me lo porta. Il mio migliore amico!", esclama felice Zbigniew Wozniowski.

L'erogazione di gas e elettricità è stata interrotta. Con un assegno sociale di appena 140 euro al mese, Zbigniew non può pagare nemmeno le bollette.

"Non ho freddo, perché posso scaldarmi. Se non avessi qualcosa da bruciare, eh, sarebbero guai!", ridacchia Zbigniew. "Ecco, è così che vanno le cose...".

La festa di Santa Barbara: "è solo un arrivederci"

Ci dirigiamo verso la città di Nowa Ruda, a circa quaranta chilometri di distanza.

Siamo stati invitati ad un incontro molto esclusivo, organizzato ogni anno, in vista della festa di Santa Barbara, patrona dei minatori.

Incontriamo di nuovo Roman, indossa il costume tradizionale dei minatori. Per niente al mondo mancherebbe a questo evento.

"Le miniere sono state chiuse da molti anni, ma noi siamo qui per celebrare le antiche tradizioni dei minatori, condividere un boccale di birra, cantare le canzoni dei minatori...In modo che i nostri cuori, anche se solo per pochi istanti, battano al ritmo di quei vecchi tempi in cui tutti lavoravamo qui", dice Roman.

Poi, con un filo di malinconia e uno di speranza, aggiunge: "`Non è un addio, è solo un arrivederci".

Alla festa dei minatori si canta "Au revoir":