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Londra: cresce la paura di una Brexit senza accordo

Londra: cresce la paura di una Brexit senza accordo
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Tensione a Downing Street, in parlamento, nelle strade e nel mondo imprenditoriale.

A 100 giorni da Brexit, con un accordo tra Londra e Bruxelles che doveva essere già chiuso e non lo è, la tensione diventa palpabile.

Alla camera dei comuni a Londra tra la prima ministra Theresa May e i il leader laburista Jeremy Corbyn sono volati stracci. Il timore è di una Brexit senza accordo mentre la prima ministra Theresa May continua a difendere il suo e fa notare a Jeremy Corbyn, leader dell'opposizione che: "Può arrabbiarsi quanto vuole ma ciò non nasconde il fatto che non ha un piano alternativo per Brexit. È Natale, si è guardato nella calza, nel camino, sotto l'albero di Natale ma un altro piano per Brexit non si è ancora trovato".

I toni dei due rimandano il clima in cui la camera arriverà al voto sul piano Brexit a gennaio, non prima della metà. Con Corbyn che ricorda a May: "Una Brexit senza accordo sarebbe un disastro per il nostro Paese e nessun governo responsabile lo permetterebbe mai. La prima ministra sta sconsideratamente facendo scadere il tempo, in un vergognoso tentativo di far sembrare il nostro cattivo piano il minore di due mali".

A una Brexit senza accordo tutti si preparano

Bruxelles ha reso note una serie di misure tese, se questo scenario si dovesse verificare, a tutelare diversi ambiti tra cui i diritti dei cittadini britannici sul continente.

Theresa May, da parte sua, ha confermato che in ogni caso gli ingressi dei migranti nel Regno Unito saranno fissati a 100mila all'anno.

I timori tra i cittadini europei in Gran Bretagna in questo clima crescono.

Axel Antoni, portavoce del comitato 'The 3 Million', dice: "La fine della libertà di circolazione è l'unico guadagno tangibile che Theresa May può raggiungere con i suoi negoziati e siamo preoccupati che le formule, la lingua, la retorica che esce dalla Camera, dalla Stampa, creino per noi un ambiente ostile e tossico".

E poi ci sono i posti di lavoro che potrebbero sfumare a favore di delocalizzazioni fuori dal Regno Unito con le imprese che vi hanno sede sul chi va là con società di ogni tipo impegnate ad attuare piani per pararsi dai danni di Brexit, piani che costano tempo e denaro.