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Libia, nuova escalation all'indomani del summit

Libia, nuova escalation all'indomani del summit
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Un nuovo cessate il fuoco, raggiunto sembra anche grazie alla mediazione Onu, ha fermato i violenti scontri armati esplosi mercoledÎ notte e proseguiti fino alle prime ore del mattino attorno al vecchio aeroporto internazionale a sud di Tripoli.

Tripoli, Libia. GIA' SVANITO L'EFFETTO DELLA PHOTO-OPPORTUNITY CELEBRATA A PALERMO Per tutta la serata di ieri e...

Publiée par Amedeo Ricucci sur Mercredi 14 novembre 2018

Le ostilità sono iniziate a meno di 24 ore dal termine della conferenza di Palermo, quando i miliziani della Settima Brigata di Tarohouna - esclusa dal summit e già protagonista degli scontri che avevano paralizzato la capitale ai primi di settembre - hanno preso ad avanzare verso la vecchia infrastruttura, andata distrutta nei combattimenti del 2014.

In serata i miliziani ne hanno annunciato la conquista, piazzando checkpoint e barricate lungo la strada, e scontrandosi poi per diverse ore con le Forze di sicurezza centrale, prima di ritirarsi in seguito al cessate il fuoco.

Un'esplosione di violenza che, secondo molti analisti, rappresenterebbe un prevedibile contraccolpo al summit di Palermo: il timore dei miliziani sarebbe quello di ritrovarsi esclusi da un eventuale accordo tra il governo di unità nazionale di al Serraj e le forze cirenaiche del generale Haftar, accordo che - al di la delle dichiarazioni di rito - appare peraltro ancora lontano dal concretizzarsi. E c'è chi, peraltro, non esclude un possibile ruolo della Turchia, che ha a sua volta lasciato il vertice sbattendo la porta, dopo essersi ritrovata esclusa da uno dei briefing di inizio lavori: in questo caso, l'avvicinamento alla Settima brigata potrebbe essere avvenuto con l'intermediazione della milizia di Salah Badi ex deputato misuratino che giocò un ruolo chiave negli scontri del 2014, recentemente rientrato dopo anni di "esilio" in Turchia.

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