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La National oil company, la vera anima nera libica

La National oil company, la vera anima nera libica
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Controllare la Libia significa controllare le sue risorse energetiche.

Il Paese si stima disponga di 49 miliardi di barili di petrolio e 75 miliardi di gas, sfruttabili per almeno 50 anni.

Dalla ricchezza del sottosuolo dipende il 60% del Pil del Paese e l'80% delle esportazioni.

A gestire questo tesoro è la Noc, National oil company, la sola istituzione che finora ha retto al conflitto malgrado i continui attacchi a giacimenti e terminal petroliferi, (gli ultimi quelli della scorsa estate agli impianti di Ras Lanuf e Es Sider da parte delle milizie guidate da Ibrahim Jadran) che suscitano la preoccupazione di molti Stati occidentali. Proprio per questo, la scorsa estate i governi di Francia, Italia e Regno Unito, insieme agli Stati Uniti, hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta sulla gestione delle risorse petrolifere, dove dicevano di essere "profondamente preoccupati” per il fatto che il controllo di giacimenti e di impianti possa esser trasferito a un soggetto diverso dalla National oil corporation.

Tra i principali interlocutori della National oil company c'è l'italiana Eni e la francese Total.

Eni, che solo qualche giorno fa, per bocca dell'Ad Claudio Descalzi, ha confermato il forte impegno con le autorità del Paese,

produce in Libia quasi 400 mila barili di petrolio al giorno e la francese Total, dopo aver acquisito all'inizio dell'anno una quota dei giacimenti di Waha dall'americana Marathon Oil, ne produce poco meno di 100 mila barili.

Investitori e partnership estere sono comunque una manna per la Noc che a febbraio di quest'anno tornava a un livello di produzione simile a quello del periodo di Gheddafi e metteva sul mercato 1,28 milioni di barili al giorno, poco meno degli 1,6 prodotti prima della guerra che depose il raìs.

Entro il 2023 la Noc progetta di accrescere la produzione fino a 2,2 milioni di barili sostenendola con cospicui investimenti di circa 18 miliardi.