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La truffa delle protesi mammarie difettose: la più grande class action di sempre

La truffa delle protesi mammarie difettose: la più grande class action di sempre
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Di Cristiano Tassinari
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La Corte di Cassazione francese ha annullato le sentenze favorevoli a TÜV l'ente di certificazione tedesco che in 13 anni di controlli non si era mai accorto che le protesi mammarie PIP erano costruite senza controllo sanitario. E ora 400mila donne nel mondo potranno fare causa per un risarcimento.

Tredici anni di inutili controlli

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PARIGI (FRANCIA) - Ci sarà un nuovo processo per la truffa delle protesi mammarie PIP (Poly Implants Protheses).
La Corte di Cassazione francese ha annullato la sentenza del 2015 del tribunale di Aix en Provence nei confronti di TÜV Rheinland, una grande società di certificazione tedesca che non aveva mai rilevato alcuna irregolarità nelle protesi difettose, realizzate con silicone industriale anzichè con uno specifico gel certificato.

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In 13 controlli, effettuati tra il 1997 e il 2010, l'ente certificatore non si era accorto di nulla. Possibile?**

All'Agenzia Nazionale francese per la Sicurezza del Farmaco è, invece, bastato un controllo nel 2001 per scoprire la truffa.

"Siamo fiduciosi che i tribunali continueranno a concludere che TÜV Rheinland non è responsabile per il caso PIP", ha affermato l'avvocato di TÜV, Cécile Derycke.

La Corte di Cassazione ha annullato altresì la sentenza del Tribunale commerciale di Tolone che nel 2013 aveva condannato TÜV a pagare appena 3.400 euro a ciascuno dei 1.700 querelanti dell'epoca (ora sono molti di più), ovvero una cifra di 5 milioni e 780mila di euro.

Ecco la risposta della società tedesca su Twitter. "Siamo fiduciosi e continueremo a difendere la nosta posizione".

Uno scandalo senza precedenti

Questa potrebbe essere la più grande causa legale collettiva di sempre.

Oltre un milione le protesi difettose fabbricate tra il 1997 e il 2010, 400mila le donne coinvolte in tutto il mondo.

Lo scandalo delle protesi mammarie potrebbe diventare un caso mondiale di class-action.

Lo scandalo delle protesi mammarie ha travolto il Fondatore di PIP, Jean-Claude Mas,condannato a quattro anni di carcere per frode aggravata e frode contro TÜV.

La sua azienda è stata posta in bancarotta nel 2010.
Le sue protesi al silicone industriale erano nocive per la salute, con possibili crisi di rigetto, e realizzate senza il seppur minimo controllo sanitario.

Secondo la corte di Cassazione francese, TÜV aveva l'obbligo di vigilanza.

Che business!

"Questa decisione ha aperto la strada al risarcimento e sarà molto difficile per TUV riuscire a sfuggire all'obbligo di risarcire tutte le vittime", commenta l'avvocato Olivier Aumaitre, che difende 15.000 donne vittime delle protesi difettose.
"A 15.000 euro per paziente, siamo su una cifra di 6 miliardi di euro", fa sapere lo stesso avvocato, per rendere l'idea del notevole giro d'affari.

L'avvocato Olivier Aumaitre: difende migliaia di donne vittime delle protesi difettose.

"Problemi respiratori"

Tra i suoi clienti anche Cilene Parado, una donna colombiana di 42 anni, che era stato operata nel 2006. L'impianto del suo seno sinistro è imploso nel 2013. "È diventato molto duro e caldo, ho avuto mal di testa, problemi respiratori ", ha detto la donna. "Ho dovuto rimuovere la protesi grazie ai soldi della sua famiglia, perché non ho ricevuto nulla da TÜV".

Il nuovo processo si terrà presso la Corte di Parigi.

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