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Macedonia, il giorno decisivo

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Macedonia, il giorno decisivo

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Ha votato di buon mattino Zoran Zaev, premier della Macedonia, fautore del sì al referendum sull'accordo che cambia il nome del Paese in Macedonia del nord.

Gli elettori sono chiamati ad esprimersi sul patto firmato a giugno con la Grecia, che prevede il cambio del nome e l'impegno di Atene a sbloccare il suo veto sull’adesione della Macedonia all’Unione Europea e alla Nato.

"Penso che tutti dovrebbero venire a votare oggi perché è la nostra ultima possibilità di far parte della Nato, e dopo pochi anni dell’Unione europea. Sono 27 anni che abbiamo un problema politico con la Grecia e penso che sia il momento di porvi fine", spiega un'elettrice.

"Lo considero molto positivo. Penso che le cose andranno bene", aggiunge una donna dopo aver votato.

Perché il referendum sia valido è necessaria un’affluenza di almeno il 50% più uno degli elettori, che sono oltre un milione e 800mila. Il voto è monitorato da centinaia di osservatori internazionali.

"Circa cento team nel Paese osserveranno tutto dall’apertura dei seggi fino alla chiusura e al conteggio e alla disposizione dei dati. Dieci squadre sono qui da più di un mese, e hanno osservato tutto fino al giorno del voto, cioè la situazione dei media, il quadro legale, il finanziamento della campagna e l’organizzazione del referendum", spiega Jan Petersen, a capo della missione OSCE/ODIHR.

"Circa 500 osservatori internazionali nel Paese stanno seguendo da vicino le procedure. Le squadre stanno annotando anche il più piccolo dettaglio e stanno parlando con i membri dei comitati elettorali per comporre il rapporto finale", commenta la corrispondente di Euronews Fay Doulgkeri.