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Mai dire Brexit: i laburisti vogliono un nuovo referendum, Theresa May dice "No"

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Mai dire Brexit: i laburisti vogliono un nuovo referendum, Theresa May dice "No"

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Un ultimo disperato tentativo

LIVERPOOL (REGNO UNITO) - Meglio tardi che mai: i delegati e i parlamentari del Partito Laburista britannico, che è all'opposizione, fanno un ultimo disperato tentativo di opporsi alla Brexit, proponendo un nuovo referendum in tutto il Regno Unito.

"Noi siamo pronti, ci sono altre possibilità"

Il leader laburista Jeremy Corbyn, che in questi giorni sta affrontando il Congresso annuale del partito a Liverpool (per mercoledì 26 settembre è"previsto il suo discorso), è in realta poco convinto di un secondo voto sulla Brexit, ma afferma che seguirà la volontà della maggioranza del partito.

"Quello che abbiamo detto è che tutte le opzioni devono essere prese in considerazione", spiega Jeremy Corbyn. "Se e quando questo governo dovesse crollare o i suoi negoziati finissero male, le altre possibilità saranno ancora li e da parte nostra è un atteggiamento ragionevole".

- E se ci fosse un altro referendum, lei voterebbe o si asterrebbe?

"Non sappiamo quale sarà la domanda nel referendum, quindi questa è solo una domanda ipotetica", risponde Jeremy Corbyn.

REUTERS/Hannah McKay
Jeremy Corbyn guarda lontano. O almeno ci prova.REUTERS/Hannah McKay

La Premier dice "No"

La Premier britannica Theresa May, dal Palazzo di Vetro dall'ONU a New York, dove si trova per l'Assemblea Generale della Nazioni Unite, è stata chiara sull'eventualità di un secondo referendum sulla Brexit.

"No! Nessun secondo referendum...i cittadini hanno già votato, rispetteremo quel voto", ribadisce Theresa May.

Angela Weiss/AFP/Pool via REUTERS
Theresa May all'ONU con il Segretario Generale Antonio Guterres.Angela Weiss/AFP/Pool via REUTERS

"The final countdown"

A sei mesi dall'uscita ufficiale del Regno Unito dall'UE, prevista per il 29 marzo 2019 - un vero e proprio conto alla rovescia - il governo di Theresa May non ha ancora raggiunto un accordo di divorzio definitivo con Bruxelles.
Un accordo che, comunque, dovrà essere approvato dal Parlamento di Londra.