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"La gestione dei migranti? L'Europa ha fallito"

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L'Europa ha fallito nel suo tentativo di trovare una "risposta sostenibile" alla crisi migratoria di quest'estate, e ha reagito invece cercando di ridurre il numero degli sbarchi "a prescindere dalle conseguenze morali, legali e umanitarie".

Lo affermano alcuni ricercatori dell'Università di Oxford in un documento rilasciato in esclusiva a Euronews. La ricerca ha contestato il modo in cui la crisi di quest'estate è stata gestita dall'Unione Europea, chiamando in causa l'affidamento che essa ha fatto sulla Guardia Costiera Libica, invece di appoggiarsi alle navi di salvataggio gestite dalle ong.

Partendo da un'analisi dettagliata dei dati forniti dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni, i ricercatori hanno constatato che c'è stato un forte aumento del numero di annegamenti in seguito ad una stretta sulle operazioni di ricerca e salvataggio delle ong a giugno e luglio. Mentre il numero di morti che si sono registrati era di 20 ad aprile e di 11 a maggio, a giugno è salito fino a 451. Questo bilancio delle vittime è aumentato notevolmente in un periodo dove "le partenze sono state relativamente basse".

Numero di morti sulla rotta dalla Libia da gennaio 2016 a luglio 2018

"Nel loro insieme - si legge nel documento - le tendenze sopra descritte evidenziano la dura realtà delle recenti politiche migratorie, che cercano di limitare l'immigrazione irregolare a prescindere dalle conseguenze morali, legali e umanitarie. L'attuale ossessione europea di ridurre le migrazioni ad ogni costo è tanto meno comprensibile se si considera che gli arrivi sono diminuiti drasticamente prima della recente retorica e dell'esternalizzazione del controllo degli spostamenti".

Il cambiamento nella politica dell'UE è stato guidato dal nuovo ministro italiano dell'Interno Matteo Salvini, che ha accusato le navi di soccorso gestite da enti di beneficienza di incoraggiare e aiutare i trafficanti di uomini.

Il 10 giugno l'Italia ha dichiarato unilateralmente che i suoi porti sarebbero stati chiusi alle navi di soccorso delle ong e alle navi commerciali che trasportavano migranti salvati, insistendo sul fatto che il paese non è piu in grado di sopportare il peso dell'immigrazione irregolare.

Questa decisione ha portato ad un'ampia crisi politica europea, con 630 migranti bloccati sulla nave ong Aquarius, che ha passato una settimana ferma al largo delle coste italiane. L'imbarcazione è stata infine autorizzata ad attraccare nel porto di Valencia, dopo che la Spagna ha dato il suo consenso per accettare i migranti.

L'Acquarius è stato il simbolo dell'ampia stretta di quest'estate riguardo alle iniziative di salvataggio delle ong in tutto il Mediterraneo, ma varie altre navi legate a diverse organizzazioni non sono state effettivamente in grado di operare da giugno a luglio a causa del difficile clima politico in tutta Europa.

Matteo Salvini ha difeso la sua posizione e ha intensificato la politica di trasferimento della responsabilità dei soccorsi alla neonata Guardia Costiera Libica. Salvini ha anche visitato Tripoli, impegnandosi a fornire un maggiore sostegno politico e finanziario alle autorità libiche.

Tuttavia, i ricercatori hanno mappato una serie di naufragi mortali, nel periodo in cui le navi di salvataggio delle ong erano quasi del tutto incapaci di operare, scoprendo che molti si sono verificati "nel raggio di 50 miglia nautiche dalle coste libiche".

Localizzazione dei naufragi al largo della Libia

"Queste osservazioni ricordano quello che è successo nel 2015", sostengono i ricercatori, "quando il ritiro del personale di ricerca e soccorso (SAR) ha creato le condizioni per evitare la perdita di vite umane". Anche se queste osservazioni coprono un periodo relativamente breve, i ricercatori sostengono che "sono indicative del rischio di lasciare la zona SAR libica alle operazioni della Guardia Costiera da sola".

Il co-autore del rapporto Matteo Villa ha detto a Euronews che i recenti combattimenti nei pressi di Tripoli e l'instabilità in Libia sollevano seri interrogativi per i governi Europei. "Le persone che rimangono rinchiuse in Libia, come abbiamo visto durante il recente aumento dell'instabilità a Tripoli, vivono condizioni molto dure, torture, e la situazione peggiora sempre di più quando l'instabilità si avvicina alla capitale."

Sostiene inoltre: "Per scoraggiare le partenze dalla Libia è necessario tenere conto della situazione che c'è in quel paese. Quindi, o si effettuano evacuazioni dalla Libia verso i paesi di origine, o si deve riconoscere il fatto che le politiche deterrenti mettono chiaramente in pericolo i migranti e i cittadini libici all'interno della Libia".

Questa valutazione schiacciante della politica dell'UE precede di poco il discorso finale di Jean Claude Junker sullo stato dell'Unione, nel quale l'immigrazione è destinata ad essere un tema centrale. La sfida per il suo successore sarà cercare di riunire le nazioni su un tema che ha messo in luce le faglie politiche che attraversano l'Unione Europea.