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Maternità surrogata, il caso delle famiglie spagnole bloccate in Ucraina in attesa dei documenti

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Maternità surrogata, il caso delle famiglie spagnole bloccate in Ucraina in attesa dei documenti

Maternità surrogata, il caso delle famiglie spagnole bloccate in Ucraina in attesa dei documenti
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Una trentina di famiglie spagnole sono bloccate in Ucraina con i bebé, nati da madri surrogate, per il rifiuto da parte delle autorità consolari in Spagna di trascrivere la loro nascita nel registro civile.

Secondo una dichiarazione pubblicata dal Ministero degli Affari Esteri, il blocco è dovuto al fatto che l'ambasciata spagnola è stata informata di "casi di negligenza medica associati a processi di riproduzione assistita, nonché casi di traffico di minori". Negata la prima versione in cui si tirava il ballo il regolamento sulla privacy europeo, il GDPR, in relazione ai test del DNA da effettuarsi per ottenere il riconoscimento.

Il governo spagnolo ha contestualmente assicurato che si prenderà cura delle famiglie coinvolte e dei neonati, valutando caso per caso, in quanto "ha l'obbligo di preservare e proteggere i diritti delle gestanti (o delle madri biologiche)". Madrid ha inoltre sottolineato l'avvertimento lanciato dall'ambasciata spagnola a Kiev nel dicembre scorso, che sconsigliava "l'avvio di qualsiasi processo di surrogazione in questo contesto".

Cristina Álvarez, una delle donne bloccate in Ucraina, ha un appuntamento per il 13 novembre prossimo. "Non sappiamo ancora di cosa discuteremo quel giorno. Non ha senso: hai registrato finora i bambini nati in Ucraina, perché ora non lo fai più?". In media, dice ad Euronews, i tempi di attesa ora sono di 6-7 settimane.

Come si è venuta a creare questa situazione?

Ci sono famiglie che sono in attesa del "via libera" da diversi giorni mentre alcune da settimane. Aspettano di poter registrare i figli nati da gestazione surrogata in Ucraina e di portarli in Spagna dove la pratica, condannata dal Parlamento europeo, è proibita.

Ma affinché i bambini ottengano la nazionalità è necessario dimostrare una diretta relazione di paternità.

David Monje, responsabile della società Go4Baby che si occupa di dare sostegno durante tutto il processo ad alcune famiglie colpite, ha detto a Euronews che finora i test del DNA venivano fatti in consolato ma dal 5 luglio questo non è più possibile. Inizialmente era trapelata voce che le autorità consolari spagnole avrebbero giudicato la prova di paternità contraria alla nuova legge sulla protezione dei dati, in vigore dal maggio scorso in Europa. Secondo due genitori coinvolti, intervistati da El Mundo, si sarebbe trattata di una scusa che cela "motivi politici e ideologici".

"Può essere che avere un figlio non sia un diritto, ma lo è dargli la nazionalità dei genitori spagnoli. L'unica cosa che chiediamo allo Stato spagnolo è che adempia ai suoi obblighi".

La trafila burocratica

Fino a qualche settimana fa, una volta nato il bambino, le coppie erano solite portarlo all'anagrafe ucraina. Lì veniva registrato come figlio dei due genitori che lo avevano ivi condotto, senza che rimesse traccia della donna che lo ha tenuto in grembo. Nonostante fosse stato registrato all'anagrafe ucraina, il bebé non aveva diritto alla nazionalità. Il passo successivo, finora, era quello di andare in consolato, fare un test del DNA, inviare i campioni in un laboratorio, attendere i risultati, ultimare le carte per nazionalità e passaporto e, infine, partire. Una volta in Spagna, la coppia avrebbe iniziato il processo di adozione del bebé da parte della madre.

Di fronte a questa situazione di stallo, alcuni dei genitori bloccati a Kiev hanno scelto di chiedere la cittadinanza ucraina per i loro figli, ma secondo Monje: "si tratta di un processo molto lento, che richiede la registrazione dei bambini e dei genitori in Ucraina, e tutto questo richiede molto tempo". Almeno 3 o 4 mesi. Cristina Álvarez ha avviato la trafila, "anche se è l'ultima delle cose che vogliamo. Dobbiamo continuare a rivendicare i nostri diritti con il governo spagnolo, che i nostri bambini siano riconosciuti come spagnoli - come effettivamente sono".

In Spagna il caso, rivelato in origine dal quotidiano El Confidencial, ha riaperto il dibattito pubblico sulla questione.

Ucraina, il ventre d'Europa

L'Ucraina sta diventando la principale destinazione per le famiglie che cercano di diventare genitori per via surrogata. Questo perché la sua legislazione in materia è una delle più lassiste e non proibisce la pratica agli stranieri.

La condizione è che la richiesta venga effettuata da coppie eterosessuali che per un qualche motivo non riescono ad avere figli.

Il processo inizia con la fecondazione in vitro di una donna ucraina con il materiale genetico della coppia pagante. Se una donna non è in grado di fornire i propri ovuli, si ricorre a un donatore. La donna incinta non mette mai i propri ovuli. Ci sarebbe un legame troppo grande con il bambino e quindi vengono preferiti, in questo caso, donatori anonimi. Prima della fecondazione, la madre biologica firma un contratto in cui si impegna a cedere il bebé che porterà in grembo 9 mesi.

Il mercato che si è venuto a creare, più economico di quello di paesi come Regno Unito, parte degli Stati Uniti e Canada, dove la pratica è legale, è opaco e pone seri interrogativi etici e giuridici. In Ucraina sono nate una moltitudine di aziende che si occupano di cercare donne dalle scarse risorse economiche disposte ad "affittare" il loro utero per gestazioni di coppie straniere. Nel frattempo, nei vari paesi europei esistono società che fanno da tramite tra i genitori che vorrebbero candidarsi e le suddette compagnie ucraine.

Queste agenzie, per lo più situate a Kiev, possono chiedere ai futuri genitori anche 30mila dollari per tutto il processo. La donna a cui toccherà partorire riceve circa 10mila dollari per gravidanza.

I pacchetti che offre Go4Baby sono da 39.900 euro e 49.900 per la versione VIP. Alcune si mettono a disposizione dopo aver visto delle pubblicità su Internet e la considerano una via d'uscita dalla difficile situazione economica del Paese dove lo stipendio medio mensile è di 265 dollari. Devono avere meno di 35 anni e aver avuto almeno un altro bambino proprio.

Pratiche commerciali di questo tipo sono legali anche in Georgia, Kazakistan, Cambogia, Russia e diversi stati americani. I dati dell'Associazione Turismo medico ucraino indicano che i servizi di riproduzione surrogata sono tra i primi tre più richiesti dagli stranieri dopo quello oftalmologico e quello odontoiatrico. Sergey Antonov, un legale di IRTSA, una delle aziende che offre questo tipi di servizi, stima che due terzi della concorrenza sia illegale.

Il quadro legale

In Spagna, scrive El Diario, la surrogazione è proibita per legge. Madre è chi partorisce, punto. La Legge sulle Tecniche di Riproduzione Umana Assistita, del 2006, dichiara nulli i contratti di "gravidanza surrogata".

Anche se la pratica non è legale in Spagna, è legale in altri paesi. Rivolgersi a loro per avere un bambino attraverso uno di questi processi non è illegale e non ha conseguenze per chi lo fa. Inoltre, nel 2010, una modifica giuridica ha consentito alle coppie spagnole di poter sfruttare la tecnica dell'utero in affitto altrove, registrando i bambini surrogati presso i consolati.

Per Alicia Miyares, portavoce di No somos vasijas, questo caso dimostra la necessità di una regolamentazione non solo a livello nazionale bensì europeo.

La stampa tedesca scrive che a metà luglio è stato presentato nel Parlamento ucraino un disegno di legge per permettere solamente ai cittadini ucraini, o agli stranieri residenti in maniera permanente nel Paese, di avvalersi della maternità surrogata. La proposta dovrebbe accogliere il sostegno dei partiti di maggioranza e potrebbe diventare presto legge.