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Brexit: rischi di contagio

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È suonata l’ora del disgregamento dell’Unione europea?

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È suonata l’ora del disgregamento dell’Unione europea? È quel che vorrebbero evitare coloro che premono per una separazione rapida dalla Gran Bretagna, che dovrebbe permettere di frenare il contagio del virus della Brexit ad altri paesi. Uno scenario al contrario auspicato da un trionfante Nigel Farage fin dal primo giorno: “Un sondaggio dice che ora la maggior parte degli olandesi vuole lasciare l’Unione europea, – ha annunciato – potremmo essere vicini a una Nexit. Stessa cosa in Danimarca. E mi dicono che lo stesso potrebbe valere per la Svezia, forse l’Austria e forse perfino per l’Italia. L’Unione europea sta fallendo, l’Unione europea sta morendo”.

Il 47 per cento degli olandesi secondo gli ultimi sondaggi sarebbe favorevole a uscire dall’Europa. Sarà il tema principale della campagna del Partito della libertà di Geert Wilders, in testa nelle intenzioni di voto per le elezioni dell’anno prossimo. Anche Wilders la vede come Farage: “Penso che la conseguenza sarà che altri paesi come il mio, i Paesi Bassi, dove la maggioranza vuole una ‘Nexit’ o almeno un referendum su una possibile ‘Nexit’, seguiranno. Cercherò di ottenere lo stesso risultato nei Paesi bassi il prossimo anno”.

Un altro Partito della libertà, stavolta in Austria, ma altrettanto euroscettico, per poco non è riuscito a far eleggere a presidente il suo candidato, Norbert Hofer, qualche settimana fa. Uno dei principali bersagli della campagna elettorale era stata proprio l’Unione europea.

Anche in Francia la presidente del Fronte Nazionale, in lizza per le presidenziali del duemiladiciassette, punta alla “Frexit”, e promette così di seguire l’esempio dei britannici se sarà eletta: “Per il mio paese, la Francia, m’impegno a condurlo sulla strada della libertà, che è anche l’unica strada verso la grandezza. Viva le nazioni libere, viva il Regno Unito e viva la Francia”.

Il rischio, insomma, è concreto. Ora la palla è nel campo delle istituzioni europee, che dovranno decidere che cosa concedere e quali richieste respingere nei negoziati con Londra.

Ian Bond, del Centre for European Reform, commenta: “Molto dipende da che cosa accadrà al Regno Unito. L’importante è non dare l’impressione che sia tutto facile. Penso che l’approccio alla Boris Johnson, che vuole la botte piena e la moglie ubriaca, non l’avrà vinta. I leader europei gli diranno: avete una scelta, è una scelta fra due opzioni, e basta”.

Il rischio altrimenti è che possano farsi tentare anche paesi che finora hanno in gran parte ignorato le pressioni degli euroscettici. Come la Svezia, dove la popolazione è divisa sulla possibilità di lasciare o meno l’Unione. O la Danimarca, dove un partito anti-Europa sta raccogliendo firme per il referendum.

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