L'economic outlook dell'organizzazione chiede ai governi di investire su istruzione e infrastrutture, approfittando dei bassi tassi di interesse.
Gli investimenti restano al palo, i consumatori alla finestra in attesa di tempi migliori. In più rallentano alcune economie emergenti e quelle mature non hanno ripreso a correre.
Ne deriva una crescita mondiale per il 2016 che, secondo l’Ocse, si attesterà al 3%, sui livelli dell’anno passato. Gli Stati Uniti cresceranno dell’1,8%, il Regno Unito dell’1,7%, l’Eurozona dell’1,6 per cento. L’Italia accelererà appena, con un +1% annuo, destinato a salire all’1,4% nel 2017.
Anno nel quale l’Organizzazione mondiale per la cooperazione e lo sviluppo non si attende molto di meglio.
“Si prevede che la crescita globale migliori leggermente nel 2017, al 3,3 per cento. Inoltre, questo miglioramento dipende dal fatto che vengano evitati rischi come la Brexit o crolli finanziari nei mercati emergenti” ha affermato il direttore generale Angel Gurria.
L’Ocse si iscrive nel nutrito elenco degli attori economici che vedono grossi rischi sia per il Regno Unito che per l’Europa da un addio della prima al mercato comune.
Palla subito colta al balzo dal premier britannico David Cameron:
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==OECD is right to warn leaving Europe would have “negative consequences” for our economy. That means lost jobs and higher prices. #StrongerIn
— David Cameron (@David_Cameron) June 1, 2016
Nel suo outlook economico, l’organizzazione chiama i governi mondiali a “un’azione collettiva”. Principalmente investendo in istruzione e infrastrutture, approfittando anche dei tassi di interesse ai minimi storici, come dice la capoeconomista Catherine L. Mann.
All’Italia in particolare è richiesto di “ridurre in modo permanente i contributi per lo Stato sociale, specialmente quelli sui bassi salari, insieme ad efficaci politiche sul mercato del lavoro, e allo spostamento dell’onere fiscale verso consumo e proprietà immobiliare, basandosi su valori catastali aggiornati”.
Non proprio quanto accaduto con la cancellazione delle imposte sulla prima casa. Secondo l’Ocse, però, “ciò porrebbe le basi per una crescita più forte ed equa”.
Inoltre, nel capitolo dedicato al nostro Paese, si legge che la disoccupazione in Italia continuerà a calare, dall’11,9% nel 2015 all’11,3% nel 2016 e al 10,8% nel 2017, ma “bisogna fare di più per aumentare produttività e inclusione”.
Capitolo finanziario: secondo l’Ocse gli investimenti in Italia potrebbero aver finalmente invertito la tendenza e ripreso a crescere, ma “i limiti nell’offerta di credito bancario, insieme all’incertezza sulle future condizioni della domanda, impediscono una ripresa più forte”. È di vitale importanza “creare un mercato secondario per i prestiti in sofferenza e migliorare i bilanci
delle banche”, cose sulle quali “il governo si sta già impegnando”.