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Oltre cento curdi uccisi dalla repressione del governo turco

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Oltre cento curdi sono stati uccisi nel corso di una vasta operazione militare durata quattro giorni nel Sud-est della Turchia. Soldati, poliziotti

Oltre cento curdi sono stati uccisi nel corso di una vasta operazione militare durata quattro giorni nel Sud-est della Turchia.
Soldati, poliziotti e aviazione hanno colpito obiettivi del Pkk, che Ankara considera un gruppo terroristico.
I turchi stanno bombardando costantemente le postazioni del partito dei curdi.
Cizre e Silopi sono le due città della provincia di Sirnak prese di mira.
“I nostri cittadini possono stare tranquilli – ha detto il premier turco Ahmet Davutoglu – . Il terrore è il nemico della vita e il governo ha il dovere di proteggere la popolazione. Il nostro compito primario è di garantire la sicurezza”.
Dal 2 dicembre il pugno di ferro turco sta strangolando le città kurde: a Diyarbakir il coprifuoco anche diurno è stato indetto nel quartiere di Sur dopo l’omicidio di Tahir Elci, presidente dell’Ordine degli Avvocati e noto attivista politico.
Circa 5mila manifestanti sono scesi in piazza. La polizia turca ha represso le proteste con idranti e lacrimogeni.

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