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Il papa nomina il "genocidio" armeno, Ankara convoca l'ambasciatore vaticano

Il papa nomina il "genocidio" armeno, Ankara convoca l'ambasciatore vaticano
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Non si è fatta attendere la reazione della Turchia alle parole del papa, che stamattina ha usato il termine “genocidio” riferendosi al massacro degli armeni del 1915-17. L’ambasciatore del Vaticano ad Ankara è stato convocato al ministero degli esteri, dove gli è stato espresso “disappunto” per le parole del pontefice.

Per i turchi il genocidio è una ferita. La gente fa fatica a parlarne. Non puoi dire che è successo, e non puoi dire che non è successo.

Parole che sono prese molto sul serio dai cittadini comuni in Turchia, e fanno male, rileva una residente di Istanbul: “Per i turchi il genocidio è una ferita. Ogni volta che lo si nomina, accade qualcosa di brutto. La gente fa fatica a parlarne. Non puoi dire che è successo, e non puoi dire che non è successo. Io penso che sia successo. Ci sono documenti storici che lo provano. Sì, c‘è stato un massacro, da entrambi i lati. Lo testimoniano moltissime fonti risalenti ai tempi di Atatürk”.

Un suo concittadino appare offeso: “A dire il vero, non mi piace che un grande rappresentante di una religione con molti seguaci usi la parola ‘genocidio’ – dice. – Perché ‘genocidio’ è un’accusa grave. La Turchia respinge l’idea di un genocidio, è un fatto. E la respingo anch’io. Penso che abbia sbagliato”,

È la prima volta che la parola, riferita agli armeni, viene pronunciata pubblicamente da un pontefice, in un contesto solenne. L’occasione è stata la messa per il centenario delle deportazioni di massa, a San Pietro.

L’uso del termine è controverso perché secondo Ankara non ci sarebbe stata volontà di eliminare un popolo, e i massacri e le deportazioni sarebbero da inquadrare all’interno del contesto della prima guerra mondiale.

Anche sul numero delle vittime non c‘è accordo: per la maggior parte degli storici, e per gli armeni, tra il 1915 e il 1917 sarebbero state uccise un milione e mezzo di persone, per la Turchia fra i 300 e i 500 mila armeni e altrettanti turchi.