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Tunisia a caccia di investitori e partnership nell'Ue

Tunisia a caccia di investitori e partnership nell'Ue
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Convincere investitori e turisti a tornare in Tunisia. Questo uno degli obiettivi della missione europea di Mehdi Jomaa, capo del governo tunisino. Euronews lo ha incontrato a Bruxelles.

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Charles Salamé, Euronews: Lei è a Bruxelles, il presidente della repubblica è in Africa, il presidente dell’assemblea costituzionale è in Francia, e lei, prima di arrivare qui, ha effettuato una visita a Berlino. Tutti i dirigenti politici tunisini sono all’estero. Perché?

Mehdi Jomaa: Siamo in una fase in cui occorre far conoscere ciò che sta avvenendo in Tunisia. Abbiamo attraversato momenti difficili ed è essenziale dare l’immagine di una Tunisia dinamica, di una nuova Tunisia, una Tunisia che sta trovando la propria stabilità e che può tornare ad accogliere investitori e turisti. Inoltre, vogliamo spiegare il nostro punto di vista su quello che sta accadendo nella regione.

Euronews: Ha avuto modo di incontrare la cancelliera tedesca, Angela Merkel. E’ vero che ha chiesto alla Germania di aiutarvi a difendere i confini tunisini dagli attacchi terroristici e dalle influenze che provengono dalla Libia?

Mehdi Jomaa: La Germania ha un’esperienza significativa nell’attività di monitoraggio e controllo delle frontiere. Oggi in Tunisia abbiamo bisogno di queste competenze e la Germania è uno dei partner con cui abbiano iniziato a discuterne. Ma non parliamo solo di questo.

Euronews: Si tratta di un rafforzamento logistico?

Mehdi Jomaa: E’ un rafforzamento tecnico. Si parla di materiali, di tecniche, di conoscenza, di metodologie di lavoro. Abbiamo un capitale umano che può essere formato per gestire qualunque tecnica. Ed è in questa direzione che collaboriamo con la Germania. Ma lo facciamo anche con altri Paesi amici.

Euronews: Vi fanno paura le influenze integraliste che provengono dalla Libia?

Mehdi Jomaa: Per usare un’immagine, direi che oggi la Tunisia è come una casa in ristrutturazione. Si procede in modo talvolta difficile, ma siamo su una strada che porta sicuramente verso il progresso. E, per restare nella similitudine, è come se la casa del vicino prendesse fuoco. Dobbiamo difendere la nostra casa, impedendo alle fiamme di propagarsi, e dobbiamo anche metterci a disposizione dei nostri fratelli libici per aiutarli a spegnere l’incendio. La nostra non è paura. E’ la ragione a suggerire che ci sono dei problemi. Ci sono focolai di tensione. E abbiamo il dovere di proteggerci efficacemente, di fare tutto il necessario per difenderci da questo pericolo.

Euronews: Lei parla di incendio. Ma l’incendio non è soltanto in Libia, è anche un po’ più lontano dai vostri confini: in Iraq, in Siria. Diversi integralisti tunisini sono andati a combattere in Siria. Oggi a che punto siamo? Siete riusciti a fermare questa jihad?

Mehdi Jomaa: Abbiamo fatto molti sforzi, da diversi mesi a questa parte, per fermare questo fenomeno. Oggi è certamente diminuito, ma in Siria ci sono ancora dei combattenti tunisini, come altri di altre nazionalità. E ci si rende conto dell’entità del problema proprio a causa del numero delle nazionalità coinvolte. Stiamo collaborando con i nostri vicini e i Paesi amici nel tentativo di contrastare questa piaga e di difenderci. Prima ho parlato di focolai di tensione. E’ da qui che deriva l’importanza di sostenere l’esperienza tunisina, affinché abbia successo e possa offrire migliori prospettive ai giovani. E’ fondamentale che questa esperienza tunisina abbia un esito positivo.

Euronews: Avete aperto un ufficio amministrativo per i tunisini in Siria. Perché non un’ambasciata?

Mehdi Jomaa: Le cose si fanno in ordine di priorità. Oggi, la prima necessità è fornire sostegno ai connazionali che vivono in Siria. E’ un dovere dello Stato. E credo che sia la nostra priorità.

Euronews: Ma questi cittadini tunisini non vivono nelle regioni controllate dal governo siriano.

Mehdi Jomaa: Vivono dappertutto. In Siria avvertiamo una domanda da parte dei nostri connazionali e noi sentiamo di avere l’obbligo di fornire quei servizi che ogni Stato dovrebbe garantire ai propri cittadini.

Euronews: Cosa ne pensate dell’attuale crisi in Iraq, come Paese arabo?

Mehdi Jomaa: Mi pare che non ci sia differenza. Si dice che la situazione sia molto critica. Direi che è anche pericolosa. Abbiamo desiderato e continuiamo a desiderare che l’Iraq, che ha un ruolo di peso nella storia araba, possa trovare una stabilità. Oggi non è così. La situazione è complessa e bisogna che ognuno contribuisca, con i mezzi di cui dispone, a stabilizzare le cose. Quel che è certo è che speriamo realmente che questo Paese fratello, che è l’Iraq, possa trovare la pace e la stabilità.

Euronews: Parliamo di turismo in Tunisia.

Mehdi Jomaa: Faccio notare che, nonostante la rivoluzione e nonostante l’immagine che si è diffusa di una certa tensione, non ci sono state conseguenze per i turisti, nemmeno al culmine della crisi. E oggi posso garantire che, nelle vie di Tunisi, si vive normalmente, si comincia ad approfittare un po’ di più del clima mite e della dolcezza della vita tunisina. Facciamo tutto il necessario per far tornare i turisti, capiamo il loro attendismo, ma è tempo di ricominciare a visitare la Tunisia. Li aspettiamo e sappiamo che potranno trovare tutto il piacere che hanno sempre gustato in questo Paese. E’ una questione di immagine e questo viaggio in Europa ha anche il fine di diffondere un messaggio rassicurante e di invitare i nostri amici europei a venire in Tunisia.

Euronews: L’ultima domanda riguarda le prossime elezioni presidenziali e legislative in Tunisia. C‘è la richiesta di eleggere un presidente che abbia consenso unanime. Lei è d’accordo?

Mehdi Jomaa: Il mio ruolo è importante, devo offrire gli elementi e le condizioni affinché le elezioni si svolgano nelle condizioni migliori. Il ruolo dei partiti politici è di trovare la formula più adatta, con il sistema della coalizione, per scegliere il presidente che possa meglio rappresentare i tunisini e creare consenso. Quindi non voglio entrare in questo dibattito. Preferisco limitarmi a compiere la mia missione, senza interferire in questioni che non mi riguardano direttamente.

Euronews: Lei non è candidato alla presidenza della Repubblica?

Mehdi Jomaa: No, non sono candidato. Sono deciso a portare a termine l’ultima tappa del processo democratico e mi concentro su questo. Spero, con l’aiuto di tutti, che la missione abbia successo. Per me, oggi, è la cosa più importante.

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